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| Immagine creata con ChatGPT |
Se c’è una categoria di persone che non sopporto sono le vittime. Stare male e ostentare il dolore, senza fare nulla per cambiare la situazione, ma solo per essere compatiti è proprio qualcosa che urta il mio sistema nervoso e che mi fa allontanare all’istante da qualcuno.Nel corso della mia vita ho notato come le persone facciano del dolore la loro identità, credendosi vive o comunque in pace con loro stesse solo se soffrono, solo se si mettono in situazioni che possono poi strumentalizzare rendendosi vittime degli eventi.
Quando qualcuno viene da me a lamentarsi rispondo sempre: “Sei sicuro di volerne parlare con me? Perché io non ascolto passiva, ti do le carte per cambiare, se poi non le utilizzi non starò più a perdere tempo dietro di te”. Nuda, cruda, veritiera, ma è una mia autodifesa per tutte le volte che sono stata una crocerossina emotiva.
Questo articolo è quindi dedicato a tutte quelle persone che trovano benessere nel rifugiarsi negli altri quando stanno male, e anche per tutte quelle persone che si fanno carico dei problemi altrui senza avere il coraggio di tagliare i ponti.
Partiamo da una domanda: perché facciamo così fatica a lasciare andare ciò che ci fa stare male?