Immaginate di essere una donna nera di inizio Novecento. Di essere una ballerina e cantante di successo, di avere un gran numero di ammiratori e di rischiare la vita per la liberazione di un paese che non è neanche del tutto vostro. Lo fareste?
Prima di rispondere alla domanda, leggiamo insieme la vita di Joséphine Baker che, nonostante sia nata e cresciuta in un contesto difficile, ha sempre saputo dire “sì” quando si è trattato di pari diritti e libertà. Il tutto senza nascondersi mai.
Ne parliamo oggi perché ieri sarebbe stato il suo centovettesimo compleanno.
Prima di rispondere alla domanda, leggiamo insieme la vita di Joséphine Baker che, nonostante sia nata e cresciuta in un contesto difficile, ha sempre saputo dire “sì” quando si è trattato di pari diritti e libertà. Il tutto senza nascondersi mai.
Ne parliamo oggi perché ieri sarebbe stato il suo centovettesimo compleanno.
Freda Josephine McDonald nasce a Saint Louis il 3 giugno 1906. La madre, Carrie McDonald, è una lavandaia con sogni di gloria seppelliti dalla realtà. Carrie, infatti, avrebbe tanto voluto diventare una ballerina di successo. Il padre, Eddie Carson, è un batterista vaudeville che però abbandona la famiglia l’anno successivo, dopo la nascita del secondo figlio, Richard. Carrie si risposa con Arthur Martin, un nullafacente da cui ha altri tre figli: Richard, Margaret e Willie Mae.
Va da sé che la condizione socioeconomica della famiglia è molto bassa, tanto che Josephine è costretta a lavorare dopo la scuola a soli otto anni. Appena dodicenne abbandona definitivamente gli studi per lavorare a tempo pieno come cameriera al Club dove un anno più tardi incontra e sposa il suo primo marito. Sì, abbiamo capito bene: si sposa ad appena tredici anni. Il matrimonio, però, finisce molto presto: nel 1920 quando lei rompe una bottiglia di birra sulla testa di lui.
Josephine è comunque caparbia nelle sue scelte e non rinuncia alla sua indipendenza economica, seppur misera. Quando inizia ad assistere agli spettacoli di soli neri al Boxer Washington Theatre, inizia ad appassionarsi alla danza, così prende coraggio e decide di farsi avanti con il direttore del teatro il quale le concede un provino e la conferma come parte del cast. Questo suscita l’ira della madre che minaccia di cacciarla di casa se dovesse continuare per quella strada. Josephine, però, è più che mai convinta e ha abbastanza fiducia in sé per proseguire, anche se per farlo è costretta a vivere per strada.
È poco più di una bambina quando muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, passando dai piccoli teatri di Saint Louis a quelli più difficili di New York, dove si trasferisce in cerca di fortuna.
Piccola pausa: nel mentre nel 1921 sposa il fattorino di un albergo di Philadelphia William Baker, ma i due si lasciano quando lei decide di vivere stabilmente a New York.
Nel 1924 ottiene il ruolo nel musical Broadway “The Chocolate Dandies”, e il successo è immediato, tanto che l’anno successivo è in tournée europea con la “Revue nègre” al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, dove proprio nei suoi spettacoli c’era sempre il tutto esaurito.
Il suo ballo ha uno stile decisamente unico: riesce sapientemente a coniugare la musica afro con la cultura del varietà francese, aggiungendo quel pizzico di modernità che per l’epoca è il charleston: musica che spopolava già da tempo negli Stati Uniti ma che in Europa a metà anni Venti è ancora piuttosto sconosciuta. Tutta questa novità si unisce al fatto che Josephine non rinnega le sue origini popolari, ma al contrario le mette in risalto trasmettendo quella tenacia e imprevedibilità che unita all’amore che il decennio ha per il jazz e la musica nera, fa impazzire il pubblico e trasforma la Baker in un’icona. Gli uomini e le donne sono pazzamente innamorati di lei, e lei ricambia entrambi senza limiti, almeno fino a quando nel 1926 non conosce l’impresario teatrale italiano Giuseppe Abatino con il quale si sposa.
Nel 1927 è ancora in Europa, con spettacoli che incollavano il pubblico, dando emozioni sempre più forti e intense. È proprio in questo anno che al ballo aggiunge la musica, facendo uscire “J’ai deux amours”, del compositore francese Vincent Scotto (1874-1952).
Con la popolarità sempre più crescente del cinema le vengono proposti due ruoli, uno nel film “Zouzou” (1934) e l’altro ne “La principessa Tam Tam” (1935), ma con nessuno dei due ottiene lo stesso successo che la Baker ha nei teatri.
Rientra negli Stati Uniti nel 1936 dove però il pubblico la snobba, forse per i troppi anni passati in Europa, così decide di tornare definitivamente in Francia. Lo fa ma purtroppo non sarà felice a lungo perché il terzo marito muore improvvisamente qualche mese dopo.
