Un thriller leggero, a tratti divertente che può ricordare i gialli stile “La signora in giallo”, “Don Matteo” o altre fiction simili. Sto parlando di “La Portinaia del 17 – I segreti del Vieux Moulin” di Emma Cortesi, uscito in Italia il 23 giugno 2026 per Fazi Editore con un prezzo speciale di 10€ fino al 31 luglio.
Attenzione: quanto detto può sembrare una critica negativa, ma così non è. Certo, non c’è suspense o una trama estremamente dark, ma questo non vuol dire che manchi il mistero, così come non vuol dire che la trama sia inconsistente.
Attenzione: quanto detto può sembrare una critica negativa, ma così non è. Certo, non c’è suspense o una trama estremamente dark, ma questo non vuol dire che manchi il mistero, così come non vuol dire che la trama sia inconsistente.
“«Allora, da dove iniziamo?», chiese lei impaziente, sistemando gli occhiali sul naso e aprendo con cura il quadernetto alla prima pagina.
«Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».”
«Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».”
Siamo nel cuore di Montmartre, a Parigi ovviamente. In un condominio al numero 17 la vita scorre tranquilla, ogni inquilino ha la sua solita routine, anche perché per lo più si tratta di persone anziane o giovani non proprio socievoli.
Berthe è la portinaia che lavora lì da trent’anni e sa tutto di tutti, non perché pettegola ma per fare al meglio il suo lavoro ha voluto e dovuto imparare a menadito le abitudini di ogni condomino; il suo talento investigativo l’ha comunque aiutata nel compito.
Quando una mattina, per la prima volta in vent’anni, Monsieur Gorin non ritira il suo giornale alle sette in punto, Berthe si preoccupa e, dopo aver confidato i suoi pensieri all’ex commissario in pensione Lefevre, decidono di andare a controllare entrando nell’appartamento di Gorin che trovano morto.
Tutto sembra far pensare a un banale attacco di cuore, visto che l’anziano soffriva di problemi cardiaci: nessun segno di effrazione, di colluttazione eppure da alcuni dettagli, sia Berthe che Lefevre non hanno molti dubbi: Gorin è stato ucciso.
Uno stile che personalmente mi ha ricordato quello di Agatha Christie sia per le immagini retrò descritte nel romanzo, sia per la delicatezza di come vengono scritti i personaggi o le scene stesse. Non è necessario per un giallo essere pieno di dark, splatter o svariati colpi di scena, il lettore si tiene incollato lo stesso anche solo per cercare di capire il movente che ha spinto qualcuno a uccidere la vittima.
Se devo fare una critica, questa risiede solo nell’aver capito perfettamente chi sia stato l’assassino fin dalla presentazione dei personaggi, ma quello che mi ha portata ad andare avanti è stata proprio la mia voglia di capirne il perché.
Se poi aggiungiamo il fatto che questo è solo il primo di una serie di altri romanzi ambientato al palazzo Montmartre, il paragone con i gialli classici è ben fatto. Spero solo non si scada nella banalità, insomma: oggettivamente quanti omicidi possono esserci anche solo in una zona di una città? Figuriamoci in un condominio…
La sfida accettata dalla Cortesi è senza dubbio grande, perciò sono già curiosa e in trepidante attesa del prossimo.

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