venerdì 24 luglio 2026

#Personaggi: Amelia Earhart

Oggi parliamo di un grandissimo personaggio dal forte impatto storico, se non anche misterioso: Amelia Earhart, la nota aviatrice statunitense scomparsa improvvisamente e in modo inspiegabile durante un volo.

Ancora oggi non possiamo darle una data di morte, né essere sicuri che non sia effettivamente sopravvissuta, morendo poi di vecchiaia in un qualche luogo. Ne parliamo oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto centoventinove anni.

Al solito utilizzerò i verbi al presente e non parlerò nel dettaglio della sua vita, perché lo spazio e il tempo qui sul blog non sono di certo infiniti.  
 
Amelia Mary Earhart nasce nella casa dei nonni ad Atchison, in Kansas, il 24 luglio 1897. Due anni più tardi, nella stessa casa, nascerà anche la sorella Muriel.
Nel 1905 i genitori si trasferiscono nell’Iowa per motivi di lavoro e le bambine rimangono con i nonni fino al 1908, quando la famiglia si ricongiunge definitivamente. Il padre, però, è costretto a spostarsi parecchio, quindi Amelia si sposta tra Saint Paul (Minnesota) e Chicago.
Nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, decide di servire come infermiera in un ospedale militare in Canada.
Sarà a guerra finita, però, che scoprirà il suo vero amore.

È il 1920, e durante un raduno a Long Beach insieme al padre, Amelie sale per la prima volta su un aereo. L’esperienza è così tanto decisiva da rimanere impressa nella sua anima, tanto da decidere di voler diventare un pilota.
Inizia subito con le lezioni di volo e in appena un anno – supportata dalla madre – compra il suo primo biplano, stabilendo con questo il record femminile di altitudine: 14.000 piedi.
Nel 1928 il capitano Hilton H. Railey la fa salire a bordo del Friendship, con il quale – seppur da passeggera – vola per tutto l’Atlantico, divenendo la prima donna ad averlo attraversato. La Earhart ottiene così l’attenzione mondiale, con i complimenti dello stesso Presidente USA Coolidge.
Il 21 maggio 1932, finalmente, riesce a volare in solitaria l’Atlantico, partendo da Terranova e atterrando in Irlanda. Lo fa a bordo di un Lockheed Vega, con un viaggio che dura meno di quindici ore. Per questo grande successo ottiene così il soprannome di Lady Lindy, a sottolineare la somiglianza con il talento di Charles Lindbergh: il primo aviatore ad aver compiuto la trasvolata atlantica in solitaria, nel 1927.

Questo è solo il primo di altri record: nel 1931 diventa la prima persona al mondo ad arrivare a 18.415 piedi su un autogiro, mentre nel 1932 è la prima donna a compiere un volo transcontinentale senza scalo partendo da Los Angeles e atterrando a Newark, nel New Jersey.
Successivamente diventa la prima persona a volare in solitaria attraversando il Pacifico, partendo da Oakland e arrivando ad Honolulu, nelle Hawaii.

Nel 1936 Amelia Earhart inizia a pianificare una circumnavigazione equatoriale del globo di 47.000 chilometri, finanziata dalla Purdue University e con la Lockheed Aircraft Corporation che le costruisce un bimotore Lockheed L-10 Electra appositamente modificato, proprio per andare incontro alle necessità dell’aviatrice. La Earhart comincia a chiamarlo il suo “laboratorio volante”. Nonostante il nome altamente allusivo, però, il bimotore viene pensato solo per permettere il viaggio e per raccogliere materiale destinato alla pubblicazione di un libro.

Il progetto, decisamente finalizzato più alla pubblicità che alla ricerca scientifica, per la sua enorme difficoltà vuole quindi il coinvolgimento di un secondo pilota e per questo viene scelto il navigatore esperto Fred Noonan, almeno dalle Hawaii fino all’isola Howland, nell’Oceano Pacifico. Dopo sarebbe toccato al Capitano Manning – che era stato la prima scelta della Earhart – continuare con lei fino all’Australia, per poi concludere il viaggio da sola.

