lunedì 6 luglio 2026

#Personaggi: Frida Kahlo

Oggi parliamo di una grande artista del Novecento: Frida Kahlo, che proprio in questo giorno avrebbe compiuto il suo centodiciannovesimo compleanno
. La sua arte nasce da un’esperienza diretta del dolore e della solitudine, vissuti in prima persona e trasformati in immagini attraverso un uso costante dell’autoritratto. Il suo corpo, segnato dall’incidente, diventa il centro della sua produzione, correlato da simboli legati all’identità messicana e alla sua vita interiore.


Conosciamo bene le sue opere che mescolano elementi realistici a simbolici e fantastici, ha infatti spesso accostato dettagli quotidiani a immagini disturbanti o surreali. Pur entrando in contatto con il surrealismo, quindi, la Kahlo sviluppa uno stile personale in cui non si fugge dal dolore. Ci insegna che con l’immaginazione e l’arte possiamo rendere visibile ogni nostra esperienza emotiva.

Al solito utilizzerò i verbi al presente per mia personale scelta stilistica che mi porta a essere più vicina con il personaggio di cui parliamo. 

Frida Kahlo nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacán, un villaggio nella periferia di Città del Messico. Il padre, Guillermo Kahlo Kaufmann è un fotografo tedesco, mentre la madre è Matilde Calderón y Gonzàlez di famiglia benestante con origini spagnole e amerinde.
Fin dalla sua infanzia, Frida sviluppa un forte legame con il Messico tanto da dire a chiunque di essere nata nel 1910, anno della rivoluzione messicana. Si avverte fin da subito la sua personalità forte e indipendente, anche portata dal fatto che i suoi problemi fisici iniziano a mostrarsi fin da subito: è affetta da spina bifida, anche se inizialmente le viene fatta la diagnosi di poliomielite.

La pittura non è tra i suoi obiettivi. Dopo aver concluso la scuola tedesca Collegio Alemán, nel 1922 si iscrive alla Escuela Nacional Preparatoria con l’obiettivo di diventare medico, entrando in contatto con ambienti politicamente attivi e iniziando a dipingere solo per interesse personale. La politica, però, ha un ruolo così centrale nella sua vita che si avvicina molto allo studente di diritto e giornalista Alejandro Gómez Arias, del quale si innamora.

Nel 1925 un grave incidente stradale cambia radicalmente la sua vita. Il 17 settembre 1925, uscita dalla scuola proprio con Alejandro, l’autobus sul quale erano i due si scontra con un tram e lei si ritrova con una situazione grave: la colonna vertebrale spezzata in tre punti, si frantuma il collo del femore e le costole, più altre numerose fratture alla gamba sinistra, al piede e alla spalla che la portano a subire trentadue operazioni chirurgiche. Costretta all’immobilità, è proprio in questo periodo che Frida inizia a dipingere seriamente, realizzando i suoi primi autoritratti.

Con la sua determinazione, che non ha mai perso neanche a seguito dell’incidente, un bel giorno decide di entrare in contatto con il pittore Diego Rivera che la introduce nel panorama artistico e politico messicano. Rivera, infatti, rimane molto colpito dallo stile della Kahlo, tanto che nel 1928 la fa iscrivere al Partito Comunista e nel 1929 la sposa. I due danno inizio a una relazione intensa quanto tormentata, segnata da numerosi tradimenti reciproci.

Frida inizia a farsi conoscere anche fuori dal Messico, e lo fa negli USA dove le vengono commissionati lavori importanti sia al Rockefeller Center di New York, che all’Esposizione universale di Chicago. Ma quando comincia a mettere la politica anche lì, queste commissioni vengono interrotte.
Il vero dolore americano, però, arriva quando si accorge di essere rimasta incinta e perde subito il bambino. Torna così in Messico, dove continua a dipingere e a costruire la propria identità artistica e culturale.

Anche se Frida e Diego vivono in case separate seppur collegate per poter avere i propri spazi personali, la relazione non sembra avere problemi, almeno fino al 1939 quando lui la tradisce con la sorella Cristina. Questo per Frida è troppo e quindi decide di divorziare. Nel 1940, però, i due si risposano.

Ora Frida sviluppa ulteriormente il suo stile, influenzato anche da quello del marito. Si orienta maggiormente verso un linguaggio naïf e verso richiami all’arte popolare e alle tradizioni precolombiane, con cui afferma la propria identità messicana, evidente anche nel suo modo di vestire.
Parallelamente vive un forte dolore personale per l’impossibilità di avere figli e porta avanti una vita sentimentale intensa e non convenzionale, con relazioni sia con uomini che con donne, tra cui figure di rilievo come Lev Trotsky e André Breton. Rimane profondamente legata agli ambienti politici e culturali dell’epoca, rafforzando il suo impegno nel Partito Comunista Messicano e frequentando personalità influenti.
Nel 1953 partecipa anche a un’iniziativa internazionale firmando una richiesta di grazia per i coniugi Rosenberg.

Nello stesso anno le sue condizioni di salute peggiorano drasticamente, fino ad arrivare all’amputazione della gamba destra a seguito di un’infezione che non le ha potuto evitare la gangrena.
Muore il 13 luglio 1954 a seguito di un’embolia polmonare e, per le sue volontà, viene cremata con un rito ateo. Le sue ceneri sono conservate in quella che è stata la sua casa, ora sede del Museo Frida Kahlo.

Frida ha lasciato un’eredità artistica e personale profondamente legata al dolore, all’identità e alla libertà. Oltre che a una figura di totale esempio di dinamismo, indipendenza e forza che non sa fermarsi anche di fronte al male della vita.

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