lunedì 9 marzo 2026

#Personaggi: Anna Magnani

È con il tremore alle mani che mi accingo a scrivere, poi a correggere, editare e pubblicare questo articolo omaggio alla vita dell’immensa Anna Magnani. Visto che sabato 7 marzo sarebbe stato il suo centodiciottesimo compleanno, eccoci qui a parlare di una delle migliori attrici del cinema italiano e internazionale.

Ora, lungi da me essere la sua biografa, la sua critica, o qualsiasi cosa abbia anche solo il vago sentore di super professionalità. Io ho dovuto riassumere i punti più importanti della sua vita, ma se vi interessa potete leggere il libro Nannarella, di Giancarlo Governi
Al solito i verbi qui presenti sono al presente per una mia personale scelta stilistica che mi avvicina maggiormente al personaggio e ai tempi.
  
Anna Magnani nasce a Roma il 7 marzo 1908 vicino Porta Pia. La madre, Marina Magnani, non è sposata né ha una relazione seria con il padre della piccola Anna, così appena partorisce affida la bambina alla madre – quindi nonna materna – Giovanna Casadio. Per questo motivo Anna cresce in via San Teodoro, tra il Campidoglio e il Palatino.
A casa con la nonna Anna cresce circondata da donne, le sue zie: Dora, Maria, Rina, Olga e Italia. Lo zio Romano è l’unico uomo, ma questo di certo non pesa alla bambina.
Studia per qualche mese in un collegio di suore francesi, poi inizia a studiare pianoforte e si iscrive al Liceo Musicale Santa Cecilia.
Proprio in questa fase della crescita, Anna si reca ad Alessandria d’Egitto per andare a trovare – potremmo dire a conoscere – la madre che era scappata lì per sposare un ricco austriaco. Il viaggio non va bene e Anna rimane molto provata dall’assenza d’affetto tra le due, così tornata a Roma decisamente piena di dolore interiore, decide di abbandonare la musica e di iniziare con la recitazione, che diventerà poi la sua vera vocazione.

Nel 1927 si iscrive così alla scuola di arte drammatica Eleonora Duse, diretta da Silvio D’Amico e avente come insegnante Ida Carloni Talli. Il suo talento risulta naturale e molto alto, tanto che è lo stesso D’Amico a dire che non c’è nulla che la scuola possa davvero insegnarle.
Inizia fin da subito il suo lavoro con la compagnia Vergani-Cimara (1929-1932) diretta da Dario Nicodemi e proprio nei primi anni ’30 doppia Joan Crawford in “Pioggia”.
Con il cambio di compagnia e passando a quella di Antonio Gandusio, Anna Magnani lavora con Paolo Stoppa e questa strada la conduce nel grande schermo, quando esordisce ne “La cieca di Sorrento” (1934) di Nunzio Malasomma
L’anno seguente, più precisamente il 3 ottobre 1935, sposa il regista Goffredo Alessandrini, con il quale lavora in “Cavalleria” (1936). Ancora nel 1938 è in “La principessa Tarakanova” di Mario Soldati, ma qui doppiata da Marcella Rovena.


Il matrimonio con Alessandrini non dura molto, perché i due si separano nel 1940 e come spesso accade nella vita quando un campo va male, un altro migliora. È il 1941 quando le viene proposto il primo ruolo importante, quello di Loletta Prima in “Teresa Venerdì”, di Vittorio De Sica. Per la prima volta sullo schermo, è alle prese con un personaggio complesso che può dare slancio e risaltare tutto il suo incredibile talento. 
E infatti le chiamate non tardano ad arrivare: nel 1943 è in “Campo de’ Fiori” con Aldo Fabrizi e sempre nello stesso anno partecipa a “Finalmente soli”, “La vita è bella” e “L’ultima carrozzella”.

Riesce a fare tutto questo nonostante il 23 ottobre 1942 dia alla luce il piccolo Luca, nato da una relazione con l’attore Massimo Serato che però di fare il padre non ne vuole sapere, così al piccolo viene dato il cognome della madre… proprio come accaduto a lei.
Intanto torna a teatro, partecipando agli spettacoli con Totò, e ancora recita nelle opere “Cantachiaro” (1944) e “Soffia so’…” (1945).
Il 1945 sancisce il primissimo successo riconosciuto e il primo passo verso la fama mondiale: vince il Nastro d’argento per la sua interpretazione in “Roma città aperta” di Roberto Rossellini; poi si aggiudica il secondo, più il premio Venezia per “L’onorevole Angelina” (1947) e il terzo per “L’amore” (1948).
Altre grandi interpretazioni del decennio sono visibili in: “Abbasso la miseria!” (1945), “Abbasso la ricchezza!” (1946), “Quartetto pazzo” (1946) e “Avanti a lui tremava tutta Roma” (1946).

