mercoledì 22 luglio 2026

#Libri: Ogni istante è una vita. Racconti da Gaza al tempo del genocidio

Per ironia della sorte, ho terminato di leggere “Ogni istante è una vita. Racconti da Gaza al tempo del genocidio” proprio mentre un’altra delle mie letture in corso parlava dell’altro più celebre genocidio della storia.
In “M. L’ora del destino”, l’autore Antonio Scurati racconta con freddezza disumana il modo in cui alti ufficiali del Terzo Reich si sono accomodati a tavola per pranzare e hanno, al tempo stesso, discusso lo sterminio degli ebrei. Se la lettura di quello specifico capitolo è stata un pugno nello stomaco, vedere la storia ripetersi tra le pagine del libro pubblicato da Fazi Editore il 30 giugno 2026 è stato altrettanto sconvolgente, portandomi a un unico quesito: com’è possibile che l’umanità non abbia imparato nulla dai propri errori?

L’antologia in questione, del cui ricavato verrà devoluta una percentuale alla Palestine Writes Literature Association, è stata curata da Susan Abulhawa, celebre per il romanzo “Ogni mattina a Jenin”. Nei suoi due ingressi nella Striscia dal 2024, Susan ha raccolto racconti che altro non sono che lo specchio del dolore e della disperazione di chi non ha più nulla se non la vita, e deve faticare ogni secondo a tenersela stretta, non sapendo mai quando gli verrà strappata.
Mohammad Mu’ammar, Reema Abu Moussa, Khuloud Abu Dhaher, Ghassan Salam, Diana Sleih, Saja al-Lahham, Rizq Ahmad, Khadija Abu Lebdeh, Amr al-Najjar, Fatima Asfur, Nibal al-Najjar, Maram Hammou, Samia al-Lahham, Ali Abu Zayed, Maysa Salamah, Samah Abu Awwad, Abdallah al-Sayyid, Lubna Muqdad.
Questi i nomi degli autori di racconti brevi e intensi, che parlano della lotta per i buoni alimentari, per dei vestiti, per beni di prima necessità. Che narrano del piacere di un caffè bevuto sulle spiagge di Gaza, della disperazione di chi raccoglie un neonato tra le macerie, di chi è costretto ad andare avanti sempre e comunque, in un costante moto dovuto a ordini di evacuazione che, se ignorati, porterebbero alla morte.

Immergersi in queste parole è stato meraviglioso e agghiacciante al tempo stesso. Quasi ogni giorno abbiamo l’opportunità di vedere immagini dalla Striscia, testimonianze visive di chi vive lo sfollamento, la migrazione costante, il genocidio, ma non è sufficiente per comprenderlo.
Questa antologia presenta il conto emotivo della situazione dei gazawi, qualcosa che ci sfiora soltanto quanto leggiamo i quotidiani o vediamo il telegiornale. Nessun reportage o approfondimento potrà mai essere sufficiente per comprendere la loro realtà e il loro dolore, e persino queste parole, che arrivano direttamente dai gazawi, rappresentano una minima percentuale del quotidiano che il genocidio impone loro.

Perché la lingua – italiana, o qualsiasi altra – non è ancora riuscita a trovare le parole giuste per esprimere appieno qualcosa di tanto orribile.

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