Se il Capodanno nell’inconscio collettivo ci porta il desiderio di iniziare un nuovo ciclo, di far mostrare al mondo una nuova visione di noi, il periodo della Pasqua ci spinge a voler ricominciare. Non è una sensazione di cambiamento, ma di ripartenza, simboleggiata proprio dal ritorno della primavera dopo il lungo inverno.
È il periodo in cui cade la festività il momento in cui ci sentiamo motivati a voler ritrovare il nostro senso più profondo di appartenenza. L’esterno riflette ciò che abbiamo dentro, così, quando vediamo il lento ritorno alla vita della natura con i suoi alberi che fioriscono, le giornate che si allungano e i piccoli animaletti che saltano fuori dal letargo, ci ricordiamo che tutto finisce, anche i periodi più bui e possiamo così ricominciare a vivere nella luce.
Per l’essere umano è fondamentale organizzare la propria vita in cicli: giorno e notte, stagioni, nascita e morte… Se storicamente vediamo il tempo come una linea retta del passato e futuro, osservandolo meglio notiamo come sia un susseguirsi, un vero e proprio movimento che ritorna sempre su sé stesso. I latini presero la parola “cyclus” dal greco “kýklos” che significa proprio “cerchio”, “giro”, “ruota”.
Come abbiamo già detto negli articoli dedicati al Capodanno, in ogni epoca le culture hanno creato feste e rituali per segnare i passaggi come modo per dare forma allo scorrere del tempo e ricordare che dopo ogni fase di chiusura, ne arriva un’altra di apertura.
Così quando l’inverno giunge al termine e inizia a essere evidente il rinnovamento della natura, si avvia uno dei momenti più simbolici dell’anno perché il nostro sguardo intercetta immediatamente il cambiamento. È impossibile, infatti, camminare per Roma a fine febbraio e non accorgersi dei prati che si tingono di bianco per lo sbocciare delle margherite. Ogni bocciolo risalta così tanto agli occhi che io e Gianluca ci siamo accorti dell’inizio della primavera nello stesso giorno, pur stando distanti chilometri (io a Roma Sud, lui a Roma Nord).
Non è solo la natura a rendersi visibile, ma anche la luce che torna a occupare più spazio durante le nostre giornate. È sempre da metà febbraio che tiriamo un sospiro di sollievo quando notiamo che alle sei del pomeriggio possiamo ancora passeggiare nella luce del sole, seppure fioca. Questo cambiamento l’ho visto sempre con una mia amica, nello stesso giorno, e anche qui a più chilometri di distanza: io a Roma, lei in vicino Crema.
La luce influenza il nostro ritmo biologico, il modo in cui dormiamo, il livello di energia che percepiamo durante il giorno. Le giornate più lunghe con la presenza del sole sempre maggiore, tendono a rendere l’ambiente più vitale e di conseguenza è anche il nostro umore a cambiare.
Proprio come Lorelai Gilmore sentiva l’odore di neve prima che questa cadesse dal cielo, così io mi ritrovo a sentire l’odore della primavera fin dal suo primissimo arrivo, a volte anche a gennaio, se parte con largo anticipo. Se da un lato trovo l’accorciarsi delle giornate come qualcosa di sicuro (mi sento sempre un animaletto che ricerca il letargo con l’inoltrarsi dell’autunno), anche se introspettiva, è con la primavera e l’estate che ho il mio picco di socialità. Sono molto introversa, ma in questi mesi più caldi non ho più i soliti problemi a uscire fuori da me.
Senza entrare nel significato religioso della festa, in quanto non è il contesto adatto, i simboli della Pasqua stessa ci parlano di rinascita e trasformazione. L’uovo rappresenta la vita che prende forma, qualcosa che esiste ancora nascosto ma che presto emergerà. Ecco perché spesso viene rappresentato anche con un pulcino appena uscito dal guscio.
Il colore prevalente, il giallo, rappresenta sia la luce che torna dopo un lungo periodo di buio, sia l’energia vitale, il risveglio.
È il periodo in cui cade la festività il momento in cui ci sentiamo motivati a voler ritrovare il nostro senso più profondo di appartenenza. L’esterno riflette ciò che abbiamo dentro, così, quando vediamo il lento ritorno alla vita della natura con i suoi alberi che fioriscono, le giornate che si allungano e i piccoli animaletti che saltano fuori dal letargo, ci ricordiamo che tutto finisce, anche i periodi più bui e possiamo così ricominciare a vivere nella luce.
Per l’essere umano è fondamentale organizzare la propria vita in cicli: giorno e notte, stagioni, nascita e morte… Se storicamente vediamo il tempo come una linea retta del passato e futuro, osservandolo meglio notiamo come sia un susseguirsi, un vero e proprio movimento che ritorna sempre su sé stesso. I latini presero la parola “cyclus” dal greco “kýklos” che significa proprio “cerchio”, “giro”, “ruota”.
Come abbiamo già detto negli articoli dedicati al Capodanno, in ogni epoca le culture hanno creato feste e rituali per segnare i passaggi come modo per dare forma allo scorrere del tempo e ricordare che dopo ogni fase di chiusura, ne arriva un’altra di apertura.
Così quando l’inverno giunge al termine e inizia a essere evidente il rinnovamento della natura, si avvia uno dei momenti più simbolici dell’anno perché il nostro sguardo intercetta immediatamente il cambiamento. È impossibile, infatti, camminare per Roma a fine febbraio e non accorgersi dei prati che si tingono di bianco per lo sbocciare delle margherite. Ogni bocciolo risalta così tanto agli occhi che io e Gianluca ci siamo accorti dell’inizio della primavera nello stesso giorno, pur stando distanti chilometri (io a Roma Sud, lui a Roma Nord).
Non è solo la natura a rendersi visibile, ma anche la luce che torna a occupare più spazio durante le nostre giornate. È sempre da metà febbraio che tiriamo un sospiro di sollievo quando notiamo che alle sei del pomeriggio possiamo ancora passeggiare nella luce del sole, seppure fioca. Questo cambiamento l’ho visto sempre con una mia amica, nello stesso giorno, e anche qui a più chilometri di distanza: io a Roma, lei in vicino Crema.
La luce influenza il nostro ritmo biologico, il modo in cui dormiamo, il livello di energia che percepiamo durante il giorno. Le giornate più lunghe con la presenza del sole sempre maggiore, tendono a rendere l’ambiente più vitale e di conseguenza è anche il nostro umore a cambiare.
Proprio come Lorelai Gilmore sentiva l’odore di neve prima che questa cadesse dal cielo, così io mi ritrovo a sentire l’odore della primavera fin dal suo primissimo arrivo, a volte anche a gennaio, se parte con largo anticipo. Se da un lato trovo l’accorciarsi delle giornate come qualcosa di sicuro (mi sento sempre un animaletto che ricerca il letargo con l’inoltrarsi dell’autunno), anche se introspettiva, è con la primavera e l’estate che ho il mio picco di socialità. Sono molto introversa, ma in questi mesi più caldi non ho più i soliti problemi a uscire fuori da me.
Senza entrare nel significato religioso della festa, in quanto non è il contesto adatto, i simboli della Pasqua stessa ci parlano di rinascita e trasformazione. L’uovo rappresenta la vita che prende forma, qualcosa che esiste ancora nascosto ma che presto emergerà. Ecco perché spesso viene rappresentato anche con un pulcino appena uscito dal guscio.
Il colore prevalente, il giallo, rappresenta sia la luce che torna dopo un lungo periodo di buio, sia l’energia vitale, il risveglio.

Nessun commento:
Posta un commento