L’equipaggio parte il 17 marzo 1937 da Oakland, con prima destinazione Honolulu. A bordo, oltre alla stessa Amelia Earhart, Fred Noonan ed Harry Manning è presente anche Paul Mantz, quest’ultimo in qualità di consulente tecnico.
Il viaggio inizia con numerosi problemi tecnici legati all’elica, che li costringono a fermarsi alle Hawaii per manutenzione. Dopo qualche giorno tentano di ripartire nuovamente da Luke Field a Pearl Harbor, ma durante il decollo l’aereo perde il controllo, facendo un testacoda.
Non si sa quale sia stata la causa: c’è chi ha parlato di uno pneumatico esploso, chi – come la stessa Earhart – un guasto al carrello, chi un semplice errore umano. Fatto sta che il viaggio viene interrotto e l’aereo, gravemente danneggiato, viene rimandato alla Lockheed per essere riparato.

Ma la Earhart non sta con le mani in mano: insieme a suo marito George P. Putnam, organizza un secondo tentativo, raccogliendo nuovi fondi.
Questa volta cambiano strategia: la circumnavigazione avviene da ovest verso est. Solo una volta giunti a Miami, il 1° giugno 1937, viene annunciato il viaggio. Insieme a lei c’è solo Fred Noonan.
Dopo aver passato il Sud America, l’Africa, l’India e il Sud-est asiatico, arrivano a Lae, in Nuova Guinea, il 29 giugno. Con 35.000 chilometri alle spalle, ne hanno davanti appena 11.000, tutti sopra il Pacifico per concludere l’impresa.

Dopo poche ore di riposo, i due ripartono alla mezzanotte del 2 luglio, con destinazione l’isola Howland, a poco più di 4000 chilometri. Ovviamente nell’isola era presente il cutter della Guardia costiera statunitense USCGC Itasca, per mantenere i contatti radio e guidare l’aereo una volta raggiunta la zona, vista la difficoltà: l’isola, infatti, è una sottile striscia di terra lunga appena due chilometri, larga cinquecento metri e alta appena tre metri.

Più si avvicinano alla fine, però, più i problemi aumentano. Non si sa per quale motivo, probabilmente incomprensioni nelle comunicazioni radio che Noonan ha più volte segnalato, o forse perché la Earhart non è riuscita a padroneggiare una tecnologia all’epoca nuova, fatto sta che a questi problemi si aggiunge il fatto che a bordo del veicolo e a terra si utilizzano due sistemi differenti, che danno uno sfasamento di circa mezz’ora.
Nonostante i due riescano a comunicare più volte con la nave di supporto USCGC Itasca, il contatto rimane instabile e spesso non reciproco. Pare che la Earhart sia sempre stata certa della posizione corretta, quando la realtà li vede lontani dal punto esatto. Questo ha portato non solo all’impossibilità, ma anche ai più logici problemi di carburante.
Dopo un ultimo messaggio, i contatti vengono persi, salvo deboli e incerti segnali, mai confermati, captati in varie zone del Pacifico.
Si sono subito attivate le ricerche, avviate su larga scala con navi e aerei, ma senza portare a nessun risultato. Passano settimane di operazioni su un’area enorme e complicata come l’oceano, ma di Amelia Earhart, Fred Noonan e il loro aereo, nessuna traccia.

Ovviamente sono tante le teorie legate alla loro scomparsa, la più accreditata è sicuramente quella dell’incidente in mare. Secondo questa ipotesi, l’aereo avrebbe esaurito il carburante e sarebbe finito nell’oceano durante un ammaraggio di emergenza, con la morte dei due aviatori.


Sono certamente più suggestive e affascinanti le teorie meno accreditate, tutte degne di una trama di un film.
Per alcuni la Earhart sarebbe stata coinvolta in una missione segreta americana: con un aereo modificato per le lunghe distanze. Il viaggio, quindi, sarebbe potuto essere una copertura per attività militari. L’incidente in realtà non c’è mai stato, è stata solo una simulazione.
Per altri Earhart e Noonan sono stati catturati dai giapponesi e accusati di spionaggio. A seconda di alcune testimonianze non confermate, i due potrebbero essere morti in prigione, o per un’esecuzione, o ancora per malattia.
L’ultima ipotesi, la più positiva, sostiene che la Earhart sarebbe sopravvissuta e tornata negli Usa sotto il falso nome di Irene Craigmile Bolam.

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