Non sappiamo bene quando lei abbia cominciato a fare le ricerche sul padre, sappiamo solo che è stato in età adulta. Riesce ad arrivare al nome dell’uomo, un certo giurista e nobiluomo calabrese dal nome Pietro Del Duce, e proprio per il cognome, Anna rifiuta categoricamente sia di conoscerlo che di farsi riconoscere come sua figlia.

Come accennato qualche paragrafo più in su, Anna Magnani inizia a farsi vedere a livello mondiale nella seconda metà degli anni Quaranta ed è proprio il decennio dopo che sancisce la sua ascesa nell’Olimpo degli attori.
Il 21 marzo 1956 vince l’Oscar come migliore attrice protagonista nel film “La rosa tatuata” (1956). È la prima attrice italiana e madrelingua non inglese a farlo. Sempre per lo stesso ruolo vince i BAFTA e il Golden Globe.
Nel 1958 è la miglior attrice a Berlino per il film “Selvaggio è il vento”, per il quale vince anche il primo David di Donatello. Sempre per lo stesso film ottiene la seconda candidatura all’Oscar. Nel 1959 ottiene il secondo David di Donatello per “Nella città l’inferno”.
Nel 1960 prende parte al film hollywoodiano “Pelle di serpente” insieme a Marlon Brando e Joanne Woodward, in un ruolo che Tennessee Williams scrive appositamente per lei. Sempre nello stesso anno rifiuta il ruolo di Cesira ne “La ciociara”, perché credeva di essere troppo avanti con l’età, lasciando il posto alla nuova stella nascente Sophia Loren.

Torna in Italia con “Risate di gioia” (1960) e “Mamma Roma” (1962), prima della chiamata della Francia, nel film di Claude Autant-LaraLa pila della Peppa” (1963) che però ha uno scarso successo che la frena un po’ dall’accettare nuovamente ruoli di protagonista.
Lavora però a teatro, con “La lupa” (1965) e “Medea” (1966) ammettendo in varie interviste che il cinema contemporaneo si sta allontanando un po’ troppo dal suo essere, per questo il rapporto sta diventando sempre più complicato.
Torna negli Stati Uniti nel 1969, con il film “Il segreto di Santa Vittoria”, di Stanley Kramer che le varrà una candidatura al Golden Globe.

Gli anni Settanta vedono un nuovo capitolo per la vita di Anna Magnani. Nonostante scopra di essere malata di un tumore al pancreas, accetta un nuovo tipo di lavoro, questa volta legato alla televisione: è presente nel ciclo di mini-film dal titolo “Tre donne”, ma divisi in capitoli: “La sciantosa”, “1943: Un incontro” e “L’automobile”. Questi tre film vanno in programmazione tra il 26 settembre e il 10 ottobre 1971 sull’attuale Rai 1 con un cast di partner eccezionali come Massimo Ranieri, Vittorio Caprioli, Enrico Maria Salerno e Marcello Mastroianni.

Nel 1972 divorzia ufficialmente da Goffredo Alessandrini.
Nello stesso periodo prende parte alla quarta pellicola, “Correva l’anno di grazia 1870” tramutata poi in serie televisiva dal titolo “1870” che viene trasmessa il 26 settembre 1973.

Anna, però, non potrà mai rivedersi alla televisione perché muore proprio in quel 26 settembre 1973, presso la clinica Mater Dei di Roma, accanto al figlio Luca e a Roberto Rossellini (con il quale ha sempre avuto una grande e profonda relazione seppur mai sfociata a lungo come “di coppia”), poche ore prima della messa in onda.
I funerali si tengono nella basilica di Santa Maria Sopra Minerva, poi viene sepolta al cimitero del Verano, fino al 1988 quando viene spostata nella cappella di famiglia a San Felice Circeo

Nel 2002 il MoMa di New York le dedica una retrospettiva con quattordici film.

Il 25 ottobre 2019 viene posto a Trastevere un busto con la targa “A Mamma Roma”.
A Cinecittà è presente la stella dedicata ad Anna Magnani.

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