Io amo stare a casa. Se a oggi, che posso lavorare in smartworking senza problemi, dovesse tornare il periodo del lockdown me lo godrei h24 senza nessuna esitazione.
Che sia un ambiente costruito appositamente per avere un legame autentico con il nostro Io, che sia una semplice vetrina decorativa, o addirittura un posto adibito solo alle funzioni più basiche per sopravvivere – come mangiare, andare in bagno e dormire – la psicologia ambientale parla chiaro: il luogo in cui viviamo ha una forte influenza sui comportamenti, sulle emozioni e quindi sul benessere psicologico. Gli studi dimostrano che chi sente la propria casa come riflesso del sé ha livelli più alti di soddisfazione e minori livelli di stress. Sul primo posso confermare, sul secondo personalmente ho i miei dubbi.
Con questo non voglio dire che la casa debba essere per forza bella o alla moda, anzi. Ognuno ha il suo stile, i suoi gusti in fatto di colori, ma anche la sua preferenza in eventuali odori da utilizzare, e sui gusti personali non metto mai bocca. Parlo proprio di disposizione delle stanze, dei mobili, di cosa viene manifestato. Di chi all’ingresso ha una libreria ricolma, o di chi preferisce un piccolo disimpegno con corridoi che dividono la zona giorno dalla zona notte. I primi dimostrano più voglia di ascoltare, farsi raccontare; i secondi uno spiccato senso di interiorità e di voglia di privacy.
Per non parlare degli oggetti: da dove arrivano? Sono presi dai viaggi personali o di altri? Possono manifestare un interesse verso le altre culture e mentalità; chi invece ama circondarsi di oggetti ereditati o più vintage ha un forte senso di appartenenza con le proprie origini o radici.
Le case molto ordinate trasmettono una particolare cura di sé, quelle disordinate un caos interiore, non sempre negativo, o può essere anche sintomo di eccentricità o ancora di una mente eclettica.
Chi espone tante foto ama ricordare il passato, chi invece ne ha poche o per niente, vive più nel presente. E che dire di quelle che hanno i giochi di bambini ovunque? Sicuramente testimoniano gioia, divertimento e… molta pazienza.
Che sia ricca di oggetti, o abbia più uno stile minimalista ciò non toglie il fondamento essenziale per ogni luogo che si abita: la pulizia, l’organizzazione e la manutenzione. Ambienti sporchi, poco efficienti o con danni visibili fanno intendere una poca cura di sé delle persone che le abitano. Questo potrebbe essere un campanello di allarme perché si sta vivendo – intendo a lungo termine, non per un breve periodo dove tutti noi possiamo essere impegnati, malati, o semplicemente in modalità vacanza – senza ascoltare le proprie esigenze emotive e/o funzionali. Con un piccolo sforzo per mantenere il tutto nei limiti della decenza, possiamo fare del bene anche alla nostra anima partendo proprio dalla cura casalinga.
Giorno di riposo nel mio caso significa: “giorno in cui non esco di casa per nessuna ragione al mondo”, non importa se passo sei, otto ore al pc a lavorare o a giocare a The Sims. Se resto a casa, per me è riposo.
Allo stesso modo, tornando proprio il gioco, ho notato che lo stesso faccio fare ai miei Sim. Hanno tutti una vita attiva, gli adolescenti si diplomano in anticipo, hanno storie d’amore, tanti amici; poi crescono, si sposano, fanno figli, raggiungono l’apice della carriera… il tutto rimanendo il più possibile a casa.
Mi pare abbastanza ovvio, quindi, che vedo la casa come l’estensione del nostro sé e forse è per questo che una delle mie passioni è entrare a casa degli altri, vederne lo stile, cosa viene esposto maggiormente, e come vengono disposti i mobili o i soprammobili. Follia? Semplice essere pettegola? Probabilmente. Ma al solito, fatemi pensare di essere più profonda di così.
Allo stesso modo, tornando proprio il gioco, ho notato che lo stesso faccio fare ai miei Sim. Hanno tutti una vita attiva, gli adolescenti si diplomano in anticipo, hanno storie d’amore, tanti amici; poi crescono, si sposano, fanno figli, raggiungono l’apice della carriera… il tutto rimanendo il più possibile a casa.
Mi pare abbastanza ovvio, quindi, che vedo la casa come l’estensione del nostro sé e forse è per questo che una delle mie passioni è entrare a casa degli altri, vederne lo stile, cosa viene esposto maggiormente, e come vengono disposti i mobili o i soprammobili. Follia? Semplice essere pettegola? Probabilmente. Ma al solito, fatemi pensare di essere più profonda di così.
“L’ambiente non è mai neutro: ogni scelta abitativa, consapevole o meno, ci accompagna nella costruzione del nostro mondo interiore.”
- J.J. Zeisel
Che sia un ambiente costruito appositamente per avere un legame autentico con il nostro Io, che sia una semplice vetrina decorativa, o addirittura un posto adibito solo alle funzioni più basiche per sopravvivere – come mangiare, andare in bagno e dormire – la psicologia ambientale parla chiaro: il luogo in cui viviamo ha una forte influenza sui comportamenti, sulle emozioni e quindi sul benessere psicologico. Gli studi dimostrano che chi sente la propria casa come riflesso del sé ha livelli più alti di soddisfazione e minori livelli di stress. Sul primo posso confermare, sul secondo personalmente ho i miei dubbi.
Con questo non voglio dire che la casa debba essere per forza bella o alla moda, anzi. Ognuno ha il suo stile, i suoi gusti in fatto di colori, ma anche la sua preferenza in eventuali odori da utilizzare, e sui gusti personali non metto mai bocca. Parlo proprio di disposizione delle stanze, dei mobili, di cosa viene manifestato. Di chi all’ingresso ha una libreria ricolma, o di chi preferisce un piccolo disimpegno con corridoi che dividono la zona giorno dalla zona notte. I primi dimostrano più voglia di ascoltare, farsi raccontare; i secondi uno spiccato senso di interiorità e di voglia di privacy.
Per non parlare degli oggetti: da dove arrivano? Sono presi dai viaggi personali o di altri? Possono manifestare un interesse verso le altre culture e mentalità; chi invece ama circondarsi di oggetti ereditati o più vintage ha un forte senso di appartenenza con le proprie origini o radici.
Le case molto ordinate trasmettono una particolare cura di sé, quelle disordinate un caos interiore, non sempre negativo, o può essere anche sintomo di eccentricità o ancora di una mente eclettica.
Chi espone tante foto ama ricordare il passato, chi invece ne ha poche o per niente, vive più nel presente. E che dire di quelle che hanno i giochi di bambini ovunque? Sicuramente testimoniano gioia, divertimento e… molta pazienza.
Che sia ricca di oggetti, o abbia più uno stile minimalista ciò non toglie il fondamento essenziale per ogni luogo che si abita: la pulizia, l’organizzazione e la manutenzione. Ambienti sporchi, poco efficienti o con danni visibili fanno intendere una poca cura di sé delle persone che le abitano. Questo potrebbe essere un campanello di allarme perché si sta vivendo – intendo a lungo termine, non per un breve periodo dove tutti noi possiamo essere impegnati, malati, o semplicemente in modalità vacanza – senza ascoltare le proprie esigenze emotive e/o funzionali. Con un piccolo sforzo per mantenere il tutto nei limiti della decenza, possiamo fare del bene anche alla nostra anima partendo proprio dalla cura casalinga.

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