lunedì 5 gennaio 2026

#RoyalFamily: Kate, Meghan - Tradizione vs Ribellione

Mi prudono le mani solo per aver messo Meghan tra la femminilità reale, visto che non fa più parte della famiglia, ma ahimè in questo periodo sembra che tutti vogliano chiedermi la mia opinione su Meghan Markle
Non mi stancherò mai di dire che parlare di monarchia non è come parlare di star della televisione, e che dopotutto lei ha deciso di andarsene via dalla famiglia reale, quindi non trovo davvero il senso occuparmi di lei, ma con umiltà mi metto al servizio di chi vuole sapere e quindi eccoci qui.


È davvero necessario essere ribelli per cambiare l’assetto, la comunicazione e la realtà della Monarchia? Risposta semplice: no. Risposta più complessa: continuate a leggere l’articolo.  
 
Catherine e Meghan appartengono certo a due mondi differenti: la prima inglese, la seconda americana. La prima nata e cresciuta con il fine ultimo di frequentare le famiglie più aristocratiche del Regno Unito, la seconda per diventare famosa. Nulla di sbagliato in nessuna delle due, ma ogni loro esperienza di vita ha contribuito a rafforzare il loro caratteri ed essere più (la prima) o meno (la seconda) consapevoli del ruolo che il destino aveva riservato loro già prima di nascere.

Così Catherine, per tutti Kate, ben consapevole delle regole di protocollo e istruita fin da ragazza dalla madre per essere degna consorte di un principe, ha accresciuto in lei la grazia, l’eleganza e ha integrato in sé tutti i codici comportamentali degni di una futura regina. Stile discreto ma sempre elegante, vicino al popolo nella sua semplicità e riciclo, riesce anche solo con il vestiario a mantenersi coerente come la figura femminile che con solidità e dolcezza sa guidare bene la Corona. In una società in pieno regime social, forse Kate pecca un po’ nella comunicazione: preferisce ancora il lato marginale, le poche parole e i tanti sorrisi a veri e propri discorsi che scuotono le coscienze.
Tuttavia la sociologa britannica Laura Clancy ha sempre speso ottime parole sulla principessa del Galles, descrivendola come una donna che sa rassicurare, che non guida in prima persona il cambiamento, ma lo accompagna dolcemente.

Dall’altra parte abbiamo Meghan: approdata a Buckingham Palace con tutto il suo bagaglio passato di attrice, divorziata e per lo più femminista dichiarata. Se è stata accettata – e qui prestate molta attenzione – è solo perché sarebbe divenuta moglie di Harry, quindi ai margini della Famiglia Reale una volta salito al trono Carlo prima, William poi. Lo sapevano tutti i reali, tutti gli esperti di monarchia, tutti… tranne Meghan stessa. Ha voluto continuare a comportarsi come una qualsiasi attrice americana, aggiungendo al suo carisma i larghi sorrisi luminosi, ma di fatto senza mai rispettare il ruolo che le aspettava. Peccato, perché avrebbe avuto moltissimo potenziale per rimanere sì ai margini, ma per lo meno ben voluta dal popolo britannico.
Non dobbiamo nasconderci dietro il sempre falso perbenismo che vuole le donne di successo come qualcosa da ostacolare. Ricordiamoci chi è Meghan: da ragazzina che si è fotografata davanti il Palazzo nella sua gita a Londra, a più adulta che ha commentato il matrimonio tra William e Kate come qualcosa di denigrante per le donne; e da figlia che ha amato il padre a nuova fidanzata di un principe (che non sapeva assolutamente chi lui fosse) che ha interrotto ogni contatto con il padre per non si sa quale motivo, sostenendo che non è mai stato presente nella sua vita.

Se vogliamo rimanere obiettivi, con i vissuti e i caratteri diversi di entrambe si potrebbe dire che esprimono la soluzione al problema – in questo caso il cambiamento all’interno della Monarchia – in modo differente. Nessuno dei due è giusto o sbagliato in toto, ma è bene osservare chi è rimasto all’interno della famiglia reale e chi no. E se è vero che la Royal Family, come ogni istituzione, rispecchia la società del momento, non è forse più giusto pensare che le rivoluzioni che davvero cambiano il mondo siano quelle silenziose?

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