La storia, si sa, la fanno i vincitori o, nel caso di quella antica, la fanno gli uomini. Non gli illustri imperatori, consoli, re o politici in generale, ma i vecchi storici, come Tacito, Svetonio e Cassio Dione che la scrivono.
In un’epoca maschilista, ma soprattutto in un’epoca dove era giusto e doveroso esserlo, quanto potrebbe esserci di vero nelle cronache del tempo quando a essere descritte sono le donne di potere?
Ne abbiamo già parlato con la storia di Lucrezia Borgia, oggi è la volta di Agrippina Minore: una donna ambiziosa che nel corso dei suoi quarantaquattro anni di vita è divenuta la donna più potente dell’Impero Romano. Prima di lei mai nessuna è riuscita in quanto è riuscita lei e, come possiamo immaginare, troppo a lungo è stata descritta come una spietata assassina, manipolatrice e assetata di potere.
Guardando alla sua storia, però, vorrei presentarla come una donna che ha saputo navigare egregiamente in un mondo di e per gli uomini, dove ha risposto all’umiliazione con tenacia, praticità e sostegno. Sempre fedele alla famiglia di appartenenza è stata fedele soprattutto a Roma e ai Romani, mentre gli Imperatori si preoccupavano solo di loro stessi.
Ne abbiamo già parlato con la storia di Lucrezia Borgia, oggi è la volta di Agrippina Minore: una donna ambiziosa che nel corso dei suoi quarantaquattro anni di vita è divenuta la donna più potente dell’Impero Romano. Prima di lei mai nessuna è riuscita in quanto è riuscita lei e, come possiamo immaginare, troppo a lungo è stata descritta come una spietata assassina, manipolatrice e assetata di potere.
Guardando alla sua storia, però, vorrei presentarla come una donna che ha saputo navigare egregiamente in un mondo di e per gli uomini, dove ha risposto all’umiliazione con tenacia, praticità e sostegno. Sempre fedele alla famiglia di appartenenza è stata fedele soprattutto a Roma e ai Romani, mentre gli Imperatori si preoccupavano solo di loro stessi.





