Dal 20 febbraio 2026, negli store online e nelle librerie, è possibile acquistare la nuova veste di Morte e usignoli di Eugene McCabe, scrittore irlandese celebre nel secolo scorso. Dopo una prima pubblicazione nell’anno 1997, agli albori della casa editrice Fazi Editore, torna nelle librerie – per la collana Le Strade – per raccontarci dell’Irlanda di fine Ottocento.
L’Irlanda di cui ci parla McCabe è quella rurale, quella dei proprietari terrieri e dei problemi della terra. Quella nel pieno della cosiddetta Land war, nella quale la maggioranza della popolazione è cattolica e contadina, ma le terre sono in mano a proprietari anglo-irlandesi protestanti. È quella che soggiace al potere del Regno Unito, che a fatica cerca una voce per poter urlare la propria indipendenza.
In questo clima si muove la protagonista, Beth, tra l’insofferenza degli irlandesi contadini e la necessità di evadere da un patrigno soffocante, che quando alza il gomito le riserva attenzioni che non dovrebbe. Beth ne desidera la morte da quando l’aveva udito picchiare la madre, anni prima, e la desidera ancora.
In questo clima si muove la protagonista, Beth, tra l’insofferenza degli irlandesi contadini e la necessità di evadere da un patrigno soffocante, che quando alza il gomito le riserva attenzioni che non dovrebbe. Beth ne desidera la morte da quando l’aveva udito picchiare la madre, anni prima, e la desidera ancora.
La libertà di Beth ha l’aspetto di Liam Ward, inaspettato arrivo alle dipendenze del padre. Ma sarà davvero il suo biglietto d’uscita da quell’inferno?
Quello che l’autore fa, in prima istanza, per raccontarci questa storia, non è solo descrivere l’Irlanda rurale, ma permetterci di viverla, con i suoi tumulti e i suoi dissapori, con i compiti quotidiani di chi la campagna la manda avanti con i propri sforzi. È una protagonista viva, partecipe, e non soltanto lo scenario su cui si svolgono i fatti narrati.
Beth vive e sopravvive al tempo stesso: in lei è impossibile non percepire il desiderio di cambiamento, di libertà, di fuga da un panorama che le sta stretto, che non le appartiene. Billy – formalmente suo padre, ma ha sempre sospettato che la madre di Beth l’abbia sposato quando già era incinta – è un vero padre-padrone di quei tempi, autoritario, crudele, i cui comportamenti sfociano in attenzioni sgradevoli, stonate. Il sogno di Beth è fuggire da quella realtà e allontanarsi da tutti, e l’amore è il motore di ciò che la spinge finalmente ad andarsene.
Beth è un personaggio ben delineato, come del resto lo sono anche gli altri, e la sua caparbietà, l’incapacità di arrendersi a quel che la vita le ha riservato sino a quel momento, è proprio ciò che farà la differenza nella sua personale storia, intrecciata a quella di un’Irlanda che ha voglia d’indipendenza – proprio come Beth.
Sebbene non rientri tra le letture che posso ritenere indimenticabili o indispensabili per l’anima, il sapore del riscatto nel finale – qualcosa d’impensabile, una volta scoperta la trama e svelati gli inganni dietro gesti e parole – mi ha lasciata piacevolmente stupita, proprio perché in grado di riconsegnare al lettore la speranza che, strada facendo, si è persa assieme alla protagonista.
È una storia di segreti e trame ordite alle spalle di tutti, ma anche e soprattutto di vendetta – e non soltanto per raggiungere un appagamento dell’anima, ma volta all’ottenimento di un riscatto.
Quello che l’autore fa, in prima istanza, per raccontarci questa storia, non è solo descrivere l’Irlanda rurale, ma permetterci di viverla, con i suoi tumulti e i suoi dissapori, con i compiti quotidiani di chi la campagna la manda avanti con i propri sforzi. È una protagonista viva, partecipe, e non soltanto lo scenario su cui si svolgono i fatti narrati.
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| Foto di Tomasz Filipek su Unsplash |
Beth è un personaggio ben delineato, come del resto lo sono anche gli altri, e la sua caparbietà, l’incapacità di arrendersi a quel che la vita le ha riservato sino a quel momento, è proprio ciò che farà la differenza nella sua personale storia, intrecciata a quella di un’Irlanda che ha voglia d’indipendenza – proprio come Beth.
Sebbene non rientri tra le letture che posso ritenere indimenticabili o indispensabili per l’anima, il sapore del riscatto nel finale – qualcosa d’impensabile, una volta scoperta la trama e svelati gli inganni dietro gesti e parole – mi ha lasciata piacevolmente stupita, proprio perché in grado di riconsegnare al lettore la speranza che, strada facendo, si è persa assieme alla protagonista.
È una storia di segreti e trame ordite alle spalle di tutti, ma anche e soprattutto di vendetta – e non soltanto per raggiungere un appagamento dell’anima, ma volta all’ottenimento di un riscatto.


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