Nel 1937 acquisisce ufficialmente la nazionalità francese, sposando Jean Lion, per il quale si converte anche all’ebraismo e si fa cambiare l’accento sul nome, divenendo Joséphine.
Nel 1940 la Francia viene occupata dalla Germania nazista ma Joséphine è decisa non solo di rimanere nella sua nuova patria, ma anche di mettersi a disposizione. Grazie alla stretta amicizia con l’ufficiale del controspionaggio Jacques Abtey, viene reclutata come informatrice nei servizi segreti della Francia libera. Come personaggio di fama e successo può infatti muoversi liberamente, raccogliere informazioni in ricevimenti dell’alta società e ambasciate. Le sue informazioni viaggiano con lei in tutta la Francia, ma anche in Portogallo, Spagna e Marocco dove contribuiscono all’Operazione Torch del 1942: lo sbarco alleato in Marocco e Algeria.
Proprio in Marocco, grazie all’aiuto di Ahmed Belbachir Haskouri – membro della corte reale – riesce a organizzare una rete volta a ottenere passaporti spagnoli e marocchini per tutti gli ebrei in fuga. Nel 1941 si ammala, ma continua lo stesso la sua missione trasformando la casa di Marrakech in un rifugio per agenti e perseguitati.
Entra a far parte del servizio femminile dell’Armée de l’air, sbarcando a Marsiglia nel ’44 ed esibendosi per le truppe alleate in Germania e Italia, dove diventa a tutti gli effetti simbolo di vittoria. A fine conflitto acquisisce il grado di capitano e Charles de Gaulle la decora con la Legion d’onore.
Nel 1947 si sposa per l’ultima volta, con il compositore e direttore d’orchestra Jo Bouillon. Visto che Joséphine non può avere figli, i due decidono di adottare dodici bambini di etnie diverse, definendosi la “tribù arcobaleno”. I figli sono: Jeannor e Akio (Giappone); Jari (Finlandia), Luis (Colombia); Jean-Claude, Moïse e Noël (Francia); Marianne e Brian (Algeria); Kokki (Costa d’Avorio), Mara (Venezuela) e Stellina (Marocco). Anche se la famiglia è decisa a dimostrare che l’amore non conosce confini, né differenza d’appartenenza sociale, i due non resistono molto al matrimonio e divorziano nel 1961.
Nonostante abbia dimostrato il suo valore in Europa, quando torna negli Stati Uniti continua per lei il trattamento più becero. Il 16 ottobre 1951 è ospite di Roger Rico e della moglie dello Stark Club di New York per una cena. I camerieri, però, la ignorano e la privano del servizio. Joséphine è così costretta ad andarsene ma non demorde: denuncia l’accaduto alla NAACP (una delle prime istituzioni per i diritti civili dei neri) che organizza una protesta pubblica, chiedendo persino l’intervento dell’FBI che però se ne tira fuori.
Testimone dell’evento è Grace Kelly che, indignata quanto Josephine, lascia il locale insieme a tutte le persone con cui era presente, giurando di non tornarci più. Da quel giorno Grace e Joséphine stringono una forte amicizia che durerà per tutta la vita.
Anche se la Kelly si allea apertamente con lei, la Baker è vittima di minacce e ritorsioni da parte di tutta la stampa americana, ma ancora… non rimane in silenzio. È pronta anche a sacrificare se stessa pur di far valere gli stessi diritti per tutti. Quando, però, l’FBI apre un dossier su di lei credendo alle parole del giornalista Walter Winchell che la accusa di simpatie fasciste, si sente del tutto tradita dagli Stati Uniti.
Si trasferisce così definitivamente in Francia, ma i problemi e le false accuse raggiungono l’Europa, mandando all’aria tutto il suo lavoro che la porta a una profonda crisi economica. La aiutano Brigitte Bardot e Grace Kelly le quali finanziano i suoi spettacoli, le mettono a disposizione case e la principessa di Monaco riesce persino a rendere i figli della Baker a carico della Croce Rossa monegasca.
Si riprende solo negli anni ‘70 quando gli spettacoli, patrocinati da Grace Kelly, dal principe Ranieri III e Jackie Onassis, tornano ad avere il successo di un tempo. È proprio dopo l’ultimo, tenutosi a Parigi il 12 aprile 1975, che Josephine muore nella notte, durante il sonno, per un’emorragia cerebrale.
Oggi Joséphine riposa nel cimitero del Principato di Monaco, è stata sepolta con l’uniforme militare francese e con le medaglie ricevute per la Resistenza.
Nel 1994 l’Unione Astronomica Internazionale le intitola un cratere sulla superficie di Venere: il Cratere Baker.
Il 30 novembre 2021 è entrata nel mausoleo del Pantheon di Parigi fra i grandi di Francia. Nel suo cenotafio sono presenti porzioni di terra provenienti da Saint Louis, Parigi e dal Principato di Monaco.

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