lunedì 22 giugno 2026

#Musica: La musica che ci salva – Canzoni che hanno guarito generazioni

Capita ogni volta che ascolto “Gravita con me” di Ermal Meta, sostituisco la parola “amore” con “musica” ogni volta che si ripete il verso
: “Perché è l’amore quello che ci salva”. Nonostante io sia assolutamente d’accordo con Ermal, considerando l’amore come unica medicina in grado di guarire la qualsiasi, credo anche nel potere forte della musica, che lenisce ogni tipo di ferita.


Così, in piena estate (2025, intendiamoci) e con l’incessante canto delle cicale di sottofondo, mi sono ritrovata a ripensare ai brani più iconici della musica mondiale come una sorta di infuso magico quando vogliamo curarci dai nostri dolori personali. Perché è quando tutto crolla in noi che per non cadere a picco dobbiamo aggrapparci ai capi saldi delle nostre emozioni. E da cosa possono essere rappresentati se non dalla musica stessa?  
 
Se è vero – e lo è – che la musica sa avere un effetto terapeutico, agendo sul nostro cervello, stimolando il rilascio della dopamina e di conseguenza riducendo lo stress, la guarigione emotiva passa attraverso le note musicali.
Noi Millennial abbiamo sicuramente passato il dolore della prima storia d’amore finita malissima urlando “Nessun rimpianto” (1997) degli 883 con gli occhi colmi di lacrime verso il cielo. E che dire di quando abbiamo visto il nostro ex rifarsi una vita? Alzi la mano chi almeno una volta non ha cantato “Non dirgli mai” (2000) immaginando tutta la rabbia riversarsi addosso a chi ci ha spezzato così malamente il cuore. E – attenzione, pericolo per chi non lo sapesse – quanto ci siamo rimasti male quando abbiamo appreso che “Hallelujah” (1984) di Leonard Cohen parla di sesso e non di un amore finito nel modo più tragico possibile?
Ma ancora, la musica non ha solo il potere di buttarci ancora più giù di prima, perché ci pensano le Spice Girls, per noi Millennial, con “Wannabe” (1996) a riportarci nella giusta carreggiata. Perché dopotutto bello l’amore, ma l’amicizia ha il primo posto, sempre.

La musica non ha il potere di guarire solo da un amore finito, ci sta anche la fase del lutto e quali brani migliori se non “Nothing Compare 2 U” (1990) di Sinead O’Connor, “Caruso” (1986) di Lucio Dalla, “La canzone di Marinella” (1966) di De André, “Tears in Heaven” (1992) di Eric Clapton, per dare un sapore sì malinconico, ma dolce e poetico alla morte. E ancora la delicatezza de “Nei giardini che nessuno sa” (1994) di Renato Zero, “Old Man” (1972) di Neil Young tra i grandi esempi di chi si ritrova a fare i conti con il tempo che passa.
Anche qui, se questi brani – presi a esempio ma ce ne sarebbero tanti altri – ci possono confortare ricordandoci che non siamo soli nel dolore, ce ne stanno tanti altri pronti a darci speranza. Per ogni vita che finisce, ce ne è una che nasce, così arriva la dolcissima “Fiore di maggio” (1984), di Fabio Concato; “Beautiful Boy (Darling Boy)” (1980) di John Lennon; “In my daugther’s eyes” (2003) di Martina McBride e “Simili” (2015) di Laura Pausini.

Si potrebbe andare avanti all’infinito nello stilare una lista di brani che possono aiutare nei momenti no della nostra vita, ma anche quelli che sanno parlare all’umanità intera di pace e amore, come “Imagine” (1971) di John Lennon, “Sarà perché ti amo” (1981) dei Ricchi e Poveri, “What the World Needs Now Is Love” (1965) di Jackie DeShannon, “Where is the Love?” (2003) dei Black Eyed Peas. E se è vero che la speranza è l’ultima a morire, ci pensano i Beatles con “All you need is love” (1967), “Here Comes the Sun” (1969) e “Let it be” (1970).

La musica può cambiare il mondo perché può cambiare le persone

- Bono Vox

Nessun commento:

Posta un commento