mercoledì 17 giugno 2026

#TheBeatles: I Will

Piccolo consiglio: se state in viaggio con degli amici e volete mettere una canzone ciascuno a rotazione, chi sceglie i Beatles dovrebbe averne due a disposizione, data la loro breve durata. Un esempio lampante è proprio “I Will”, brano pubblicato il 22 novembre 1968 nell’album “The Beatles” o, come è più comunemente conosciuto, il “White Album”.


In un solo minuto e quarantasei secondi, il brano è decisamente “minimalista”, ma con un testo che riesce a rimanere profondo seppur semplice e delicato. 
Scritto da Paul McCartney – e al solito accreditato alla coppia Lennon/McCartney – il beatle romantico per eccellenza, il brano lancia il messaggio dell’amore universale e non a caso è il brano preferito da Paul stesso.
 

martedì 16 giugno 2026

#Metafisica: Quando il pensiero esiste prima di te

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.


- Genesi 1, 1-3

Ormai anni fa mi sono ritrovata a fare questo pensiero: la Creazione è avvenuta grazie alla Parola o al Pensiero di Dio? Da Genesi sappiamo che il tutto si è creato dalla Parola, dal dire di Dio “Sia la luce”, ma in un certo senso, Dio ha parlato senza pensare, o prima ha pensato?
Senza rischiare una scomunica, questa domanda mi ha accompagnata per giorni fino a giungere alla conclusione che Dio deve aver necessariamente pensato, anche solo un millesimo di secondo (anche se per Lui il tempo non esiste) prima di parlare. Quindi la Creazione, l’intero Universo, sono nati prima dal Pensiero di Dio.

Se, quindi, Dio pensa prima di agire, quanto più lo facciamo – o almeno dovremmo fare – noi? E da dove nascono i pensieri? Quando pensiamo siamo già noi, o sono idee che arrivano da qualcos’altro? Provo a rispondere prendendo in considerazione l’idea di pensiero dei maggiori filosofi.  

lunedì 15 giugno 2026

#Lifestyle: Come cambia la creatività quando impari a dire di no

Quando non si ha uno stipendio fisso, quando le entrate e le opportunità dipendono dal proprio saper fare e come fare, può essere normale e spontaneo pensare che dire sì a tutto sia l’unico modo per assicurarsi stabilità e rendersi professionali agli occhi degli altri
.

Questo modo di pensare mi ha portata a lungo a non avere giorni liberi e ad andare in attacchi di panico ogni volta che, anche se a causa della febbre, non lavoravo.

Solo negli ultimi due anni ho capito che rifiutare richieste, alcuni eventi, evitare di intrattenere ogni rapporto a forza non equivaleva a immettersi nella via del fallimento, ma al contrario, questo ha dato spazio all’aumento della mia abilità creativa. Per esempio, non riesco a scrivere un racconto o un capitolo del libro se so che dopo dure ore dovrò interrompermi. Per mettermi al lavoro devo avere la certezza che per le prossime otto ore non verrò interrotta da nulla.

Indipendentemente dal lavoro o dallo stile di vita che si conduce, se si ha una mentalità creativa bisogna imparare a dire no

venerdì 12 giugno 2026

#Costume&Società: Come le generazioni Z e Boomer si raccontano sui social

Non sono per niente rancorosa e vendicativa, ecco perché mi ritrovo qui, ora, a parlare del modo in cui le generazioni Z e Boomer si approcciano ai social
. E lo faccio dopo aver visto dei video in cui noi Millennial veniamo brutalmente presi in giro per la nostra ironia e il nostro modo di fare.


Sì, è vero, noi Millennial viviamo la realtà arresi, grazie ai nostri millemila traumi irrisolti. Siamo cresciuti con un’educazione emotiva pari a zero, senza conoscere la differenza tra bullismo e ironia, imparando a nascondere il dolore nel silenzio o nel divertimento sconsiderato. Insomma, stiamo nel mezzo tra chi parla sempre e solo di salute mentale, buonismo, perbenismo perché guai a far del male agli altri anche senza accorgersene (Gen Z) e chi fa della propria stronzaggine un vanto, ricordando che sono cresciuti a pane, acqua e scappellotti eppure non hanno proprio nulla di sbagliato, a parte aver reso invivibile un pianeta, ma questo non vuol dire niente visto che palesemente il male non esiste, è solo un complotto dei poteri forti! Svegliah! (Boomer)

Chi può, quindi, essere giudice imparziale tra queste due generazioni così opposte eppure così uguali nei loro estremismi se non noi Millennial, rei di nascondere i propri calzini neanche fossero pizzini con cui si vuole pagare chissà chi per archiviare un caso di omicidio? 

giovedì 11 giugno 2026

#Intervista: Neraprile

Il 22 maggio è uscito in radio, sulle piattaforme digitali e in tutti i digital stores “SNS” (Maninalto!), il nuovo singolo della band milanese Neraprile.


Con un sound che intreccia elettronica, pop e atmosfere dark, “SNS” conduce l’ascoltatore in un viaggio intenso tra luce e oscurità, desideri e paure. Il brano racconta una realtà sospesa, dove il valore della vita si manifesta nelle scelte più piccole ma decisive, trasformando l’esperienza quotidiana in una riflessione profonda sull’esistenza.

Attraverso una produzione evocativa e una forte componente emotiva, “SNS” affronta il tema della fragilità umana e della ricerca di significato in un universo in continua trasformazione. Una canzone che invita a confrontarsi con il caos, con le proprie inquietudini e con quella consapevolezza che spesso nasce proprio nei momenti più difficili.

Con “SNS”, i Neraprile confermano la propria identità artistica, fatta di sonorità contemporanee, tensione emotiva e ricerca introspettiva, consolidando un percorso musicale capace di unire impatto sonoro e profondità narrativa.

mercoledì 10 giugno 2026

#Cinema&SerieTv: Malcolm: Che vita!

Chi è Millennial come me ha sicuramente visto e molto probabilmente amato la serie tv statunitense Malcolm in the middle, andata in onda dal 2000 al 2006
.


Malcolm (Frankie Muniz) è il figlio terzogenito di Hal (Bryan Cranston) e Lois (Jane Kaczmarek). A inizio serie ha due fratelli più grandi: Francis (Christopher Masterson), che trascorre gli ultimi anni del liceo in una scuola militare, e Reese (Justin Berfield); e uno più piccolo, Dewey (Erik Per Sullivan). 

La serie mostra la vita quotidiana di una normalissima famiglia americana di inizi anni Duemila e appassiona fin da subito proprio con la sua verità nuda e cruda.

Non c’è un episodio che annoia: con cinque figli maschi che spaziano dalle scuole elementari al liceo, la famiglia di Malcolm (di cui non sappiamo il cognome) vive cercando di rimanere a galla dai tantissimi problemi della vita.  

martedì 9 giugno 2026

#Libri: Clementina

Mi ripeto qui sul blog dicendo che le saghe famigliari, soprattutto se ambientate nel ventesimo secolo, sono il mio genere preferito insieme ai thriller
. Quando, poi, i personaggi sono realmente esistiti, ecco che la lettura si fa per me più appassionante, divoro ogni pagina, per immedesimarmi completamente nella vicenda ed entrare a far parte di quella famiglia che altrimenti non avrei mai avuto modo di conoscere.


È quanto mi è accaduto con “Clementina”, l’esordio letterario di Giuliana Salvi, che racconta la vita della sua bisnonna in un libro che emoziona proprio perché reale, seppur con qualche giusto accorgimento a favore della trama.