Ci sono alcuni titoli che vengono “spammati” (pubblicizzati in maniera eccessiva) praticamente ovunque, che anche quando esci di casa trovi qualcuno che tiene il libro sotto il braccio o sul treno trovi qualcuno che lo legge con evidente interesse. Incuriositi, ci siamo anche noi approcciati a “Le bugie del mare”, di Kaho Nashiki. Come sapete, noi siamo davvero affascinati dalla letteratura del Sol Levante con autori come la Yoshimoto, Murakami, Arikawa e Shimazaki, e avevamo già letto “Un’estate con la strega dell’Ovest” della Nashiki, quindi con un romanzo così tanto pubblicizzato ci sembrava una buona idea provare nuovamente. Beh, non è andata come speravamo.
sabato 24 settembre 2022
#DivinaCommedia: Canto XVII
Nel canto precedente abbiamo intravisto la figura spaventosa di Gerione e in questo lo osserviamo meglio.
Anche se stiamo nel girone degli usurai, infatti, ciò che si nota davvero del canto è la paura di Dante ma non nei confronti del peccato, bensì dell’ignoto. Quasi non vediamo l’usura, come questa ci appartenga nel quotidiano o nell’ambiente. Probabilmente perché per farlo dobbiamo scavare molto in profondità.
Permettiamoci di domandarci: quanto mi aspetto dagli altri? Se do un aiuto o una mano, lo faccio davvero per amore, o voglio che mi sia ridato in cambio molto di più di quanto ho dato?
Vi ricordiamo - e lo faremo anche dopo - che analizziamo la Divina Commedia dal punto di vista esoterico, quindi ometteremo le immagini chiare. Ricordiamo inoltre che ogni personaggio che vediamo, da Dante e Virgilio a ogni anima presente, sono solo piccole o grandi parti di noi stessi.
Anche se stiamo nel girone degli usurai, infatti, ciò che si nota davvero del canto è la paura di Dante ma non nei confronti del peccato, bensì dell’ignoto. Quasi non vediamo l’usura, come questa ci appartenga nel quotidiano o nell’ambiente. Probabilmente perché per farlo dobbiamo scavare molto in profondità.
Permettiamoci di domandarci: quanto mi aspetto dagli altri? Se do un aiuto o una mano, lo faccio davvero per amore, o voglio che mi sia ridato in cambio molto di più di quanto ho dato?
Vi ricordiamo - e lo faremo anche dopo - che analizziamo la Divina Commedia dal punto di vista esoterico, quindi ometteremo le immagini chiare. Ricordiamo inoltre che ogni personaggio che vediamo, da Dante e Virgilio a ogni anima presente, sono solo piccole o grandi parti di noi stessi.
venerdì 23 settembre 2022
#Racconti: La folla e il comizio
Oggi, in una metropoli imponente, un’immensa folla di cittadini si riunisce in una piazza importante del centro urbano.
Sono tutti intenti ad ascoltare quel politico che professa la propria fede partitica credendosi Gesù Cristo che predica il Vangelo.
Ad ascoltare c’era gente di ogni tipo.
giovedì 22 settembre 2022
#Arte: Laocoonte e i suoi figli
Nella storia dell’Eneide, la fiducia nel prossimo non è che fosse una cosa così scontata, e lo sapeva bene Laocoonte. Nell’articolo di oggi parleremo dell’opera “Laocoonte e i suoi figli” (abbreviato poi in “Gruppo del Laocoonte”). Situata presso i Musei Vaticani, si tratta probabilmente di una copia di una versione del 150 a.C. di tre scultori: Agesandro, Atenodoro e Polidoro. Viene citata per la prima volta da Plinio il Vecchio, che la descrive presso l’abitazione dell’imperatore Tito (decimo imperatore romano).
Ma perché si parla di “copia”? Se ci rifacciamo sempre al trattato di Plinio, l’autore scrisse: “Nel Laocoonte, che è nel palazzo dell'imperatore Tito, opera che è da anteporre a tutte le cose dell'arte sia per la pittura sia per la scultura. Da un solo blocco per decisione di comune accordo i sommi artisti Agesandro, Polidoro e Atenodoro di Rodi fecero lui e i figli e i mirabili intrecci dei serpenti.” L’opera mostra come non si possa parlare di un solo blocco di marmo, ma di più pezzi composti insieme. Vediamo insieme la storia di Laocoonte e l’opera che potete trovare all’interno della Città del Vaticano.
mercoledì 21 settembre 2022
#Pensieri: L’estate che non è mai arrivata
Il 21 giugno è la data che ha dato formalmente inizio all’estate, ma come mai anche dopo che è finito agosto, io ancora non l’ho sentita?
