martedì 16 giugno 2026

#Metafisica: Quando il pensiero esiste prima di te

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.


- Genesi 1, 1-3

Ormai anni fa mi sono ritrovata a fare questo pensiero: la Creazione è avvenuta grazie alla Parola o al Pensiero di Dio? Da Genesi sappiamo che il tutto si è creato dalla Parola, dal dire di Dio “Sia la luce”, ma in un certo senso, Dio ha parlato senza pensare, o prima ha pensato?
Senza rischiare una scomunica, questa domanda mi ha accompagnata per giorni fino a giungere alla conclusione che Dio deve aver necessariamente pensato, anche solo un millesimo di secondo (anche se per Lui il tempo non esiste) prima di parlare. Quindi la Creazione, l’intero Universo, sono nati prima dal Pensiero di Dio.

Se, quindi, Dio pensa prima di agire, quanto più lo facciamo – o almeno dovremmo fare – noi? E da dove nascono i pensieri? Quando pensiamo siamo già noi, o sono idee che arrivano da qualcos’altro? Provo a rispondere prendendo in considerazione l’idea di pensiero dei maggiori filosofi.  
 
Nel pensiero di Platone il mondo delle Idee (eidos) esiste indipendentemente dagli individui. Il singolo essere umano non crea i suoi concetti, semplicemente li riconosce. Ragionando con questa logica il pensiero non è una nostra produzione, ma il riconoscimento di qualcosa che è già lì.
Penso, quindi sono”, direbbe Cartesio: il pensiero non ci appartiene, ma si incanala in noi, ci attraversa, rendendoci ciò che siamo.

Tutto bene così, ha senso, ci sta… finché non arriva Kant.

Per il filosofo tedesco non esistono idee fuori di noi nel senso di entità autonome. Il pensiero, quindi, non esiste indipendentemente da noi, siamo noi a dare un senso a ciò che vediamo, sentiamo, percepiamo e, quindi, pensiamo.
La mente, per Kant, possiede strutture che rendono possibile l’esperienza e queste strutture dipendono dal nostro vissuto. Vediamo il mondo attraverso le forme che abbiamo scelto, così il pensiero è un filtro inevitabile.

Con Husserl il centro di tutto è la coscienza intenzionale: non possediamo ogni singolo pensiero che abbiamo, questo è solo un flusso continuo in cui soggetto e oggetto emergono insieme. Il momento in cui stiamo pensando non è più un punto fermo, ma una funzione che si costituisce nel pensare stesso.
Riesco a spiegarlo meglio con l’immagine del pesce che nuota chiedendosi se l’acqua esiste: l’acqua è tutta intorno a lui, lui stesso fa parte dell’acqua. Così noi con i nostri pensieri.

Heidegger scombina di nuovo le carte: è il senso a manifestarsi attraverso di noi. Per lui il linguaggio è come una casa in cui l’essere umano abita ed è l’Essere che si manifesta nel linguaggio a dare un senso. Noi esseri umani siamo così come dei tramiti.

Oggi, da alcune teorie cognitive moderne, sappiamo che il cervello non è un luogo simile a un archivio, quanto un sistema che genera continuamente modelli del mondo per anticiparlo. Il pensiero non è un atto singolo, ma un processo automatico, continuo, in gran parte non cosciente.

Non siamo noi che pensiamo a qualcosa, ma è questo sistema che produce pensieri. Noi, semplicemente, li scopriamo mentre accadono.

In questo senso hanno ragione tutti i filosofi che ho citato: i pensieri nascono dal mondo delle Idee di Platone, li percepiamo come strutture della mente come detto da Kant, sono una coscienza che non possiamo separare da noi come sostenuto da Husserl ed è il linguaggio che precede il soggetto, pensiero di Heidegger. Non possiamo sapere se questo vale lo stesso per Dio, ma sicuramente è così per noi.


Se, quindi, le idee e le intuizioni non vengono da noi, potremmo sostenere che ci arrivano da un’altra dimensione come dei semi che abbiamo il dovere di curare così da far crescere e arricchire il nostro giardino interiore.

Proprio perché questa dimensione non è terrena, è possibile sia fatta di energia che può essere sia positiva che negativa. In questo modo nutrire pensieri negativi può inaridire la nostra mente, e di conseguenza il nostro interno così come la nostra vita.
Se non siamo i diretti creatori dei nostri pensieri, è logico arrivare alla conclusione che siamo per lo meno coloro che possono decidere quali mantenere e quali scacciare.

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