martedì 31 marzo 2026

#Anime: Il messaggio nascosto di “Death Note”

Ultimamente con i miei amici ho parlato molto dell’anime Death Note, manga scritto da Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata e pubblicato sul finire del 2003.


Per i pochi che non lo conoscessero riassumo la trama in breve: Light Yagami è un ragazzo normale che viene in possesso del Death Note, un quaderno dotato di un potere soprannaturale capace di uccidere chiunque vi venga iscritto.

La storia ci fa riflettere sul senso di giustizia, sulla sete di potere e sulla moralità. Eppure poco si parla della solitudine che si impossessa sempre più dei protagonisti, fino a isolarli del tutto dagli altri, concentrati solamente nel loro scopo.
  
Light, inizialmente scettico sul potere del Death Note, si ritrova presto di fronte alla realtà dei fatti: il quaderno funziona e se inizialmente lo utilizza per uno scopo sulla carta nobile, cioè uccidere i cattivi che non vengono presi dalla giustizia, presto ne diventa ossessionato e si distacca in modo crescente dagli amici, dalla famiglia e dal mondo generando un senso di sé totalmente distopico e distante dalla natura umana.

Quella che nasce come solitudine volontaria per potersi dedicare totalmente al servizio del Death Note, diventa presto solitudine imposta. Da vantaggio per lasciare un mondo migliore, al terreno fertile per il collasso etico e psicologico. Chi ci rende decisori della vita – e della morte – degli altri? Perché non dare la possibilità di redenzione anche al peggiore dei criminali? E soprattutto: chi ci assicura che la morte sia una giusta condanna? Che ne possiamo sapere noi di quello che accade all’anima una volta lasciato il corpo?

Nell’opera originale Light è il classico narcisista: la sua immagine è del ragazzo bravo, bello e buono. Fa della perfezione la sua unica identità, tanto da risultare il migliore in assoluto in ogni campo. La vita lo benedice con un percorso tranquillo, senza nessun trauma ed è proprio per questo che una volta acquisito il potere del Death Note cresce in sé la sensazione del Dio onnipotente capace di salvare la Terra dal male. Sono tutti cattivi, tranne lui che sta facendo esattamente la stessa cosa per cui punisce: uccidere. La sua astuzia e spiccata intelligenza lo portano a combattere contro la polizia che gli dà la caccia, eppure non riesce a capire il suo limite. Ma da dove nasce la follia?

Quello che consiglio sempre a ogni genitore è lasciare che i propri figli, soprattutto se bambini, si annoino. Caricarli di attività, renderli sempre occupati è deleterio e può far nascere gravi problemi psicologici. Light ne è una dimostrazione.

Abituato a una vita tranquilla e senza intoppi, Light è perennemente annoiato e solo il Death Note riesce a dargli quell’emozione intensa. Proprio come un narcisista psicopatico, Light brama di rivivere la stessa emozione e ne diventa dipendente, portandolo nell’ossessiva voglia di farsi giustizia da sé, incurante delle persone che potrebbe ferire perché dopotutto non prova altre emozioni se non quella che lo fanno sentire un dio.

Sempre più lontano dalla società e da persone che possono volergli davvero bene, Light perde del tutto l’empatia, crogiolandosi nell’illusione del controllo totale che la penna sulle pagine ancora bianche sembrano dargli. Crescono in lui la superbia, l’arroganza, l’idea certa che stia operando sempre per il bene. In questo modo i limiti della sua morale si abbassano sempre più, trovando giusto uccidere anche un innocente, se questo si mette contro di lui.

Come è giusto che sia, non si dovrebbe pensare ai personaggi come bianchi o neri, ma nella loro scala di grigi che, nel caso di Light, abbiamo già affrontato.

Quello su cui vorrei soffermarmi è proprio come solitudine e noia, se nascoste o evitate in maniera tossica fin nei primi anni di vita, possano diventare un boomerang che colpisce diretto in faccia. Senza questi due aspetti della nostra vita non potremmo temperare la nostra volontà, ricercare in noi la nostra vera identità e andremmo sempre a rincorrere le emozioni forti che troppo spesso sono correlate a ciò che è illegale.

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