martedì 11 agosto 2026

#Mitologia: La tragedia di Niobe – Quando l’orgoglio sfidò gli dèi

Immagine creata con ChatGPT
Grazie a questa etichetta almeno una volta al mese passo gran parte della giornata a ricercare i miti meno conosciuti, per lo meno dalla sottoscritta.

Oggi voglio parlare di una storia che parla di orgoglio, perdita e ovviamente di punizione divina: il mito di Niobe; Regina la cui arroganza la portò a sfidare una dea e a pagarne il prezzo più terribile e alto possibile.

Figlia di Tantalo e moglie del re di Tebe Anfione, sulla carta sembrava avere la vita perfetta: ricchezza, potere e addirittura una dozzina di figli (non ci sono fonti certe sul numero, la più accreditata ne cita quattordici) che la rendevano degna da ogni punto di vista. Fu proprio la sua maternità, però, a portarla sulla via della morte.  

Niobe era immensamente fiera della famiglia, di ogni suo figlio e del gran numero di gravidanze portato a termine senza problemi. Questa sua fierezza presto si trasformò in motivo di orgoglio, tanto da considerarsi, dal punto di vista materno, superiore alla dea Leto. Quest’ultima veniva raffigurata come simbolo di modestia, forza d’animo e maternità, anche se aveva portato a termine una sola gravidanza gemellare, dando alla luce Apollo e Artemide.

Il suo pensarsi superiore alla dea la portò a interrompere i sacrifici in suo onore durante la celebrazione, addirittura proclamandosi degna di maggiore considerazione e onori. Questo, ovviamente, scatenò l’ira di Apollo e Artemide. Apollo uccise con le sue frecce i figli maschi di Niobe, mentre Artemide le figlie femmine.
Niobe, vedendosi morire davanti agli occhi tutti loro, ancora bambini, rimase completamente paralizzata dal dolore: non pianse, non urlò, né riuscì più a parlare, così gli dèi decisero di trasformarla in pietra almeno per bontà divina. Nonostante questo però, il dolore della regina non si placò e dal suo essere pietra continuarono a sgorgare le lacrime di dolore. 
Ancora oggi, da una delle rocce presenti nel Monte Spillo, nell’odierna Turchia dove è ambientato il mito, continua a sgorgare una sorgente che, secondo il mito, rappresenta il suo pianto eterno.


L’orgoglio è un’emozione e come tutte non è né positiva, né negativa. È anzi fondamentale nel farci riconoscere le nostre capacità e i nostri risultati, calibrando al meglio la nostra autostima. Non è un male, quindi, guardare con orgoglio ai propri figli o a ciò che si ha, il negativo arriva quando facciamo dell’orgoglio un’arma per sentirci superiori agli altri. Quando, insomma, prende la sfumatura della superbia.
Niobe è incappata nell’errore che oggigiorno è comune: io ho più di te, e quando tu vieni riconosciuta più di me per questo, io devo dimostrare a tutti il mio valore. Così facendo, però, chi si mette davvero in pericolo è solo la persona orgogliosa.

Chi si loda, si sbroda”, recita il detto popolare. L’orgoglio eccessivo porta alla rovina perché fortuna e felicità possono cambiare improvvisamente. “La fortuna è cieca” e “la ruota gira per tutti”, tanto per citare altri famosi detti popolari. 
Non siamo dèi pronti a scendere in campo per punire ogni atto di orgoglio contro di noi, ma proprio grazie alla saggezza che abbiamo acquisito durante tutti i millenni di storia antica e non, sappiamo che è proprio quando l’uomo va oltre la propria natura (paragonandosi a un dio, o avvicinandosi al sole come nel caso di Icaro), allora la rovina è vicina e quanto più in alto si è voluti andare, tanto più ci si farà male cadendo.

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