È il 2026 ed è ormai appurato che non abbiamo più bisogno di nessuna metà della mela, visto che siamo già completi come siamo. Giusto? Siamo già completi come siamo? Ne siamo sicuri?
Parlando di amore dall’alto dei miei trentasette anni, gran parte dei quali passati da single per vera scelta (nel senso che sono figlia unica, quindi è insito in me il rimanere sola se l’altra persona con cui condivido anche solo un momento non rispecchia i miei standard), ho avuto modo di avere molte esperienze sia in prima persona che in terza, guardando alla vita dei miei amici.
Parlando proprio con una di loro, Silvia, mi sono resa conto che spesso mi innamoro della rappresentazione della persona, non della persona stessa. Lei mi ha risposto che ChatGPT questo lo chiama “narcisismo riflessivo” e ho ribattuto che mi va bene essere una narcisista riflessiva, ma quello che ho pensato è stato: ma lo sono davvero, o semplicemente tutti noi ci innamoriamo della proiezione che abbiamo degli altri?
Parlando di amore dall’alto dei miei trentasette anni, gran parte dei quali passati da single per vera scelta (nel senso che sono figlia unica, quindi è insito in me il rimanere sola se l’altra persona con cui condivido anche solo un momento non rispecchia i miei standard), ho avuto modo di avere molte esperienze sia in prima persona che in terza, guardando alla vita dei miei amici.
Parlando proprio con una di loro, Silvia, mi sono resa conto che spesso mi innamoro della rappresentazione della persona, non della persona stessa. Lei mi ha risposto che ChatGPT questo lo chiama “narcisismo riflessivo” e ho ribattuto che mi va bene essere una narcisista riflessiva, ma quello che ho pensato è stato: ma lo sono davvero, o semplicemente tutti noi ci innamoriamo della proiezione che abbiamo degli altri?
Partiamo dalla base: nella psicologia la proiezione è un processo in cui attribuiamo a un’altra persona pensieri, impulsi, sentimenti, tratti della personalità che in realtà sono nostri.
L’innamoramento è, per sua natura, un processo selettivo. Vediamo alcuni tratti, li amplifichiamo, li coloriamo con i nostri desideri e li leghiamo a un significato. Ed è proprio in questo punto che nasce la proiezione: attribuiamo all’altro qualità, intenzioni o profondità che spesso sono solo nostre parti che lasciamo dormienti troppo a lungo.
Esempio: se sono una persona insicura tenderò a vedere chi suscita in me un impulso sessuale e/o fisico forte come persona sicura di sé, decisa, che vale e che per me sarebbe un onore poter frequentare. Ma tutto ciò che vedo in lui è quello che non riesco a vedere in me. L’altra persona diventa così il supporto su cui ci appendiamo per sentirci completi, senza considerare che la completezza vive già in noi.
Ecco quindi che solo stando in una relazione possiamo sentirci salvi, stabili. In caso contrario, se siamo già così di carattere, potremmo desiderare di proiettare quello che non riusciamo a riconoscere in noi: la trasgressione. Ecco, quindi, che decidiamo di avere il nostro fidato malessere.
Qualsiasi sia il nostro tratto del carattere predominante, cercheremo sempre quel pezzo di noi distante, che inconsciamente rappresenta l’irraggiungibilità. Quando troviamo qualcuno che, almeno in apparenza, incarna certi tratti, ecco che in realtà stiamo desiderando ciò che quella persona attiva dentro di noi. “Con lui/lei sarei più profonda/o”, “Accanto a lui/lei sarei migliore”, “Se mi scegliesse, significherebbe che valgo”.
Ovviamente più siamo distanti da questa persona, più la proiezione si amplifica: quando non conosciamo davvero qualcuno, lo spazio vuoto viene riempito dall’immaginazione. E, credetemi, visto che ne ho da vendere, questo è deleterio perché ci fa vivere in un mondo tutto nostro di difetti levigati, dialoghi perfetti senza incoerenze che ovviamente non trovano riscontri nella realtà.
Come capire se ci stiamo innamorando davvero della persona?
Il più delle volte ce ne accorgiamo quando guardiamo chi abbiamo accanto e pensiamo: “Santo cielo, come è cambiato! Prima non era così…” Fermo restando che tutti noi cambiamo giorno dopo giorno, è anche vero che i semi della nostra natura, ciò che siamo davvero, non cambiano mai del tutto.
Ho avuto molte persone che mi hanno detto – più o meno positivamente – che sono cambiata tantissimo nel corso del tempo, ma la mia migliore amica, Claudia, che conosco letteralmente da quando sono nata non è proprio dello stesso avviso. Sì, sono cambiata, è innegabile, “ma mica così tanto, eh Frè”.
Per amare davvero qualcuno dovremmo prima di tutto guardarci dentro, vedere chi siamo, conoscerci e amarci. Quando ci accetteremo completamente, allora potremmo anche vedere l’altro non più come specchio di noi stessi o rappresentante di un ideale, ma come quello che realmente è: un essere umano con limiti, paure e zone d’ombra.
Potrebbe non realizzarsi la storia d’amore epica, intensa, eroica che abbiamo immaginato, ma sicuramente sarà una relazione vera e solida, in un incontro armonioso tra sogno ridimensionato e realtà che si sviluppa.

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