Piccolo consiglio: se state in viaggio con degli amici e volete mettere una canzone ciascuno a rotazione, chi sceglie i Beatles dovrebbe averne due a disposizione, data la loro breve durata. Un esempio lampante è proprio “I Will”, brano pubblicato il 22 novembre 1968 nell’album “The Beatles” o, come è più comunemente conosciuto, il “White Album”.
In un solo minuto e quarantasei secondi, il brano è decisamente “minimalista”, ma con un testo che riesce a rimanere profondo seppur semplice e delicato.
Scritto da Paul McCartney – e al solito accreditato alla coppia Lennon/McCartney – il beatle romantico per eccellenza, il brano lancia il messaggio dell’amore universale e non a caso è il brano preferito da Paul stesso.
In un solo minuto e quarantasei secondi, il brano è decisamente “minimalista”, ma con un testo che riesce a rimanere profondo seppur semplice e delicato.
Scritto da Paul McCartney – e al solito accreditato alla coppia Lennon/McCartney – il beatle romantico per eccellenza, il brano lancia il messaggio dell’amore universale e non a caso è il brano preferito da Paul stesso.
Per il testo completo potete cliccare qui.
Anche una cinica come me si scioglie per il testo della canzone che, accompagnata dalla melodia dolce e immediata, quasi come fosse una ninna nanna, entra nei cuori di chiunque. Ad accrescere ancora di più la sua fama di canzone d’amore è il fatto che Paul non l’ha scritta per una persona in particolare, anzi. L’ha concepita proprio come dedica alla donna che un giorno avrebbe amato per tutta la vita, anche se all’epoca ancora non ne conosceva il nome o il volto.
Le strofe ripetono proprio questa scena: l’immagine di una donna di cui neanche il protagonista sa nulla, se non che già la ama e che la amerà per sempre. No, dico, c’è qualcosa di più romantico di questo?
Scritta nel ritiro in India nel febbraio del 1968, possiamo trovarci una malignità visto che al momento stava con Jane Asher (si sarebbero lasciati nel luglio dello stesso anno) ma io preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno, perché proprio nella stessa estate Paul e Linda, che già si conoscevano da circa un anno, iniziano a frequentarsi. Alla faccia di chi non crede alla manifestazione.
Come accennato, la canzone, come quasi tutte quelle contenute nel White Album, è stata scritta durante il ritiro con il Maharishi Mahesh Yogi a Rishikesh.
Tra la scrittura del testo e della musica, Paul ha trovato più facile la seconda. Inizialmente, canticchiando le prime note, Paul era aiutato dal cantautore folk Donovan e il testo sembrava più una dedica alla Luna, che però non convinse McCartney che optò per qualcosa di più semplice e diretto, come sarebbe stato poi per John con “All you Need is Love”.
Anche se tutto del brano urla “semplicità”, la registrazione del brano fu tutto tranne che semplice. Fu inciso tra il 16 e il 17 settembre 1968, senza George Harrison che in quel momento non si trovava negli studi. Qualche tempo più tardi, però, ha dichiarato che “I Will” è la sua canzone preferita dei Beatles, forse una delle più belle canzoni d’amore di sempre. Detto dall’autore di “Something” è qualcosa di eccezionale.
Gli intoppi non finiscono qui, perché furono ben sessantasette i take che ci sono voluti per realizzare il brano. Quello che ascoltiamo è il take sessantacinque, tanto per dimostrare l’eccessivo zelo di McCartney.
Al ritmo hanno pensato John e Ringo, utilizzando strumenti a percussione come: maracas, bonghi e blocchi di legno a forma di… teschio.
Piccola curiosità: nel brano non è presente il basso. Quel “dum, dum, dum” che si sente e che può evocarlo, è in realtà la voce di Paul.
Un’altra piccola curiosità la troviamo nel diciannovesimo take. Qui Paul improvvisa un breve blues, cantando la frase: “Can you take me back where I came from?” (trad. “Puoi riportarmi da dove provengo?”) e quel verso piacque così tanto ai quattro che venne inserito comunque nell’album come ponte di collegamento tra “Cry Baby Cry” e “Revolution 9”.

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