Re Carlo III si è davvero sudato il titolo di monarca britannico: dal lavaggio in pubblica piazza dei suoi panni matrimoniali, alla lunga attesa prima di poter indossare la Corona, l’attuale re del Regno Unito ha portato sulle sue spalle un’eredità complessa ben prima di salire al trono.
Non parlo solo del grande peso che nessuno degli eredi preme davvero per ottenere, ma anche quello aggiunto dal carico emotivo e familiare.
Fin da bambino il suo percorso è stato segnato da una vita di doveri e aspettative che, contrariamente al suo carattere sensibile e profondo, lo hanno reso un ragazzo prima e un uomo poi piuttosto riservato e solitario.
Non parlo solo del grande peso che nessuno degli eredi preme davvero per ottenere, ma anche quello aggiunto dal carico emotivo e familiare.
Fin da bambino il suo percorso è stato segnato da una vita di doveri e aspettative che, contrariamente al suo carattere sensibile e profondo, lo hanno reso un ragazzo prima e un uomo poi piuttosto riservato e solitario.
Nato il 14 novembre 1948, a neanche quattro anni diventa già primo erede al trono. Questo ha segnato per lui un’infanzia piuttosto difficile: lontano dai genitori per i continui impegni di Stato, il bambino Carlo è cresciuto per lo più sotto la supervisione della tata e della nonna, la Regina Madre. Nei rari momenti in cui i genitori stavano con lui a Palazzo, il principe Filippo era piuttosto duro con il suo primogenito, che si sentiva costantemente sotto pressione. La scusa, all’epoca, era che Carlo doveva conformarsi al ruolo che gli sarebbe spettato un giorno.
A soli otto anni è il protagonista della Storia: è il primo erede al trono a frequentare la scuola fuori le mura del Palazzo. Viene iscritto alla Hill House di Londra e successivamente frequenta il collegio Gordonstoun, in Scozia, frequentato anche ai tempi dal padre. Quest’ultima scuola, di stampo militare, fu piuttosto dura per Carlo, sia per la rigidità causata da una severa disciplina a cui dovevano sottostare tutti gli studenti, sia dagli atti di bullismo con i suoi compagni più grandi.
Il suo carattere, ancora molto sensibile e abbastanza timido, lo rese più isolato, visto che non poteva confidarsi con molte persone della sua cerchia. Persino il prozio Louis Mountbatten era dalla parte di Filippo: Carlo avrebbe dovuto farsi le ossa in quel modo per poter un giorno governare in modo retto e consapevole.
Nonostante tutto la lunga attesa come erede, che lo ha fatto diventare l’erede che ha atteso più a lungo nella storia moderna britannica, rimanendo dietro alla madre per circa settant’anni, ha avuto un ruolo fondamentale sulle scelte attuali da lui proposte.
La grande sensibilità è stata virata verso tematiche profonde, come l’aiuto concreto per le classi meno abbienti, per i giovani emarginati, per la cura dell’ambiente, l’architettura e l’arte. Ha supportato campagne che permettevano ai ragazzi di studiare o iniziare i primi anni di lavoro in caso scegliessero la via di un’attività in proprio.
Come primo erede a discendere da entrambe le parti dalla regina Vittoria, Carlo III ha in sé un dna niente male dal punto di vista monarchico e dinastico.
Così al momento della sua incoronazione non solo stava prendendo il posto di una madre amata in tutto il mondo, quale la Regina Elisabetta II, ma anche di un’antenata di altrettanto spessore quale la regina Vittoria. Quest’ultima di così tanto valore che ancora nessun erede ha osato mettere alle bambine il primo nome della prima “Windsor”.
A questo si aggiunge il passato privato di Carlo che, pur non volendo, è stato gettato in pubblica piazza. Così lontano e allo stesso tempo così vicino dalle figure femminili sopracitate: è vero che né Elisabetta II, né Vittoria hanno mai spiattellato nulla del privato dandoci l’immagine dei lunghi matrimoni devoti e fedeli, è anche vero che allo stesso modo Carlo ha amato un’unica donna nella sua vita: Camilla, ora giustamente Regina consorte.
Ovviamente non potrà mai competere con il regno della madre, il più longevo della storia Britannica, ma è anche vero che Carlo III è e sicuramente continuerà a essere determinante come spartiacque tra il vecchio modo di fare monarchia e il nuovo, che spetterà un giorno a William. E forse dovremmo iniziare a chiederci se anche William sarà in grado di portare lo stesso peso a lungo tenuto dal padre…

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