giovedì 15 gennaio 2026

#Cinema&SerieTV: Brunello, il visionario garbato

L’amore arriva per chi ci crede, per chi ci prova e per chi ci crede. Ci devi credere due volte e soprattutto devi provare, provare, provare all’infinito.

Sappiamo che iniziare un articolo su Brunello Cucinelli citando Dario Moccia potrà far strano e, addirittura, far storcere qualche naso perché apparentemente le due persone in questione non hanno assolutamente nulla in comune. Ma fidatevi di noi: anche se la stiamo prendendo da molto lontano, promettiamo di arrivare dritte al punto.
E sappiamo anche che a prima vista l’amore possa non c’entrare niente con la biografia di un uomo con uno degli heritage più importanti del mondo, ma non è assolutamente vero, perché quella raccontata in questo documentario è eccome una storia d’amore. E a tutto tondo.

Articolo di Silvia Bruni.
 
La biopic, uscita in sala il 9 dicembre 2025 e diretta dal pluripremiato Giuseppe Tornatore, è un’incredibile lente d’ingrandimento nella vita di un uomo che ha fatto delle sue leggi morali e delle sue idee uno stile di vita così solido da decidere di renderli sì tutta la persona e personalità, ma anche tutta l’immagine del suo brand.

Il Brunello rappresentato in questa pellicola non è un Brunello rappresentato come l’eroe che dopo aver sconfitto mille difficoltà “ce l’ha fatta”, non viene glorificato perché dal nulla è riuscito a costruire un intero impero, non si eleva a divinità come molti nel fashion system fanno (e pensiamo che, dopo aver riscritto le regole della moda in toto, forse se si pavoneggiasse non riusciremmo nemmeno a biasimarlo), non viene e lui stesso non si vittimizza per le discriminazioni subite durante i primi anni adolescenziali. Nonostante poi ammetta - ma solo una volta - che gli siano pesate. Si limita, e con lui anche familiari e numerose figure di spicco (Mario Draghi, Giorgia Meloni, Oprah e Patrick Dempsey se vogliamo dirne alcuni), a raccontare la sua genesi, il suo sviluppo, il suo impero. Senza amplificare né sminuire.

Ma ci è parso quasi, a un certo punto, chiedesse in secondo piano il far conoscere Brunello Cucinelli e la sua vita (per quanto poi venga ripetuto innumerevoli volte che le sue origini siano state fondamentali per renderlo l’uomo che è) ed evidenziasse una domanda ben diversa ma altrettanto importante: “Credi in ciò che rappresento?

Il ritratto costruisce immediatamente il mito dello spirito gentile visionario. Cucinelli non risulta mai essere aggressivo, contraddittorio, ambiguo, ma ci viene dato di lui il ritratto di un uomo calmo, intelligente, furbo e misurato. Spiega concetti come dignità del lavoro introducendo il concetto di capitalismo umanistico, bellezza e tempo umano. Ed è un ritratto che ci induce a credere in questa coerenza medievale quasi monastica. E questo intendiamo quando diciamo che lo scopo è esattamente quello di chiedere allo spettatore se questi è in grado di credere non tanto alla bellezza e indubbia qualità del prodotto di Brunello Cucinelli™, ma ai valori che lui stesso rappresenta.
E crediamo sia il reale messaggio di questa biopic, perché durante la visione certi concetti vengono esplicitati così tanto da sembrare ripetitivi. E questo, per quanto possa risultare negativo, in realtà crediamo venga fatto molto più che volutamente. Perché sappiamo bene quanto la ripetitività delle cose tenda già a fare una efficace scrematura di audience e a far rimanere solo i veri incuriositi.

Il nocciolo ideologico del film è il già citato “capitalismo umanistico”. L’idea di questo meccanismo è ben chiara: l’impresa come organismo etico, culturale, spirituale, addirittura, piuttosto che come mera “macchina di profitto” in senso prepotente ed egoistico.

Lo notiamo nelle cose più semplici ma anche più sorprendenti, per chi sa quanto poco romantiche sono le cose per chi nel mondo della moda ci lavora in sordina: ambienti di lavoro luminosi e spaziosi che non incoraggiano l’alienamento, momenti di condivisione e comunione tra colleghi, interazioni rilassate.

Anche il lato tecnico della pellicola risulta spaventosamente in linea con la narrazione e il personaggio di Cucinelli: la fotografia è pulita, il montaggio non è mai brusco e la visione in sé per sé in realtà è piuttosto lenta, ma crediamo che un po’ come le ripetizioni anche questa possa essere una scelta stilistica che rende il filo narrativo coerentissimo con il contenuto. Talmente tanto coerente, che gli stessi difetti del film (ammesso e non concesso che vogliano essere considerati tali) sono quasi analoghi ai difetti che vengono esposti di Cucinelli stesso.


Tutto sommato “Brunello, il visionario garbato” risulta educato, elegante e profondamente intenzionale.
Agli occhi di un cinefilo risulterebbe pieno di buchi, agli occhi di chi si aspetta eroicità risulterebbe banale e agli occhi di chi è alla ricerca di continui stimoli risulterebbe noioso. Questo film non ha e non pensiamo nemmeno abbia interesse nell’avere come target tutte queste categorie. Tutt’altro: crediamo che il suo target sia chi ricerca umanità nel senso più totalizzante e imperfetto del termine, chi ha pazienza, chi sa osservare oltre il detto.
E se non è una storia d’amore questa, non sappiamo cosa lo sia.

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