lunedì 13 luglio 2026

#Costume&Società: La nuova ossessione per la routine perfetta

Ho sempre amato l’idea della routine
: da bambina disegnavo le mie giornate ora dopo ora e ammetto che i miei video preferiti, quelli che uso come relax sono vedere la giornata degli altri o i momenti pulizia. Eppure c’è una considerazione da fare: le routine dovrebbero essere cucite su misura da noi. Nessuno può dirci come iniziare la giornata, cosa fare per prima cosa, cosa tralasciare. Nessuno, neanche ChatGPT. Trovo aberrante che le persone si facciano organizzare la giornata da un’intelligenza artificiale, perdonate il mio modesto e totalmente inutile giudizio.


TikTok più di Instagram – forse perché perdo più tempo sul primo, dove per più tempo intendo un totale di quindici minuti al giorno – ha migliaia di video intitolati “morning routine”, condivisi come consiglio ma che, fatemelo dire, sembrano più una giornata da regime militaresco.
Sveglia alle cinque. Acqua tiepida e limone. Dieci minuti di meditazione, allenamento. Doccia fredda. Skincare in più passaggi. Colazione “funzionale”. Journaling con obiettivi scritti in stampatello ordinato che neanche un amanuense. Tutto questo prima delle otto del mattino. Ma seriamente? 

La routine non è di certo un’invenzione contemporanea. Psicologi e neuroscienziati concordano da tempo sul fatto che le abitudini riducono il carico decisionale e aiutino l’autoregolazione. Automatizzare alcune azioni quotidiane libera energia mentale. Allora, se è tutto bello e positivo, perché ce l’ho tanto con i video di Tiktok? Il punto non è la routine in sé, ma la sua idealizzazione.


Non raccontiamoci balle, quei video hanno un sottotesto tossico: se fai così tutti i giorni, allora diventerai una persona di successo perché alleni la tua autodisciplina e, come controlli il tuo tempo, così controlli la tua vita. Sciocchezze. Come sono sciocchezze la skincare da cinque passaggi minimo (vi ringraziano solo le aziende cosmetiche ed eventuali dermatologi, di certo non la vostra pelle), il journaling guidato con planner strutturati con tanto di app che possono aiutare nel tracciamento delle abitudini. Anche meno.

E attenzione: ci sono caduta anche io nel passato, fino ad arrivare alla conclusione che stiamo entrando nella cultura della performance. Abbiamo capito che la produttività estrema è tossica, che lavorare più di otto ore al giorno per arricchire una minoranza al mondo non ha più senso, eppure quella stessa minoranza, accettando il nostro legittimo cambiamento di pensiero per non cadere, ha da continuà a magnà, come poterlo fare, quindi? Prendendoci in giro consigliandoci azioni essenziali di cui non abbiamo assolutamente bisogno per poter crescere.

Mattina dopo mattina, sera dopo sera, ciò che dovrebbe essere un momento di puro relax, di consapevolezza delle nostre azioni o di gratitudine si trasforma presto in un micro-esame di efficienza. E, proprio come accade con il consumismo, vogliamo sempre di più imponendoci così step di routine sempre più quadrati e pressanti. Se segui il metodo giusto, sarai più ricco, più sano, più centrato. Se fallisci, è perché non ti sei impegnato abbastanza. Così quello che è normale nel processo per il successo – il fallimento, appunto – diventa qualcosa da sconfiggere, da non dover neanche menzionare nei nostri pensieri più inconsci ed ecco che non ci permettiamo più l’andare oltre gli schemi, il vivere davvero al di fuori della nostra mente.

Essere organizzati va bene, anzi, è fondamentale per certi tipi di persone, io in primis. Ma diversi studi sulla salute mentale mostrano che l’eccessiva auto-ottimizzazione può aumentare stress, ansia e senso di inadeguatezza, soprattutto quando il confronto avviene attraverso i social dove i video di routine sono ovviamente filmati curati, montati e filtrati. Mostrano solo il risultato potenziale, non la fatica, la noia, i giorni storti o quelli in cui si salta.
Le abitudini funzionano solo quando sono adattabili al contesto. Quando diventano rigide, identitarie, non sono più disciplina positiva, ma una rigidità compulsiva che può trasformarsi in fonte di frustrazione.

La routine fa bene? Sì, certo, è uno strumento importantissimo che ci sostiene e riesce a farci finire la giornata senza aver dimenticato qualcosa, ma se la utilizziamo per dimostrare il nostro valore, allora lì abbiamo un problema. Migliorarsi è sacrosanto, ma l’unico modo in cui si può fare è guardarsi dentro e cambiare ciò che non va, non di certo svegliarsi prima dell’alba per fare chissà che cosa di esterno a noi.

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