Chi è Millennial come me ha sicuramente visto e molto probabilmente amato la serie tv statunitense Malcolm in the middle, andata in onda dal 2000 al 2006.
Malcolm (Frankie Muniz) è il figlio terzogenito di Hal (Bryan Cranston) e Lois (Jane Kaczmarek). A inizio serie ha due fratelli più grandi: Francis (Christopher Masterson), che trascorre gli ultimi anni del liceo in una scuola militare, e Reese (Justin Berfield); e uno più piccolo, Dewey (Erik Per Sullivan).
La serie mostra la vita quotidiana di una normalissima famiglia americana di inizi anni Duemila e appassiona fin da subito proprio con la sua verità nuda e cruda.
Non c’è un episodio che annoia: con cinque figli maschi che spaziano dalle scuole elementari al liceo, la famiglia di Malcolm (di cui non sappiamo il cognome) vive cercando di rimanere a galla dai tantissimi problemi della vita.
Malcolm (Frankie Muniz) è il figlio terzogenito di Hal (Bryan Cranston) e Lois (Jane Kaczmarek). A inizio serie ha due fratelli più grandi: Francis (Christopher Masterson), che trascorre gli ultimi anni del liceo in una scuola militare, e Reese (Justin Berfield); e uno più piccolo, Dewey (Erik Per Sullivan).
La serie mostra la vita quotidiana di una normalissima famiglia americana di inizi anni Duemila e appassiona fin da subito proprio con la sua verità nuda e cruda.
Non c’è un episodio che annoia: con cinque figli maschi che spaziano dalle scuole elementari al liceo, la famiglia di Malcolm (di cui non sappiamo il cognome) vive cercando di rimanere a galla dai tantissimi problemi della vita.
Francis è stato spedito dai genitori in una scuola militare per tentare di sedare il suo lato ribelle che, a loro detta, rischiava di contagiare anche i fratelli più piccoli. Reese rimane degno testimone, ma con meno furbizia e intelligenza del fratello maggiore, riesce comunque a rendere le sue idee decisamente insane ma poco pericolose, in confronto. Malcolm, che ha un quoziente intellettivo di 165 risultando a tutti gli effetti un genio, si sente estraneo alla sua famiglia, come se non vi appartenesse davvero. In realtà ne fa parte alla grandissima. E infine c’è il piccolo Dewey che, di natura dolce e sensibile, viene forse ignorato il più delle volte.
Il tutto è mostrato dal punto di vista di Malcolm che, abbattendo la terza parete, ci fa entrare direttamente nella sua mente.
A fine quarta stagione nasce Jamie (James e Lukas Rodrigues), che viene presto viziato dall’intera famiglia. Ancora, nell’episodio finale della serie, Lois scopre di essere nuovamente incinta, ma non sapremo se avrà realizzato il suo sogno di avere almeno una femmina, almeno fino al 2026.
Sì, perché ho voluto parlare davvero superficialmente della serie originale per concentrarmi meglio sull’ultima stagione, trasmessa su Disney+ e Hulu.
Composta da soli quattro episodi, vediamo la famiglia… di Malcolm alle prese con il mondo moderno.
Mantenendo il cast originario – a parte per Dewey, ora interpretato da Caleb Ellsworth-Clark perché Erik Per Sullivan ha deciso di abbandonare la recitazione; e per Jamie, ora interpretato da Anthony Timpano – alla famiglia si aggiunge Kelly (Vaughan Murrae), ultima figlia… non binaria. Personalmente ho apprezzato tantissimo la scelta, non tanto per il politicamente corretto, ma perché è totalmente in linea con le passate sette stagioni: sia perché Lois sembra bramare per una femmina e avere solo maschi, sia perché, come accennato, il sesso biologico di Kelly è stato avvolto nel mistero per circa vent’anni, ed è giusto, a mio avviso, continuare su questa linea.
Si aggiunge anche la figlia di Malcolm: Leah (Keeley Karsten) che, come il padre, anche lei abbatte la quarta parete, facendoci entrare nella sua mente.
Sono d’accordo con chiunque sostenga che “Malcolm: Che vita!” sia il miglior sequel tra tutti quelli mai fatti. Mi ha emozionata e fatta ridere, mi ha fatto venire voglia di riguardare ogni puntata in lingua originale… ma c’è anche da ammettere un’altra cosa. Se, secondo me, la serie originale può essere apprezzata anche dalle nuove generazioni che tanto provano malinconia per anni che mai hanno vissuto, il sequel al contrario può sembrare carico di cliché sulla vecchia comicità, soprattutto nelle puntate finali.
Oltre a questo, comunque, le puntate scorrono con leggerezza. Ritrovare tutti i ragazzi ora uomini mi ha scaldato il cuore, e mi ha avvicinata a loro. Essendo una loro coetanea, è stato facile immedesimarsi in ogni scenario della loro vita.
Una serie certamente consigliata per tutti!

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