venerdì 15 maggio 2026

#Mitologia: Ade e Persefone – La bellezza dell’ombra e della rinascita

La morte ha da sempre affascinato la psiche umana, alla costante ricerca del perché di qualcosa che non si conosce
. Se molte domande del passato hanno trovato una spiegazione logica e scientifica, per quanto riguarda la morte ancora non sappiamo con esattezza perché esiste e cosa succede dopo. Almeno, non lo sappiamo a fine dicembre 2025 quando sto scrivendo questo articolo, se nel frattempo la Rivelazione è avvenuta e conclusa, chi può saperlo?


Continuiamo così a darci le risposte attraverso le religioni, le filosofie e i nostri pensieri personali, ma prima di tutto ciò c’era la mitologia e in questo caso il mito di Ade e Persefone. Non una storia romantica – almeno non nel senso odierno che diamo al termine – né una semplice storia di rapimento: il mito è complesso e parla di morte, ciclicità, trasformazione e ritorno alla vita.  
 
Il mito è antichissimo e risale a circa il VII – VI secolo a.C.
Persefone era la figlia di Zeus e di Demetra, quest’ultima dea della fertilità e dell’agricoltura.
Mentre Persefone è intenta a raccogliere dei fiori in un prato, Ade – da una piccola fessura nel terreno – la osserva e, colpito dalla sua bellezza. se ne innamora perdutamente.
Come spesso accade nei miti, innamorarsi perdutamente equivale a ottenere a ogni costo l’oggetto del desiderio e così il re dell’Oltretomba, con il benestare di Zeus, decide di rapirla e farla sua sposa.
Dal momento del rapimento Demetra, che era solita essere buona con gli umani dando loro sempre il tempo giusto per i raccolti, interrompe questo rapporto cordiale rendendo i campi sterili e facendo rischiare all’umanità la morte per fame e stenti. È solo per questo motivo che Zeus decide di intervenire, ma lo fa troppo tardi: Persefone ha infatti già mangiato alcuni chicchi di melograno che suggellano il matrimonio con Ade.
Con la figlia così relegata per l’eternità al regno dei morti, Zeus ottiene comunque un compromesso: Persefone trascorrerà una parte dell’anno nell’Ade e una parte sulla terra insieme alla madre.
Con questo mito si spiega l’alternarsi delle stagioni: quando Persefone torna, la terra fiorisce e quando lei è negli Inferi, la terra si inaridisce.

Dal nostro punto di vista moderno Ade viene additato come un malvagio, ma nella realtà degli antichi Greci non era proprio così. È una figura necessaria tanto quanto Zeus. Ade governa un regno che tutti vogliono evitare e che allo stesso tempo accoglie tutti gli esseri umani, senza giudizio morale. È associato alla ricchezza sotterranea (ai metalli, e ai semi) tant’è che i Romani lo chiameranno poi Plutone, che vuol dire “il ricco” o “colui che dà ricchezza”.
Il regno di Ade è un luogo importante, di custodia senza il quale il ciclo naturale della vita non potrebbe compiersi.

Allo stesso modo Persefone non è solo la dolce ragazza rapita. Il suo ruolo non è di vittima ma rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta attraverso il doloroso processo del lasciare andare qualcosa che non fa più per noi per acquisire una nuova identità.
Negli Inferi, infatti, Persefone diventa Regina: siede e regge accanto ad Ade, a cui non è sottomessa. Governa i morti, conosce quello che è nascosto ai vivi e quando ritorna in superficie porta con sé questa conoscenza.
È tra le donne più potenti della mitologia proprio perché ha piena consapevolezza sia della luce che dell’ombra.

Anche in questo contesto la morte non è fine di qualcosa, ma un nuovo modo di vivere, lontano da una conoscenza che avevamo. Gli Inferi – che nelletimologia della parola vuol dire semplicemente “che sta sotto” – sono un luogo più vivo che mai.

Il mito di Ade e Persefone si collega ai misteri Eleusini, dove al centro c’era uno dei culti più importanti per gli antichi: quello delle due donne Demetra e Persefone.

Secondo Cicerone questi misteri insegnavano agli uomini non solo a vivere con gioia, ma anche a morire con speranza perché l’immortalità era cosa certa, anche se senza il proprio corpo fisico
È solo accettando l’ombra che abbiamo in noi, quindi, che possiamo assaporare l
eternità.

Nessun commento:

Posta un commento