“46” è il nuovo singolo di Grace, per Red&Blue Music Relations, distribuito da ADA Music Italy e disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in torazione radiofonica dal 24 aprile 2026. Il brano colpisce per onestà e coraggio. Al centro del racconto c’è la lotta contro i disturbi alimentari e il superamento di una relazione violenta e manipolatoria. Il titolo richiama il punto più basso toccato dall’artista, quel peso sulla bilancia che oggi diventa il simbolo di una battaglia vinta. Con una melodia pop raffinata, Grace esorcizza i suoi demoni, trasformando le cicatrici del passato in una forza creativa straordinaria.
Il primo motivo che spinge i giovani alle dipendenze o ai reati per poter così provare una qualsiasi emozione intensa, è la noia. Da deformazione professionale, almeno originaria, riprendo sempre i genitori quando sgridano i bambini se li vedono annoiati su un divano, senza fare nulla. Siamo – come generazione – abituati a pensare che la noia sia qualcosa da evitare a ogni costo, quindi iscriviamo i pargoletti a ogni corso possibile e immaginabile, tenendoli occupati sette giorni su sette. Ebbene, la psicologia e le neuroscienze non sono proprio d’accordo: la noia non è un difetto da correggere, ma un segnale interno prezioso e una risorsa per il benessere mentale e creativo.
Vincitore del Premio Bancarella 2024, “Il cognome delle donne”, romanzo esordio di Aurora Tamigio, mantiene la promessa di chiunque decida di comprarlo incuriosito dall’onorificenza attribuita. Ormai lo sapete quanto amo i romanzi famliari, ne ho letti forse a centinaia, eppure questo ha un sapore tutto diverso, perché non è incentrato sulle dinamiche relazionali o sul sottofondo storico, bensì sulla forza delle donne protagoniste, senza per questo dover vedere nell’uomo il nemico da cui tenersi alla larga. Sono quattro le generazioni che da Rosa a Marinella attraversano il romanzo e ci portano alla conclusione che l’unico modo per portare il cambiamento nella nostra vita è cambiare noi per primi.
Attraversiamo la storia dagli anni Venti agli anni Ottanta del Novecento, in una voglia matta di non finire mai la lettura e di volerne sempre di più.
Sono una di quelle persone che ferma non ci sa stare. Non concepisco l’idea di “andare in ferie”, o di stare un giorno senza lavorare, e dato che nella mia realtà il lavoro è scrivere, leggere, fare ricerche… mi è davvero difficile passare del tempo ferma anche solo mentalmente. Se, però, nella cultura contemporanea la produttività è spesso vista come un valore assoluto (più si lavora, più si è qualcuno), fortunatamente questo pensiero non mi ha mai attraversata, perché non è solo fuorviante ma può avere conseguenze psicologiche e sociali profonde.
Torno a parlare di un altro dipinto, conosciuto sempre colorando con la mia app passatempo che ormai è diventata fondamentale nei miei momenti di relax, anche se la vista ne risente un po’.
Oggi vediamo insieme “Ritratto di Elisabeth Ledere”, opera a olio su tela di Gustav Klimt (1862-1918), realizzata tra il 1914 e il 1916 e quindi facente parte della produzione matura dell’artista austro-ungarico. La tela, di formato verticale – 180,4 cm x 130,5 cm circa – rappresenta la figura della giovane in piedi, e quindi è una delle poche opere dell’artista raffiguranti un soggetto per intero, vestita con un tipico abito a fattura cinese.
Nei giorni 25 e 26 aprile lo spazio CremonaFiere ha ospitato ancora una volta il Japan Show, due giorni di full immersion nella cultura giapponese e nelle innumerevoli arti che dall’Oriente arrivano per affascinarci.
Nella stessa area si trovavano anche l’Italian Koi Expo, dedicato all’esposizione delle carpe koi, varietà ornamentali e “addomesticate” della comune carpa sviluppate in Cina durante la dinastia Jin, e il Tattoo Japan Show, un’area interamente dedicata ai tatuaggi, soprattutto in stile giapponese, anime e manga.
Oggi parliamo di un brano forse meno conosciuto dei Beatles: “You Like Me Too Much”, presente nell’album “Help!” del 1965, e composto da George Harrison. Non è questo il motivo per cui è così di nicchia, anzi. Personalmente preferisco le canzoni di Harrison e questa non è da meno, semplicemente il brano non è mai stato suonato dal vivo né dalla band, né da George quando ha iniziato la sua carriera da solista. Al momento in cui è stata pubblicata, “You Like Me Too Much” è la terza canzone firmata George Harrison: prima abbiamo “Don’t Bother Me” e “I Need You”.