mercoledì 3 giugno 2026

#The Beatles: One After 909

È con una leggera commozione che oggi scrivo di “One After 909”, brano dei Beatles pubblicato all’interno dell’ultimo album del gruppo: “Let it be” (1970)
.

La canzone mi riporta alla mia infanzia, quasi preadolescenza, quando ho cominciato ad ascoltare i Beatles proprio da questo album.

Anche se la pubblicazione avviene nel momento in cui la band si scioglie, la sua composizione è tra le primissime del duo Lennon/McCartney nata nel 1957.
C’è da dire che il loro cerchio musicale si chiude con una leggera malinconia, tra “Two of us”, “Maggie Mae”, “I’ve Got a Feeling”, “The Long and Winding Road”… e, appunto, “One After 909”.
  
Per il testo completo potete cliccare qui

È un John Lennon adolescente quello che nella sua casa d’infanzia scrive il testo per “One After 909”
All’epoca sia lui che Paul erano affascinati dal rock and roll americano, dalle railroad song – le tradizionali canzoni ferroviarie statunitensi – e dallo skiffle, quindi il carattere del brano si rifà totalmente al movimento continuo, con ritmi che imitano il rumore delle rotaie. Sembra di stare su un treno merci, e il blues al livello essenziale ci dà quella sorta di nostalgia anche se non riusciamo a rimanere fermi mentre ne ascoltiamo la musica.


Anche nel testo ci sono chiari riferimenti al mondo ferroviario: “One After 909” significa letteralmente: “Quello dopo le 9:09”. Dato che è Lennon lo ha scritto da giovanissimo, non c’è molto di mistico nel testo, se non nel numero 909, visto che John era ossessionato dal numero 9.
Nella canzone il protagonista e la sua fidanzata non riescono a incontrarsi all’orario stabilito perché (per un ritardo, per aver sbagliato il treno, per un dispetto o per una piccola vendetta) viaggiano su due treni differenti. Lui fa di tutto per cercare di convincerla ad aspettarlo, a prendere il suo stesso treno, ma lei non vuole aspettarlo.

Nulla di eclatante, e nulla di diverso dalla moda musicale di fine anni Cinquanta. Eppure il brano ha una forte energia, tanto che i Beatles lo mettono fisso in scaletta almeno fino al 1962 per tutti i concerti tenutesi al Cavern di Liverpool e poi ad Amburgo.
Provano a registrarlo già nel 1963, ma con scarsi risultati: sembrava che in studio non venisse come in live. Inspiegabilmente “One After 909” viene scartato praticamente per tutti gli album iniziali, nonostante ogni componente della band lo ritenesse degno di loro, forse più per valore simbolico.

Quando nel gennaio del 1969 i Beatles si riuniscono per le sessioni di “Abbey Road” e “Let it be”, ritornano sui loro passi. Forse inconsciamente sanno che tutto finirà presto e vogliono tornare a una sorta di origini.
Modificano leggermente la musicalità, dandogli più un tono country e rhythm and blues. Ai membri della band si aggiunge anche Billy Preston, che suona il piano.

Sempre per mantenere il tono malinconico, “One After 909” viene scelto come brano per il loro ultimo concerto: quello storico sul tetto della Apple Corps di Londra il 30 gennaio 1969. Se non l’avete mai visto, vi consiglio di recuperarlo perché è decisamente un’esecuzione emozionante, vera, dove i Beatles non sono il gruppo conosciuto a livello mondiale che deve sempre superare se stesso, ma tornano a essere i semplici quattro di Liverpool che amano fare musica.

“One After 909” non sarà ai livelli di “A Day in the Life”, o “Strawberry Fields Forever”, ma è decisamente il timbro beatlesiano per eccellenza, il motivo per cui un ragazzino ha deciso di tirare su una band con i suoi amici di scuola: imitare i cantanti americani del tempo. Quando quello stesso ragazzo ne ha accolti altri due, non poteva immaginare che con uno di loro avrebbe firmato le più grandi canzoni del Novecento.

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