Sarà forse cambiata la mia sensibilità, sarà che il disincanto si accumula anno dopo anno, o sarà semplicemente che sono cresciuto.
#Costume&Società: Radici
Banalità che si dicono senza rendersene conto, espressioni che lì per lì proferiamo, ma che riflettendoci, non hanno senso.
Alberi immobili, magari secolari, destinati dalla natura a crescere e morire nello stesso posto in cui sono nati.
Ma per gli esseri umani? Il Creatore, a quanto pare, ci ha dotati di gambe, delle facoltà di apprendimento e di adattamento.
Ecco dire: “Io non posso allontanarmi da qui, qui ci sono le mie radici”, è sicuramente un’espressione mortificante per la natura umana e una scusa per mascherare la paura dell’ignoto.
Ma non interpretate male queste parole, questa non è di certo una critica verso chi sceglie di crescere e vivere consapevolmente in un luogo, né verso le persone che hanno scelto per vocazione di restare dove sono sempre state.
Ovviamente neanche si deplora l’esperienza accumulata in un luogo e l’importanza che quel posto ha rivestito per l’individuo.
Questo articolo si pone invece come analisi di un problema radicato nel timore dell’ignoto.
Alberi immobili, magari secolari, destinati dalla natura a crescere e morire nello stesso posto in cui sono nati.
Ma per gli esseri umani? Il Creatore, a quanto pare, ci ha dotati di gambe, delle facoltà di apprendimento e di adattamento.
Ecco dire: “Io non posso allontanarmi da qui, qui ci sono le mie radici”, è sicuramente un’espressione mortificante per la natura umana e una scusa per mascherare la paura dell’ignoto.
Ma non interpretate male queste parole, questa non è di certo una critica verso chi sceglie di crescere e vivere consapevolmente in un luogo, né verso le persone che hanno scelto per vocazione di restare dove sono sempre state.
Ovviamente neanche si deplora l’esperienza accumulata in un luogo e l’importanza che quel posto ha rivestito per l’individuo.
Questo articolo si pone invece come analisi di un problema radicato nel timore dell’ignoto.
martedì 20 settembre 2022
#Libri: Le lupe di Pompei
“Come erano trattati gli schiavi di Roma? Più o meno come noi trattiamo gli elettrodomestici.” Questa frase, di Alberto Angela, ci è rimasta impressa per interi anni. Non abbiamo mai giudicato i comportamenti umani del passato, soprattutto se risalgono a più di duemila anni fa, ma la sensazione nel leggerla ci ha gelate, marcandoci esattamente come quando vediamo i documentari sui campi di concentramento. È normale connettersi maggiormente con quanto accaduto negli anni quaranta del Novecento, avendo diverse fonti storiche: visive e orali; sono sotto ai nostri occhi costantemente, soprattutto se vive nelle grandi città e sopratutto se si ha avuto la fortuna di ascoltare i fatti direttamente da chi li ha vissuti.
Da romani – anche se due di noi sono siciliani, ma sappiamo bene quanto il nome di Roma appartenga un po’ a tutti su questo spicchio di pianeta – assaporiamo la storia a trecentosessanta gradi, ma è davvero difficile tastare con mano quello che è accaduto, soprattutto quando si tratta della vita degli schiavi.
Fortunatamente la Fazi Editore ci ha dato l’opportunità di leggere in anteprima il romanzo di Elodie Harper: “Le lupe di Pompei”, da oggi disponibile in ogni libreria. Abbiamo ancora addosso gli odori, i sapori, i rumori di una sudicia, quanto ricca, Pompei.
Da romani – anche se due di noi sono siciliani, ma sappiamo bene quanto il nome di Roma appartenga un po’ a tutti su questo spicchio di pianeta – assaporiamo la storia a trecentosessanta gradi, ma è davvero difficile tastare con mano quello che è accaduto, soprattutto quando si tratta della vita degli schiavi.
Fortunatamente la Fazi Editore ci ha dato l’opportunità di leggere in anteprima il romanzo di Elodie Harper: “Le lupe di Pompei”, da oggi disponibile in ogni libreria. Abbiamo ancora addosso gli odori, i sapori, i rumori di una sudicia, quanto ricca, Pompei.
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