Come ogni anno da… parecchi anni, i miei amici americani vengono a Roma per poco più di una settimana. Aiutati dal fuso orario – loro, no di certo io – e dal fatto che la notte c’è molta meno gente, abbiamo preso la sana abitudine di girare per la città in pieno buio, tornando verso il loro albergo quando l’alba è ormai alle porte.
Da romana de Roma, che ha la fortuna di vivere quasi ogni zona della Capitale in qualsiasi momento della giornata e dell’anno, trovo proprio nella notte l’intimità della città. Il centro, finalmente, torna a essere centro di Roma e non solo più un’immensa distesa per le passeggiate dei turisti.
Da romana de Roma, che ha la fortuna di vivere quasi ogni zona della Capitale in qualsiasi momento della giornata e dell’anno, trovo proprio nella notte l’intimità della città. Il centro, finalmente, torna a essere centro di Roma e non solo più un’immensa distesa per le passeggiate dei turisti.
Ho notato che il resto del mondo si ferma ammirato a osservare i monumenti, le rovine, entra nei musei per scattare quante più foto dei reperti che sta vedendo, mentre io li guardo e li invidio un po’ perché vorrei guardare Roma con gli stessi loro occhi, stupendomi per ogni più piccola scoperta come se fosse la prima volta.
Quando ne ho parlato con i miei amici americani, una di loro mi ha risposto che prova lo stesso quando mi guarda perché nota come, mentre gli altri sono più intenti a guardare o addirittura toccare la rovina stessa, io sono persa con lo sguardo direttamente a un’altra epoca, e in effetti è vero.
Questo mi succede maggiormente quando è notte e passeggiamo per le vie deserte di Roma. Alzo lo sguardo, dove in alcuni palazzi sono ancora visibili i porta torce e mi immagino camminare per la Roma dei secoli passati, immaginando il rumore dei cavalli, delle osterie che davano la cena, le risate degli astanti, le botteghe che con l’arrivo del buio chiudevano i battenti. Se sono parecchio ispirata, anche se sono le due di notte, posso immaginare facilmente una Roma passata diurna, dove il volgare si mescolava al latino e agli altri innumerevoli suoni delle lingue straniere, da sempre qui presenti.
Certo, Roma non è tutta uguale e di certo non è solo il centro. Ci sono quartieri o zone dove di notte è meglio non andare, e ci sono altre zone – tipo la mia – dove la notte è così silenziosa e tranquilla che persino le volpi che abitano i parchi adiacenti escono dalla loro comfort zone per andare in cerca degli avanzi dei ristoranti.
Sono abituata a camminare per le mie vie anche quando fuori è buio e ogni negozio o ristorante è ormai chiuso da un po’, ma quando l’ho fatto con i miei amici americani, per la prima volta da quando li conosco, ho avvertito molto forte l’appartenenza al passato millenario della mia città. E anche se abbiamo cantato forse un po’ troppo forte “Iris” dei Goo Goo Dolls – scusateci, vicini – tutto intorno a me sapeva di silenzio e di unione viscerale con la città che amo di più al mondo e che ho fatto amare a loro, sentendola come casa.

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