Ciao Julia, mi ritrovo a scrivere questo articolo nel giorno del tuo compleanno. Non è ironica la vita? E dato che il tuo compleanno cade lo stesso giorno in cui John Lennon e Paul McCartney si conobbero, la vita sa essere ancora più ironica.
Oggi parliamo di “Blackbird”, canzone presente nel White Album (1968) e scelta da Julia come suo username di Instagram.
Anche se, come al solito, il brano porta gli accrediti Lennon/McCartney, il brano è stato scritto solo dal secondo. Il che è molto strano, se pensiamo al testo.
In effetti può sembrare una semplice ballata acustica, ma in realtà il testo nasconde tanti significati simbolici. Come abbiamo visto già in molti brani precedenti era John Lennon l’amante dei messaggi criptici, si vede che qui Paul ha voluto seguire la scia del suo amico, chissà perché…
In effetti può sembrare una semplice ballata acustica, ma in realtà il testo nasconde tanti significati simbolici. Come abbiamo visto già in molti brani precedenti era John Lennon l’amante dei messaggi criptici, si vede che qui Paul ha voluto seguire la scia del suo amico, chissà perché…
Per il testo completo potete cliccare qui.
Paul McCartney si trovava nella sua fattoria in Scozia quando ha scritto “Blackbird”. In quel periodo seguiva con particolare interesse ciò che stava accadendo negli Stati Uniti: le tensioni razziali e la violenza contro il movimento per i diritti civili degli afroamericani crescevano a vista d’occhio e la sua preoccupazione per le notizie che arrivavano da oltreoceano lo tenevano sempre più incollato agli avvenimenti.
Quando il 4 aprile 1968 Martin Luther King venne assassinato, Paul ne fu terribilmente colpito emotivamente, così decise di mettersi a scrivere una canzone che desse speranza e incoraggiamento a chi stava combattendo per ottenere uguaglianza e libertà.
Questi eventi, nella cronologia di vita di Paul McCartney, furono solo le gocce che fecero traboccare il vaso, perché quello che lo scosse particolarmente e che quindi lo influenzò maggiormente è datato 1957.
A Little Rock, in Arkansas, quell’anno nove studenti afroamericani tentarono di iscriversi alla Central High School dopo la storica sentenza della Corte Suprema che aveva dichiarato incostituzionale la segregazione scolastica. Nonostante questo, però, il loro ingresso all’istituto avvenne con violente proteste che fecero scendere in campo l’esercito federale per ristabilire l’ordine.
“Blackbird” letteralmente significa “merlo”, ma qui arriva il gioco di parole geniale. Nel gergo britannico degli anni Sessanta la parola “bird” significava “ragazza”, quindi già dal titolo nella mente di Paul c’era la voglia di dedicare il messaggio a una giovane donna afroamericana.
Uno dei versi più celebri della canzone è proprio: “Take these broken wings and learn to fly/all your life, you were only waiting for this moment to arise” (trad. “Prendi queste ali rotte e impara a volare/per tutta la tua vita, hai solo aspettato questo momento per rinascere”), lo stesso che è diventato metafora simbolica e potente della lotta contro la discriminazione.
Un po’ come alla Frozen, per tutta la vita una ragazza si è dovuta sentire sbagliata per qualcosa che è solo la sua natura (in questo caso la pelle nera) ma è proprio da questo dolore che è arrivato il momento di rialzarsi, proprio perché “non è un difetto, è una virtù e non la fermerò mai più”.
Un messaggio importante per poter passare all’istante e senza barriere, deve essere diretto, semplice, e così è tutto il testo di “Blackbird”. Può sembrare una ninna nanna, che invita ad avere fiducia nel futuro. Il merlo canta nel cuore della notte e poi vola verso la luce, a ricordarci che anche nei momenti più oscuri della nostra vita possiamo rimanere gioiosi, leggeri, perché solo così potremmo trovare presto la nostra luce, l’uscita dalla negatività.
Proprio per la capacità di parlare a tutti, di qualsiasi problema, questo brano ha saputo passare di generazione in generazione mantenendo sempre la sua forza emotiva.
Dal punto di vista musicale, Paul ha dichiarato di essersi ispirato alla Bourrée in MI minore di Johann Sebastian Bach, per questo qui la sua composizione di chitarra è tra le più raffinate della sua carriera. Ma, e se ci pensiamo è pazzesco, lo stesso riff utilizzato risale agli anni Cinquanta, quando insieme a George Harrison suonavano alle feste proprio un pezzo di liuto di Bach.
La tecnica utilizzata è il fingerstyle, nella quale il pollice mantiene il movimento dei bassi mentre le altre dita sviluppano la melodia. In questo modo si ha l’impressione che siano presenti contemporaneamente più strumenti, anche se chi suona è solo un musicista.
Il battito che si sente durante il brano non è un metronomo, ma il piede di Paul che batte a tempo sul pavimento dello studio. Anche se girano alcune voci secondo cui per l’occasione avrebbe indossato delle scarpe da tip tap, questo dettaglio non è mai stato confermato ufficialmente.
Il canto del merlo, invece, è stato preso da un effetto sonoro proveniente dagli archivi EMI, a testimonianza di quanto Paul amasse il progresso tecnologico del tempo e cercasse ogni pretesto per poterlo inserire.
Anche se il brano è dei Beatles, l’intera performance registrata è stata realizzata solo da Paul McCartney. Questo rende il brano ancora più semplice e chi lo ascolta ha l’impressione di assistere a un’esibizione privata.
Al momento della sua uscita negli Stati Uniti, si è posizionata alla ventisettesima posizione della Billboard Hot 100, raggiungendo la sesta posizione nella Hot Country Songs.
A oggi è ancora considerata una delle canzoni più belle della band, con all’attivo numerose cover di artisti emergenti e più importanti, come Judy Collins, Neil Diamond, Billy Preston e tantissimi altri.
A oltre mezzo secolo dalla sua pubblicazione, Blackbird continua a essere interpretata come un inno alla dignità umana, alla resilienza e alla speranza.

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