Gli avvenimenti narrati in Nero come il mare, terza pubblicazione dell’autrice australiana Charlotte McConaghy, vi metteranno davanti a un bivio: tenere i piedi saldamente ancorati a terra o lasciarvi trasportare dalle onde e dai segreti del mare.
Pubblicato in lingua inglese nel 2025, Wild Dark Shore – questo il titolo originale – è stato portato in Italia grazie a Fazi Editore, nella collana Le Strade, nella traduzione di Stefano Tummolini.
Lasciatevi cullare dalle onde, perché un po’ di mare mosso varrà sicuramente la pena.
Shearwater è una piccola isola remota, vicina all’Antartide, così lontana dalla terraferma più prossima che i rifornimenti arrivano soltanto ogni sei mesi e tutto viene accuratamente razionato. A occuparsi di quel che rimane dell’isola, destinata a essere sommersa dal mare a causa del cambiamento climatico e dell’innalzamento delle temperature, c’è la famiglia Salt: Dominic è ufficialmente il guardiano dell’isola, aiutato da Raff, il figlio maggiore, Fen, la figlia di mezzo, e il piccolo Orly, di appena nove anni.
La vita della famiglia Salt viene sconvolta dal ritrovamento del corpo di una donna sulla spiaggia, vittima di un naufragio. Quando Fen la vede, crede che sia morta; ma, accorgendosi che respira ancora nonostante le ferite riportate, la porta dal padre e lo convince a curarla.
Rowan, questo il suo nome, sembra una naufraga come un’altra, sebbene Shearwater non sia certo una meta turistica. L’isola ospita infatti un centro di ricerca ormai abbandonato e un deposito speciale che conserva esemplari di tutti i semi del mondo, di ogni tipo di pianta conosciuta sulla Terra: una riserva da preservare, perché rappresenta un’àncora di salvezza per il genere umano, alle prese con un cambiamento climatico sempre più devastante.
Su Shearwater niente è come sembra: un innocente barile giace su un promontorio come ricordo di una strage di pinguini; il centro di ricerca sta ormai sprofondando sott’acqua per l’innalzarsi del livello del mare; anche il deposito, purtroppo, sta cedendo, perdendo le preziose capacità per cui era stato scelto come custode dei semi. Ma l’isola, naturalmente, non è l’unica a custodire segreti: come sempre, sono le persone a fare la differenza.
Ciò che più mi ha conquistata di questo thriller non sono i colpi di scena – e, credetemi, ce ne sono davvero molti – bensì la scelta dell’ambientazione e il modo in cui la natura, in particolare il cambiamento climatico, assume a tutti gli effetti un ruolo da protagonista nelle vicende dei personaggi. L’isola e i suoi elementi – il deposito, il mare, le foche, i pinguini, gli eventi atmosferici estremi, le maree – contribuiscono a creare quell’atmosfera cupa e rarefatta tipica del genere.
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| Macquarie Island, cui si ispira Shearwater |
Per i due personaggi adulti, Rowan e Dominic, Shearwater appare come un foglio bianco: entrambi cercano di lasciarsi alle spalle eventi traumatici e i fantasmi di un passato legato non ai luoghi, ma alle persone. Rowan è alla ricerca del marito, un ricercatore che ha trascorso del tempo nella base sull’isola; Dominic, invece, continua a rivolgersi alla moglie Claire, morta dopo il parto di Orly.
Fatta eccezione per il più piccolo di casa, i segreti sono il vero motore della trama: spingono il lettore a proseguire nella lettura perché, in fondo, a Shearwater nulla è come sembra, e il mare non è l’unica forza capace di far annegare i protagonisti.
In questa lettura ho trovato un ambiente familiare pur nella distanza, e personaggi ricchi di sfaccettature, tanto simili quanto diversi. Nulla è lasciato al caso, soprattutto nella costruzione psicologica dei protagonisti, che finiscono per essere travolti dalla marea delle loro stesse emozioni.
Con una prosa delicata e al tempo stesso incisiva, e grazie all’alternanza dei punti di vista, l’autrice ci conduce in un mare di misteri, bugie e segreti che, prima o poi, proprio come i corpi dei naufraghi, sono destinati a tornare a galla.


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