mercoledì 7 ottobre 2026

#TheBeatles: Your Mother Should Know

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Lo ammetto: “Magical Mystery Tour” (1967) è l’LP dei Beatles che ascolto meno ma perché è al mio secondo posto come preferenza e nell’insieme è un concetto così unico che non voglio rovinarmelo con molti ascolti, per non farmelo diventare banale
.

Tra i brani presenti, come quinta traccia, c’è anche “Your Mother Should Know”: una canzone che parla, come si può intuire già dal titolo, di conflitto generazionale.

Scritto e composto principalmente da Paul McCartney (ma al solito accreditato alla coppia Lennon/McCartney), il brano dalla durata di appena due minuti e mezzo, richiama il music hall britannico, con un andamento volutamente rétro che si avvicina, almeno per l’atmosfera, a un altro grande brano di McCartney: “When I’m Sixty-Four”.
Abbandoniamo proprio l’idea psichedelica di Sgt. Pepper’s, almeno un po’, e addentriamoci in quell’idea del passato, nella tradizione britannica del mondo dello spettacolo.

martedì 6 ottobre 2026

#Arte: Nell’Harem, di Frederick Arthur Bridgman

Immagine creata con ChatGPT. 
Non rispecchia l'opera di cui si
parla
Ormai sapete che prendo ispirazione su cosa scrivere a seconda del dipinto che mi appresto a colorare grazie all’app che utilizzo
.

Qualche giorno fa è toccato a “Nell’Harem”, di Frederick Arthur Bridgman (1847-1928), opera che l’artista ha realizzato nel 1894, nel pieno della sua maturità.
Allievo del maestro Jean-Léon Gérôme, si discosta da lui in tutto e per tutto, dando il via a uno stile così ben caratterizzato da divenire ben presto unico e riconoscibile.

Bridgman, pittore americano, era già molto conosciuto al tempo e tenuto in grande considerazione nella corrente dell’Orientalismo, con questa opera – visibile a questo link – si consacra del tutto, forse anche perché dimostra all’Occidente che l’harem non è proprio il luogo che ci si immagina.

lunedì 5 ottobre 2026

#Anime: Il piano nella foresta

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Mi sono ufficialmente sbloccata e ora posso guardare anime di questi tempi, seppur con un po’ di lentezza, visto il poco tempo a disposizione. Oggi voglio parlarvi de “Il piano nella foresta” (titolo originale: “Piano no mori – The perfect world of KAI”)
.

La prima versione del manga, scritto e disegnato da Makoto Isshiki, è uscita per la casa editrice giapponese Kōdasha nel 1998 per concludersi nel 2015. Già nel 2007, però, è uscito il film con lo stesso titolo in italiano, diretto da Masayuki Kojima.
L’anime è prodotto dallo studio Gaina ed è stato trasmesso in Giappone per la NHK nella primavera del 2018, mentre nell’autunno dello stesso anno è approdato anche su Netflix.

Con sole due stagioni e ventiquattro episodi in totale, l’anime mi ha davvero commossa, facendomi empatizzare moltissimo con i personaggi e il loro amore per la musica.

venerdì 2 ottobre 2026

#StorieRomane: Trinità dei Monti

Foto di Gabriella Care Marino 
su Unsplash
Prima di iniziare questo articolo vorrei dire a tutti gli italiani: mi dispiace, non lo sapevo
.

Trinità dei Monti è uno di quei luoghi che volente o nolente vedo più volte all’anno. Più del Colosseo e di qualsiasi luogo romano, perché tra una passeggiata e un impegno di lavoro, mi ritrovo sempre lì.
Ci sono stata anche ultimamente (sto scrivendo il 27 aprile 2026, non so quando pubblicherò l’articolo) con i miei soliti amici americani e, quando mi hanno chiesto quale fosse la storia dietro Trinità dei Monti, perché su 4Muses non c’è, ecco che ho deciso di rispondere loro con un articolo. Della serie: meglio tardi che mai.

Trinità dei Monti è sempre stata un punto di incontro nella politica e nell’arte europea. Ma lo sapevate che è nata come legame tra Roma e… la monarchia francese? Ripeto, raga, mi dispiace.

giovedì 1 ottobre 2026

#RoyalFamily: Gli hobby della Corona britannica

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Troppo spesso vediamo la famiglia reale come un organismo di cerimonie, parate e discorsi istituzionali
. Appartengono a gradini più alti delle celebrities e sicuramente al gradino più alto di qualsiasi altro personaggio pubblico.
La verità nuda e cruda, però, è che ogni membro della famiglia reale è un essere umano proprio come noi e proprio come noi ha i suoi interessi e le sue passioni che possono essere anche lontane dagli obblighi pubblici.

Proprio come accade a noi comuni mortali, le attività che amano davvero fare rivelano molto più della loro passione. Non sono segreti di Stato, ma vengono – a mio avviso – troppo poco condivisi, forse per non rischiare di umanizzare troppo chi dovremmo vedere come simboli astratti di stato, The Crown docet.
Quindi, ho deciso di parlarne oggi.

mercoledì 30 settembre 2026

#Pensieri: A volte la nostalgia non riguarda una persona

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È capitato a tutti noi di interrompere amicizie, relazioni. Quando qualcuno ci ferisce è cosa buona e giusta prendere le distanze, perdonare, sì, ma non necessariamente continuare a vivere con quella persona accanto a noi.

Personalmente tendo a chiudere i rapporti alla prima mancanza di fiducia, pur lasciando uno spiraglio sempre aperto. Chiunque mi ha ferito può tornare quando vuole, con rarissime eccezioni per le quali la mia porta rimane sigillata. Per i secondi non provo mai nessun tipo di nostalgia, per i primi… beh, per quanto mi riguarda mi sono ritrovata spesso con il telefono in mano pronta a comporre un messaggio da inviare loro.

Se mi sono sempre bloccata è perché mi sono posta una domanda: mi manca veramente quella persona, o piuttosto mi manca la me di quando l’avevo accanto? Le esperienze avute insieme? Le chiacchierate, le risate, o semplicemente quel momento della mia vita?

martedì 29 settembre 2026

#Musica: L’eredità di Amy Winehouse

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Ricordo ancora quel 23 luglio 2011, quando i media lanciarono la notizia della morte di Amy Winehouse
. Ricordo che presi il telefono per messaggiare un’amica che non sentivo da anni, ma sua grandissima fan al punto che ho sentito la necessità di starle accanto.

Che piaccia ancora o no, Amy Winehouse ha avuto uno stile ancora oggi unico e indiscusso, con il timbro inconfondibile e un’altissima capacità di emozionare perché è la sua voce a diventare una vera e propria confessione del turbamento interiore.
Per Amy il canto è sempre stato lo specchio dell’anima, ed è stata capace di trasformarlo anche in una grandiosa performance.

In un mondo che stava cominciando a divenire come quello di adesso, dove nessuno può permettersi il lusso di sbagliare, di avere sbavature, la voce della Winehouse raschiava, era vulnerabile ma allo stesso tempo forte e potente. Sapeva essere arma di guarigione per tutte le ferite dell’anima. In questo 2026, dove sembra che per le donne cantanti sia più importante puntare sul mostrare il corpo e ballare, non so quanto ci si sarebbe trovata bene...