La fatica non si esprime solo fisicamente, con dolori muscolari, stanchezza o mal di testa. Anche l’anima ha bisogno dei suoi momenti di riposo, e non va ignorata solo perché non sappiamo riconoscere quando questi momenti cominciano a farsi sentire.
Quando si è in burnout è già troppo tardi, così come quando sentiamo uno strano senso di vuoto, o quel “non ce la faccio più” anche se è lunedì, anche se sono passate appena due ore di lavoro.
Fuori continuiamo a fare le solite attività, ma dentro c’è un senso di pesantezza estrema, le emozioni sembrano silenziose, e tutto è come grigio, o peggio: la mente è un groviglio di pensieri, che si intrecciano, si rincorrono… cosa fare?
Si dice che quando ci svegliamo stanchi siamo già entrati nel tunnel dell’esaurimento emotivo. Rimanere a letto più a lungo non risolve la questione, è il nostro ritmo interiore che va necessariamente rallentato e per farlo bisogna prima riconoscere che abbiamo raggiunto il limite e che va bene così. Non siamo macchine che possono ricaricarsi dopo qualche ora attaccati alla presa, ma esseri umani con i propri limiti.
Se per recuperare le proprie energie il corpo ha bisogno di riposo e cibo, l’anima ha invece bisogno di silenzio. Senza se e senza ma, silenzio, meglio se buio o con luci tenui e per i più fortunati un abbraccio sincero da una persona – o perché no? Un animale – che ci vuole bene solo per ciò che siamo.
Se notiamo che anche tutto questo non basta, non esitiamo a chiedere aiuto. Non siamo sbagliati, né troppo esagerati se vogliamo sentire un parere di un esperto, se vogliamo affidare a lui – nel senso neutro del termine, s’intende – il nostro malessere, anzi. È un riconoscere che ci amiamo e che sappiamo dare un valore a noi stessi, e che per nulla al mondo ci abbassiamo al meno di quanto davvero meritiamo.
In fin dei conti nessuno può dire all’altro cosa fare quando l’anima ha bisogno di riposo, ognuno ha i suoi modi e i suoi tempi per prendersi cura di sé. Ciò che è importante è saper riconoscere il momento per rimanere in silenzio e lasciare che l’esterno scorra senza il nostro perenne controllo.
Quando si è in burnout è già troppo tardi, così come quando sentiamo uno strano senso di vuoto, o quel “non ce la faccio più” anche se è lunedì, anche se sono passate appena due ore di lavoro.
Fuori continuiamo a fare le solite attività, ma dentro c’è un senso di pesantezza estrema, le emozioni sembrano silenziose, e tutto è come grigio, o peggio: la mente è un groviglio di pensieri, che si intrecciano, si rincorrono… cosa fare?
Si dice che quando ci svegliamo stanchi siamo già entrati nel tunnel dell’esaurimento emotivo. Rimanere a letto più a lungo non risolve la questione, è il nostro ritmo interiore che va necessariamente rallentato e per farlo bisogna prima riconoscere che abbiamo raggiunto il limite e che va bene così. Non siamo macchine che possono ricaricarsi dopo qualche ora attaccati alla presa, ma esseri umani con i propri limiti.
Se per recuperare le proprie energie il corpo ha bisogno di riposo e cibo, l’anima ha invece bisogno di silenzio. Senza se e senza ma, silenzio, meglio se buio o con luci tenui e per i più fortunati un abbraccio sincero da una persona – o perché no? Un animale – che ci vuole bene solo per ciò che siamo.
Se notiamo che anche tutto questo non basta, non esitiamo a chiedere aiuto. Non siamo sbagliati, né troppo esagerati se vogliamo sentire un parere di un esperto, se vogliamo affidare a lui – nel senso neutro del termine, s’intende – il nostro malessere, anzi. È un riconoscere che ci amiamo e che sappiamo dare un valore a noi stessi, e che per nulla al mondo ci abbassiamo al meno di quanto davvero meritiamo.
In fin dei conti nessuno può dire all’altro cosa fare quando l’anima ha bisogno di riposo, ognuno ha i suoi modi e i suoi tempi per prendersi cura di sé. Ciò che è importante è saper riconoscere il momento per rimanere in silenzio e lasciare che l’esterno scorra senza il nostro perenne controllo.

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