Ci avete mai fatto caso che Pasquetta è come se fosse un giorno replica di Pasqua? Non parlo, ovviamente, dal punto di vista cattolico, ma dei suoi festeggiamenti.
Fin da bambina ho visto Pasquaepasquetta come un giorno unico, un po’ come la Vigilia e Natale, un loop infinito dove si mangia, si sta con chi si ama, possibilmente fuori dalla propria città.
Crescendo Pasqua è diventata “stare in famiglia”, mentre Pasquetta si è trasformata in “quello che non sono riuscita a fare a Pasqua”.
Pasqua ha la sua tovaglia dai toni pastello, i segnaposto con i pulcini appena usciti dal guscio, l’abito floreale, Pasquetta è tutta improvvisazione.
L’importante è uscire, ma dove? Sicuramente a casa di quell’amico con giardino, che magari ha anche il barbecue, perché metti che piove, allora poi possiamo stare dentro. E se l’amico non è disponibile, allora perché non andare in spiaggia, al mare, in uno di quegli stabilimenti liberi ma che ha poi lo spazio per mangiare al coperto perché, se poi piove, mica possiamo tornare in macchina di corsa. Sì, ma non tutti gli stabilimenti sono già aperti a inizio aprile, allora che ci importa? Chiediamo casa a quell’amico che ne ha una al Circeo, o a Santa Marinella, così se piove noi possiamo rientrare senza problemi. (Si è capito che la mia unica ansia di Pasquetta è la pioggia?)
E che prepariamo? Che mangiamo? Non si sa, qualcosa ci verrà in mente tra gli avanzi in frigo e le prime cose che troviamo.
Sì, perché dopotutto Pasquetta meno è perfetta, meno è organizzata, più ci dà un senso di libertà, leggerezza. È proprio per questo che alla Pasqua preferisco sempre il giorno successivo, forse da quando da bambina nel mio paese del cuore Poggetello, la Pasquetta svegliò me e i miei cugini con mezzo metro di neve.
Niente imperativismo per questo giorno che tendiamo a festeggiare senza pensarci troppo, eppure se mi volto indietro mi ricordo di quasi tutte le Pasquette, capendo che il modo in cui le ho passate è sempre stato segnato dall’inaspettato.
Pasquetta non ha alcuna aspettativa: se la sera prima di Pasqua prepariamo la colazione e la casa per ricevere amici e parenti, Pasquetta vuole solo sapere dove andare, senza chiedere nulla di più.
Mentre scrivo, però, mi sto accorgendo che questo potrebbe valere solo per me, quindi riformulo meglio il tutto, pensando a questo articolo come una categoria Pensieri con il tema: quello che Pasquetta mi ha insegnato nei miei trentasette anni di vita.
Mentre scrivo, però, mi sto accorgendo che questo potrebbe valere solo per me, quindi riformulo meglio il tutto, pensando a questo articolo come una categoria Pensieri con il tema: quello che Pasquetta mi ha insegnato nei miei trentasette anni di vita.
Fin da bambina ho visto Pasquaepasquetta come un giorno unico, un po’ come la Vigilia e Natale, un loop infinito dove si mangia, si sta con chi si ama, possibilmente fuori dalla propria città.
Crescendo Pasqua è diventata “stare in famiglia”, mentre Pasquetta si è trasformata in “quello che non sono riuscita a fare a Pasqua”.
Pasqua ha la sua tovaglia dai toni pastello, i segnaposto con i pulcini appena usciti dal guscio, l’abito floreale, Pasquetta è tutta improvvisazione.
L’importante è uscire, ma dove? Sicuramente a casa di quell’amico con giardino, che magari ha anche il barbecue, perché metti che piove, allora poi possiamo stare dentro. E se l’amico non è disponibile, allora perché non andare in spiaggia, al mare, in uno di quegli stabilimenti liberi ma che ha poi lo spazio per mangiare al coperto perché, se poi piove, mica possiamo tornare in macchina di corsa. Sì, ma non tutti gli stabilimenti sono già aperti a inizio aprile, allora che ci importa? Chiediamo casa a quell’amico che ne ha una al Circeo, o a Santa Marinella, così se piove noi possiamo rientrare senza problemi. (Si è capito che la mia unica ansia di Pasquetta è la pioggia?)
E che prepariamo? Che mangiamo? Non si sa, qualcosa ci verrà in mente tra gli avanzi in frigo e le prime cose che troviamo.
Sì, perché dopotutto Pasquetta meno è perfetta, meno è organizzata, più ci dà un senso di libertà, leggerezza. È proprio per questo che alla Pasqua preferisco sempre il giorno successivo, forse da quando da bambina nel mio paese del cuore Poggetello, la Pasquetta svegliò me e i miei cugini con mezzo metro di neve.
Niente imperativismo per questo giorno che tendiamo a festeggiare senza pensarci troppo, eppure se mi volto indietro mi ricordo di quasi tutte le Pasquette, capendo che il modo in cui le ho passate è sempre stato segnato dall’inaspettato.

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