Dal 10 aprile 2026 è disponibile in tutte le librerie il nuovo libro di Anna Luisa Pignatelli: “Il letto cinese”, edito Fazi Editore.
Siamo nell’Italia degli anni di piombo, dove tutto sembra dover cambiare da un momento all’altro, ma dove in fin dei conti ogni cosa rimane uguale. Due generazioni si ritrovano a confronto nella vita di tutti i giorni: da una parte troviamo un professore stimato, esperto di sinologia, totalmente dedito alla carriera tanto da farla diventare il suo unico punto di riferimento nella vita; dall’altra suo nipote: uno studente liceale idealista, che si affaccia alla vita con tutta l’utopia e il romanticismo tipici dei giovani.
I due sembrano non avere nulla in comune, e probabilmente è così. L’unico interesse in comune è l’Impero Cinese, di cui lo zio è massimo esperto e mentore in materia del nipote. Il giovane, infatti, è il suo assistente: è lui che batte a macchina il testo che poi diverrà libro dello zio, sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing.
Non sono sicura che il ragazzo sia davvero entusiasta di questo lavoro, ma è certo che nelle vicende dell’imperatrice madre Tzu Hsi e del sovrano Kuang Hsu, troverà forti parallelismi con la sua vita e quello dello zio ritrovandosi quasi sconcertato quando scoprirà che il legame parentale che li lega non è così forte come sperava.
Il ragazzo capirà molto presto che lo zio è solo un narcisista, egoista, più interessato all’apparenza che alla sostanza e per questo rimasto solo nella vita. Quell’uomo che ha amato, adorato, quasi venerato, e poi odiato, lo sorprenderà ancora una volta quando la vita cambierà le sue carte in tavola senza preavviso.
Quando tutto sembra perduto, o totalmente compreso, una nuova lezione fa capolino: l’eredità non è solo un fattore materiale, ma vive anche negli insegnamenti appresi.
Nipote e zio sono totalmente opposti, prima di tutto nel carattere: despota il primo, succube il secondo e difatti le loro discussioni sono quasi inesistenti, perché consapevoli che non potrebbero portare a niente. Si sceglie l’opzione passiva-aggressiva ma è anche in questa capacità che entrambi crescono. O meglio, almeno il giovane perché il racconto è totalmente dal suo punto di vista.
Attraverso l’esempio negativo dello zio che ha scelto sempre e solo sé stesso, o comunque il buon nome della famiglia, il nipote impara a essere ciò che non vorrebbe mai diventare, ad amare la vita e tutte le persone soprattutto se differenti da come la società le vuole.
Aspira a diventare libero, o a pensarsi tale, ma è proprio ricercando quella libertà che tocca con mano l’amore che lo zio ha provato per lui, anche se non lo ha mai dimostrato come avrebbe voluto.
Leggere un libro della Pignatelli è come addentrarsi in una lunghissima poesia: i sentimenti sono così netti e ben descritti che ci viene facile addentrarci nella storia e nell’animo dei personaggi, comprendendo ogni loro dolore e sospendendo il giudizio per ogni loro scelta.
In più nel libro è spiegato allo stesso modo chiaro e incisivo gli aspetti più importanti della cultura e dell’imperialismo cinese, il che porta il lettore a comprendere molto di più di una società che qui in Occidente sembra lontana anni luce.
Un romanzo che ho letto con piacere, e con lo stesso piacere ho voluto promuovere consigliandolo a tutte le persone che so amano leggere.
È leggero e profondo allo stesso tempo, drammatico e ironico, pieno di pace e di rabbia: insomma, racchiude tutta la vita in meno di duecento pagine.
Consigliato a chi ama i romanzi formativi, di crescita, che descrivono pienamente le relazioni e a chi ama conoscere nuovi aspetti delle culture, o a chi è appassionato di sinologia.
Personalmente ho conosciuto l’autrice con la lettura de “Il campo di Gosto”, quindi per me è stato piacevole immergermi nuovamente nel suo stile, nella sua penna e nel suo mondo emotivo.
Con questo romanzo, la Pignatelli si conferma come autrice che sa dare ottimi insegnamenti quando descrive le relazioni interpersonali, questa volta entrando nell’amore, e forse anche odio, che lega zio e nipote.
