Non sono per niente rancorosa e vendicativa, ecco perché mi ritrovo qui, ora, a parlare del modo in cui le generazioni Z e Boomer si approcciano ai social. E lo faccio dopo aver visto dei video in cui noi Millennial veniamo brutalmente presi in giro per la nostra ironia e il nostro modo di fare.
Sì, è vero, noi Millennial viviamo la realtà arresi, grazie ai nostri millemila traumi irrisolti. Siamo cresciuti con un’educazione emotiva pari a zero, senza conoscere la differenza tra bullismo e ironia, imparando a nascondere il dolore nel silenzio o nel divertimento sconsiderato. Insomma, stiamo nel mezzo tra chi parla sempre e solo di salute mentale, buonismo, perbenismo perché guai a far del male agli altri anche senza accorgersene (Gen Z) e chi fa della propria stronzaggine un vanto, ricordando che sono cresciuti a pane, acqua e scappellotti eppure non hanno proprio nulla di sbagliato, a parte aver reso invivibile un pianeta, ma questo non vuol dire niente visto che palesemente il male non esiste, è solo un complotto dei poteri forti! Svegliah! (Boomer)
Chi può, quindi, essere giudice imparziale tra queste due generazioni così opposte eppure così uguali nei loro estremismi se non noi Millennial, rei di nascondere i propri calzini neanche fossero pizzini con cui si vuole pagare chissà chi per archiviare un caso di omicidio?
Sì, è vero, noi Millennial viviamo la realtà arresi, grazie ai nostri millemila traumi irrisolti. Siamo cresciuti con un’educazione emotiva pari a zero, senza conoscere la differenza tra bullismo e ironia, imparando a nascondere il dolore nel silenzio o nel divertimento sconsiderato. Insomma, stiamo nel mezzo tra chi parla sempre e solo di salute mentale, buonismo, perbenismo perché guai a far del male agli altri anche senza accorgersene (Gen Z) e chi fa della propria stronzaggine un vanto, ricordando che sono cresciuti a pane, acqua e scappellotti eppure non hanno proprio nulla di sbagliato, a parte aver reso invivibile un pianeta, ma questo non vuol dire niente visto che palesemente il male non esiste, è solo un complotto dei poteri forti! Svegliah! (Boomer)
Chi può, quindi, essere giudice imparziale tra queste due generazioni così opposte eppure così uguali nei loro estremismi se non noi Millennial, rei di nascondere i propri calzini neanche fossero pizzini con cui si vuole pagare chissà chi per archiviare un caso di omicidio?
Trovo alquanto affascinante seguire reel, post o video di queste due generazioni che hanno invaso internet, mentre noi Millennial guardiamo sentendoci costantemente inquietati dall’uno e dell’altro.
Diciamolo senza problemi: i Boomer hanno scoperto Internet quando era ormai per loro troppo tardi. Siamo cresciuti con le loro raccomandazioni: “Non parlare con gli sconosciuti”, “Non dare mai a nessuno la tua via di casa”, “Non condividere troppo di te con chi non conosci”, per poi ritrovarli a dare i buongiornissimo con foto dal proprio balcone, in cui come sfondo si riconosce la via, accettare tutto l’accettabile perché altrimenti non posso scoprire a che verdura appartengo e dare i soldi a Mariuccia, cugina di ottavo grado di nostra nonna che ha problemi economici e vuole una mano dalla sua famiglia.
Non abbiamo fatto in tempo a educare i nostri genitori, che ecco imbatterci nella Gen Z dell’omologazione, del vestirsi tutti uguali, del pensarla tutti uguali, dell’attaccare la voce fuori dal coro senza argomentazioni valide, del farsi andare bene tutto perché mettere in dubbio il pensiero unico è un po’ come mettere in dubbio se stessi, visto il grande numero di ore che si passa a scrollare i video. E come possono accettare di essere messi in dubbio se loro per primi non sanno chi sono?
