lunedì 27 aprile 2026

#Libri: Nate dalla tempesta

Una grande lettura, quella del romanzo di Alessia Coppola: “Nate dalla tempesta”, disponibile dal 21 aprile 2026 per Fazi Editore.


Sarà che sono di parte, visto che oltre al thriller il mio genere preferito è quello delle saghe familiari, proprio come in questo caso. Ma devo ammettere che il piacere scaturito dalla lettura va oltre l
amore per il genere, perché raramente ho letto un libro così intenso, bello, poetico e che mi ha fatta piangere per minuti interi mentre leggevo.
  
«Lei erediterà la maledizione di mia madre, sarà una masciara».
«Perché lo dici?».
«Perché negli occhi ha un fuoco che ho visto solo in quelli di Nilde. Le sue sorelle temono il buio, ma lei no, non ha paura di niente».

Siamo nel Salento, nei primi del Novecento. Cosma Guadalupi, durante una notte di tempesta, perde suo marito e dopo qualche mese, proprio mentre un’altra tempesta impazza fuori le mura del casolare che da secoli appartiene alla famiglia, viene al mondo l’ultima figlia: Minerva, chiamata da tutti Mina.
Dai capelli oscuri come la notte, la piccola sembra essere molto lontana dal carattere delle sorelle e di Cosma, che rivede in lei proprio la figura dalla quale ha sempre voluto prendere distanze: la madre – e quindi nonna della bambina – Nilde. Quest’ultima è conosciuta da tutto il paese come la masciara: nel folklore popolare del sud Italia una strega in grado di guarire, benedire ma anche maledire e condannare gli altri. Il suo potere sembra provenire da un’antenata: Almuneda che con una sorta di maledizione scaturita non si sa come, ha condannato alcune delle donne sue eredi.
Mina sembra non avere paura di nulla, neanche della notte e del buio più profondo, per questo cresce in solitudine, allontanata sia dalle sorelle che dalla stessa madre. Solo quando sarà più grande avrà il coraggio di incontrare la nonna e con lei imparare, in maniera più consapevole e giusta, a domare il suo potere.
Grazie a un legame profondo con il mare, Mina incontra Vincenzo Malerba. I due si innamorano, decidono di sposarsi e avere una famiglia. Ma la maledizione di Almuneda, scombina ancora una volta le carte in tavola.
Sarà Rosa, l’ultimogenita di Mina e Vincenzo, a prendere in mano la propria vita e a liberare una volta per tutte la famiglia dalla condanna che l’affligge da secoli. Ma come?

Ovviamente non lo dirò, per non fare spoiler.

Scrivere saghe familiari non è per niente facile, perché oltre a dare vita a numerosi personaggi, bisogna anche fare i conti con i loro traumi, sogni, desideri inespressi e passare tutto ciò alle generazioni successive. Va quindi un grande plauso ad Alessia Coppola che è riuscita a portare alla luce tutti i personaggi, anche la stessa Almuneda della quale non sappiamo nei dettagli la storia, rendendoli veri, interessanti, profondi.
Nessun bianco o nero nei loro caratteri, ma ogni sfumatura di colore che riesce a renderli vivi e coerenti. Amiamo anche i loro difetti, così che nella lettura ci viene facile tifare per loro, sostenerli, arrabbiarci quando non si comportano come vorremmo e disperarci quando il loro dolore supera i confini di ciò che potremmo sopportare.

La scrittura della Coppola è profonda, poetica, attenta ai dettagli e ai sentimenti. Le donne sono certamente le grandi protagoniste di questo romanzo, ma gli uomini che le accompagnano hanno un forte ascendente su di loro, rendendole migliori e aiutandole ad andare oltre il loro mondo conosciuto.

Un libro consigliatissimo a chi ama il genere, ma anche a chi vorrebbe iniziarne l’approccio. Ripercorrere il passato del nostro Novecento può essere un insegnamento utile a molti, io stessa ho rivisto nel romanzo tanti dei racconti fatti dalle mie nonne. 
Attenzione solo ai molti momenti angst: io personalmente adoro il genere, ma so che non tutti riuscirebbero a starci dietro.

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