Torno a parlare di un altro dipinto, conosciuto sempre colorando con la mia app passatempo che ormai è diventata fondamentale nei miei momenti di relax, anche se la vista ne risente un po’.
Oggi vediamo insieme “Ritratto di Elisabeth Ledere”, opera a olio su tela di Gustav Klimt (1862-1918), realizzata tra il 1914 e il 1916 e quindi facente parte della produzione matura dell’artista austro-ungarico.
La tela, di formato verticale – 180,4 cm x 130,5 cm circa – rappresenta la figura della giovane in piedi, e quindi è una delle poche opere dell’artista raffiguranti un soggetto per intero, vestita con un tipico abito a fattura cinese.
Oggi vediamo insieme “Ritratto di Elisabeth Ledere”, opera a olio su tela di Gustav Klimt (1862-1918), realizzata tra il 1914 e il 1916 e quindi facente parte della produzione matura dell’artista austro-ungarico.
La tela, di formato verticale – 180,4 cm x 130,5 cm circa – rappresenta la figura della giovane in piedi, e quindi è una delle poche opere dell’artista raffiguranti un soggetto per intero, vestita con un tipico abito a fattura cinese.
Elisabeth Lederer (1894-1944) era la figlia dei mecenati viennesi August e Serena Lederer, tra i principali sostenitori dell’artista ai quali erano molto legati.
I Lederer erano una delle famiglie più ricche di Vienna in quell’epoca, secondi solo ai Rothschild, per questo erano circondati dagli artisti più in voga e talentuosi che erano ben contenti di poter realizzare per loro anche opere private.
Quando nel 1938 l’Austria venne annessa alla Germania, molte opere della collezione dei Lederer furono saccheggiate, essendo la famiglia di origine ebraica. Miracolosamente, però, il ritratto di Elisabeth sopravvisse non solo alla confisca da parte dei tedeschi, ma anche all’incendio nel castello austriaco dove fu portato in salvo. Possiamo definirlo letteralmente un dipinto salvato dal male del mondo.
Il legame tra i Lederer e Klimt era così stretto che Elisabeth riuscì a salvarsi la vita sostenendo – falsamente – che Klimt fosse suo padre. Ovviamente le fu d’aiuto anche il fatto che un suo parente era negli alti ranghi nazisti, così ottenne il documento che la svincolava dalla persecuzione e poté rimanere a Vienna fino alla sua morte, avvenuta nel 1944 per malattia.
Il ritratto, così diverso da quelli “dorati” di Klimt (come il “Bacio” o “Ritratto di Adele Blach-Bauer I”) ha del simbolismo che è più sobrio e psicologico.
Senza l’oro o i mosaici ornamentali, tutta la nostra concentrazione è proprio sulla figura e lo sguardo di Elisabeth. La postura elegante, il contesto intimo riflettono il potere della famiglia e la sua posizione sociale. I colori naturali e sobri, i toni della pelle delicati sanno dare un effetto realistico ed elegante.
Nel momento in cui è stata realizzata l’opera, l’oriente era molto in voga nell’élite europea di inizio Novecento, ed è proprio per questo motivo che la giovane Elisabeth viene rappresentata con un abito che ricorda quelli tipici cinesi, e con altre figure asiatiche sullo sfondo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il dipinto venne ufficialmente restituito alla famiglia, e successivamente entrò nella collezione privata di Leonard A. Lauder (1933-2025), erede della casa di cosmetici Estée Lauder.
Il 18 novembre 2025 il “Ritratto di Elisabeth Lederer” viene venduto all’asta da Sotheby’s a New York per 236,4 milioni di dollari, diventando così l’opera d’arte moderna più costosa mai venduta all’asta e tra le più costose in assoluto al mondo.
Al momento ancora non sappiamo l’identità dell’acquirente, ma possiamo immaginare sia una persona molto fortunata, oltre che dotata di buon gusto.

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