mercoledì 13 maggio 2026

#Lifestyle: Coltivare la noia

Il primo motivo che spinge i giovani alle dipendenze o ai reati per poter così provare una qualsiasi emozione intensa, è la noia
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Da deformazione professionale, almeno originaria, riprendo sempre i genitori quando sgridano i bambini se li vedono annoiati su un divano, senza fare nulla. Siamo – come generazione – abituati a pensare che la noia sia qualcosa da evitare a ogni costo, quindi iscriviamo i pargoletti a ogni corso possibile e immaginabile, tenendoli occupati sette giorni su sette.

Ebbene, la psicologia e le neuroscienze non sono proprio d’accordo: la noia non è un difetto da correggere, ma un segnale interno prezioso e una risorsa per il benessere mentale e creativo.
  
La Treccani definisce la noia come un “Senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in una cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, tale da apparire inutile e vana.” Certo, non è del tutto positiva, ma non per questo va ignorata o peggio: evitata.
La noia è fondamentale perché segnala al cervello la necessità di cambiare direzione o cercare nuove prospettive. È un’esperienza che dobbiamo vivere perché solo con questa possiamo ridurre l’attenzione verso i compiti monotoni per spingerci ad altre esperienze motivazionali più significative.

Se questo non è possibile perché per esempio siamo fermi in una fila infinita, avere a che fare da sempre con la noia ci aiuta ad avere ben attive le reti cerebrali interne che supportano processi di introspezione, immaginazione e pianificazione futura. È stato durante un periodo di febbre, per esempio, che ho avuto l’idea per il mio primo libro.
La ricerca psicologica conferma ciò, perché la noia può stimolare la creatività, esattamente come quando arriviamo alla soluzione di problemi nel momento in cui smettiamo di essere direttamente concentrati su di essi: le due dinamiche sono simili, perché quando mancano stimoli esterni, il pensiero può vagare liberamente e generare nuove connessioni tra idee.

Se questo non vi è sembrato importante, sicuramente cambierete idea ora.
La noia, come accennato prima, funziona come segnale motivazionale che spinge a modificare la situazione attuale. È un campanello d’allarme che indica insoddisfazione rispetto all’attività corrente e prepara il terreno per esplorare alternative che potrebbero essere più significative o soddisfacenti. Senza questo impulso potremmo rimanere bloccati in compiti poco stimolanti, senza spingersi verso nuove esperienze o obiettivi. Ecco perché è fondamentale saperla riconoscere e vivere: la frustrazione che poi spinge le persone a spargere odio – soprattutto dai social – nasce proprio dall’incapacità di riconoscere quello che non va in loro.

Fateci caso quando prendete i mezzi pubblici o state in attesa da qualche parte: appena parte la noia la evitiamo con il riflesso automatico di prendere il nostro telefono, aprire un’app, scrollare, fare qualsiasi cosa ci dia una distrazione digitale. Questo comportamento riduce la nostra tolleranza alla noia e limita la capacità di affrontare i momenti di introspezione che portano alle conseguenze trattate nei paragrafi precedenti.

Come tutto, così anche la noia va coltivata e riscoperta. Non è solo un momento di riposo o ozio, ma è accoglienza del vuoto temporaneo per renderlo un terreno fertile di crescita. È come se questa fosse una tappa fondamentale per una vita più creativa, consapevole e umanamente ricca.
E se vedete un bambino annoiarsi, non ditegli mai di darsi una svegliata, una mossa, né suggeritegli chissà quale attività: lasciate che sia lui a fare questa esperienza meravigliosa. E poi… che ne sapete se nella sua testa non stia vivendo una meravigliosa avventura?

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