In questa grande visione della vita, le due generazioni sono accomunate proprio dal senso di sé: quello che fanno o dicono è sempre giusto. Un narcisismo che però è competitivo. C’è la novella sposa che mostra la sua routine delle pulizie (video che amo e mi rilassano, quindi fatene in quantità industriale), con sotto il commento della signora in pensione che ci tiene a ricordare che lei, quando era giovane, lavorava il doppio, con già quattro pargoletti a carico e uno – magari gemelli – in arrivo. Subito dopo un altro dove la coetanea ringrazia i genitori per averle pagato gli studi, così da non dover mai pulire casa, né fare figli. Non ho ancora capito come sia nata la correlazione titoli di studio famiglia, ma soprattutto non ho ancora ben capito le regole del gioco, quindi non so, in caso, cosa dover fare per vincere, e poi... cosa si vince?
Però una cosa è vera e sacrosanta sui social: per i Boomer i giovani sbagliano tutto. “Si scende in piazza per la Palestina.” Boomer: “E per le tasse? E per il lavoro? Eh, io ai miei tempi…” te ne stavi a casa, Gianfrancoa. Te ne stavi a casa, non hai fatto nulla.
Gen Z: viaggia in giro per l’Europa e il mondo. Boomer: “Soldi e tempo sprecato. Servi dell’Europa e del Capitalismo, io ai miei tempi…” hai votato per l’introduzione dell’Euro e per l’UE, hai finanziato il Consumismo comprando qualsiasi cosa solo perché pubblicizzata in tv Gianfrancoa, ecco quello che hai fatto, su. Scommetto che se vado a casa tua hai ancora tutte le sorprese delle merendine kinder che compravi ai tuoi figli perfetti.
Per i Boomer non esistono depressione, o ansia. Perché “Ai miei tempi non c’erano queste cose”. C’erano, Gianfrancao, solo che le ignoravate, le liquidavate, forse le chiamavate in altri modi ma sicuramente facevate finta di niente, tutti confinati in una vita che non volevate, crescendo in famiglie infelici e con la frustrazione sempre più crescente che ora sfogate nei commenti sui social.
La nuova generazione riconosce – finalmente, oserei dire – che il mondo del lavoro sta diventando tossico, che lavorare meno ore non equivale a essere pigri, ma no, Gianfrancoa deve ricordare al mondo che a sedici anni lavorava già da dieci. Ebbene, cent’anni fa si moriva prima degli ottant’anni, e se le cose non devono cambiare perché tanto è sempre andata bene così, direi che è ora anche per Gianfrancoa, o no?
Ma ne ho anche per voi, Gen Z.
La Gen Z ha deciso: i Boomer hanno le colpe di tutto. Sono un ammasso di persone pericolose, rappresentanti dell’inaccessibilità emotiva, incapaci di provare empatia e colpevoli di aver distrutto il pianeta, l’economia, e pure l’umore. Sì, gridatelo a gran voce mentre compriamo quel top di cui non avevamo bisogno su Shein, urlatelo mentre cercate il controllo nell’ennesima sessione di shopping compulsivo in negozi fast fashion o nella bancarella del mercato popolare piena di oggetti che se cercate bene tra le scartoffie nelle questure, sono stati rubati a qualcuno.
Scendete in piazza contro le guerre, contro i cattivi, mentre pagate l’ennesimo abbonamento streaming, o prendete appuntamento con gli amici mangiando alle catene di fast food, o quando comprate il prodotto di marca che ha sponsorizzato proprio quell’influencer che ha giurato che no, non è una sponsorizzazione, è solo che in molti hanno chiesto in DM il supersegreto per avere qualsiasi cosa.
Potrei andare avanti all’infinito, ma la verità è che noi Millennial, da brava generazione di mezzo, siamo esattamente un mix tra le due e tutti noi stiamo facendo la stessa cosa: cerchiamo di sentirci legittimati. Siamo interconnessi più di quanto immaginiamo, perché siamo figli e genitori gli uni degli altri, con un vissuto diverso e di cui siamo tutti co-responsabili.
Eppure per migliorarsi potremmo fare come la generazione Alpha: rimanere in silenzio, soprattutto sui social. Perché se si seguisse la regola delle 10 P (Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate, portano pena) anche prima di inviare un commento, allora forse, le cose cambierebbero.

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