Con questo romanzo, la Pignatelli si conferma come autrice che sa dare ottimi insegnamenti quando descrive le relazioni interpersonali, questa volta entrando nell’amore, e forse anche odio, che lega zio e nipote.
«Entrando in quell’alcova d’altri tempi, quel giorno mi dicesti: “La corrispondenza la vedremo dopo”. Odiavi quell’incombenza, che per anni avevi lasciato sbrigare alla Wang. Ora le lettere che ricevevi giacevano intonse sulla scrivania, sotto i due falli di giada e lo stiletto ben affilato che usavi per aprirle.»
Siamo nell’Italia degli anni di piombo, dove tutto sembra dover cambiare da un momento all’altro, ma dove in fin dei conti ogni cosa rimane uguale. Due generazioni si ritrovano a confronto nella vita di tutti i giorni: da una parte troviamo un professore stimato, esperto di sinologia, totalmente dedito alla carriera tanto da farla diventare il suo unico punto di riferimento nella vita; dall’altra suo nipote: uno studente liceale idealista, che si affaccia alla vita con tutta l’utopia e il romanticismo tipici dei giovani.
I due sembrano non avere nulla in comune, e probabilmente è così. L’unico interesse in comune è l’Impero Cinese, di cui lo zio è massimo esperto e mentore in materia del nipote. Il giovane, infatti, è il suo assistente: è lui che batte a macchina il testo che poi diverrà libro dello zio, sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing.
Non sono sicura che il ragazzo sia davvero entusiasta di questo lavoro, ma è certo che nelle vicende dell’imperatrice madre Tzu Hsi e del sovrano Kuang Hsu, troverà forti parallelismi con la sua vita e quello dello zio ritrovandosi quasi sconcertato quando scoprirà che il legame parentale che li lega non è così forte come sperava.
Il ragazzo capirà molto presto che lo zio è solo un narcisista, egoista, più interessato all’apparenza che alla sostanza e per questo rimasto solo nella vita. Quell’uomo che ha amato, adorato, quasi venerato, e poi odiato, lo sorprenderà ancora una volta quando la vita cambierà le sue carte in tavola senza preavviso.
Quando tutto sembra perduto, o totalmente compreso, una nuova lezione fa capolino: l’eredità non è solo un fattore materiale, ma vive anche negli insegnamenti appresi.
Nipote e zio sono totalmente opposti, prima di tutto nel carattere: despota il primo, succube il secondo e difatti le loro discussioni sono quasi inesistenti, perché consapevoli che non potrebbero portare a niente. Si sceglie l’opzione passiva-aggressiva ma è anche in questa capacità che entrambi crescono. O meglio, almeno il giovane perché il racconto è totalmente dal suo punto di vista.
Attraverso l’esempio negativo dello zio che ha scelto sempre e solo sé stesso, o comunque il buon nome della famiglia, il nipote impara a essere ciò che non vorrebbe mai diventare, ad amare la vita e tutte le persone soprattutto se differenti da come la società le vuole.
Aspira a diventare libero, o a pensarsi tale, ma è proprio ricercando quella libertà che tocca con mano l’amore che lo zio ha provato per lui, anche se non lo ha mai dimostrato come avrebbe voluto.
Leggere un libro della Pignatelli è come addentrarsi in una lunghissima poesia: i sentimenti sono così netti e ben descritti che ci viene facile addentrarci nella storia e nell’animo dei personaggi, comprendendo ogni loro dolore e sospendendo il giudizio per ogni loro scelta.
In più nel libro è spiegato allo stesso modo chiaro e incisivo gli aspetti più importanti della cultura e dell’imperialismo cinese, il che porta il lettore a comprendere molto di più di una società che qui in Occidente sembra lontana anni luce.
Un romanzo che ho letto con piacere, e con lo stesso piacere ho voluto promuovere consigliandolo a tutte le persone che so amano leggere.
È leggero e profondo allo stesso tempo, drammatico e ironico, pieno di pace e di rabbia: insomma, racchiude tutta la vita in meno di duecento pagine.
Consigliato a chi ama i romanzi formativi, di crescita, che descrivono pienamente le relazioni e a chi ama conoscere nuovi aspetti delle culture, o a chi è appassionato di sinologia.

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