giovedì 19 febbraio 2026

#Intervista: Jaboni

Il nuovo singolo di Jaboni, “Blu”, – prodotto da Giorgio Lorito per Gil Produzioni – è disponibile dal 16 gennaio 2026 in tutte le piattaforme. Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale, attraversa ciò che resta dopo una storia d’amore: memoria che scalda e punge, il tentativo di dimenticare mentre tutto continua a tornare.


“Blu” racconta un amore che non c’è più, ma che continua a vivere nei ricordi. È la storia di chi tenta di dimenticare, ma scopre che certi ricordi non possono, e forse non devono, svanire. Perché sono proprio quei ricordi, anche i più dolorosi, a dare forma alla nostra storia e a renderci ciò che siamo oggi. Ci si perde a ripensare agli errori, a ciò che è stato dato per scontato, a ciò che si è perso lungo il cammino, ma alla fine si comprende che ogni percorso ha avuto un valore, per il fatto stesso di essere stato vissuto.
  
Il blu diventa il mare interiore dell’artista: profondo, freddo, carico di nostalgia. Jaboni ci nuota dentro cercando di restare a galla, mentre il dolore, che resta silenzioso, arriva dritto al cuore.

Il videoclip, per la regia di Daniele Tofani, adotta un piano-sequenza: Jaboni in cammino, la camera lo accompagna a distanza costante. La narrazione è nel passo; il ritmo del brano guida respiro e traiettoria, con la città a fare da fondale. Un movimento continuo che apre spazio e misura la distanza.

Con “Blu”, Jaboni continua il percorso inaugurato con i brani in italiano dopo una prima fase di singoli pubblicati in inglese: una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza cornici superflue. La canzone non chiude la ferita, la mette a fuoco e, nel farlo, apre una via d’uscita: respirare, nuotare, tornare a casa anche quando casa non è più la stessa.

Simone Iaboni, in arte Jaboni, classe 1982, è un cantautore, interprete, ed architetto.
Nato a Frosinone, si trasferisce a Roma all’età di vent’anni. Qui frequenta l’Accademia di musica Scarlatti, partecipa a diversi concorsi locali e nazionali, tra cui il Tour Music Fest nel 2017, anno in cui partecipa al Music Camp presso il CET di Mogol.

Nel 2018 entra a far parte del coro romano gospel “All Over Gospel Choir” con il quale si esibisce nei teatri e palcoscenici della capitale. Lo stesso anno diventa membro del coro “Le Mani Avanti” diretto dal maestro Gabriele D’Angelo, con cui partecipa a diverse manifestazioni canore a Roma e in Italia, come il “Vokal Fest” all’Auditorium Parco della Musica. Con loro, durante il lockdown, partecipa alla realizzazione di una cover a cappella del brano di Des’reeYou gotta be” andato in onda su Rai1 nel programma “Musica che unisce”.

Scrive testi in italiano e in inglese e collabora attivamente alla composizione di brani con la GIL produzioni, del produttore artistico Giorgio Lorito.

Il 16 aprile 2021 esce il suo singolo di debutto “Love comes back to me” prodotto da Giorgio Lorito per Gil Produzioni. Il brano supera i 60k streams su Spotify e il videoclip viene trasmesso in anteprima su Sky Tg24 e in onda sugli schermi Telesia delle maggiori metro ed aeroporti italiani.
Il 3 dicembre esce il secondo singolo “Endless Time”. Il videoclip del brano viene presentato in anteprima su Il Messaggero.
Nel 2022, l’artista torna con i singoli “Heads up” (marzo) e “Out Of Water” (settembre). A un anno di distanza dalla sua ultima uscita, il 20 Ottobre 2023 esce il quinto singolo “Rain”. Il videoclip del brano viene presentato durante uno schowcase dell’artista a Largo Venue a Roma.
Il 29 Ottobre 2023, Jaboni si esibisce dal vivo a Roma alla Città dell’altra Economia insieme alla Rino Gaetano Band in occasione dell’evento “Buon compleanno Rino” dedicato al cantautore Rino Gaetano.
Dopo alcuni mesi di pausa dalla musica, Il 24 maggio 2024, Jaboni pubblica Il cielo è tutto ciò che mi basta, il suo primo singolo in italiano. Questo brano rappresenta un cambio di passo significativo nel percorso dell'artista, segnando una nuova direzione nella sua carriera musicale e seguita da “Esistere”, il primo singolo del 2025 disponibile dal 21 marzo. Nello stesso mese, Voci x la Libertà - Una canzone per Amnesty, annuncia Jaboni tra gli artisti selezionati per il Premio Giovani 2025 con il brano “Heads Up”, un inno alla bellezza della diversità, spesso superficialmente etichettata dalla società contemporanea.

Ciao Simone, grazie per la disponibilità e per il tempo che dedichi a 4Muses. Vorrei iniziare chiedendoti quando hai cominciato a fare musica e in che momento hai capito che sarebbe diventata la tua strada.
Ciao, grazie a voi di 4Muses per l’attenzione e lo spazio. Ho iniziato a fare musica molto presto, quasi senza rendermene conto. Cantare era un modo naturale di esprimermi, prima ancora di essere una scelta consapevole. Il momento in cui ho capito che sarebbe diventata la mia strada è arrivato più tardi, quando ho iniziato a sentire che la musica non era solo qualcosa che facevo, ma qualcosa che ero.

Scrivi i tuoi testi sia in inglese sia in italiano: da cosa nasce la scelta della lingua ogni volta?
La scelta della lingua, inglese o italiano, nasce sempre dall’emozione che voglio raccontare. L’inglese per me ha una dimensione più istintiva, quasi viscerale, mi permette di essere diretto e di lavorare molto sul suono delle parole. L’italiano invece è più intimo, più nudo: quando lo scelgo so che sto entrando in una zona molto personale, dove ogni parola pesa di più.

Hai un percorso ricco di esperienze musicali, non solo da solista ma anche all’interno dell’All Over Gospel Choir. Che cos’è per te il gospel e qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato questa esperienza?
Il gospel è stata una vera palestra. È condivisione, ascolto, servizio. Cantare nel coro mi ha insegnato che la voce individuale ha senso solo se si mette al servizio di un’armonia complessiva.

In “Blu” racconti la fine di una storia d’amore e il tentativo di fuggire dai ricordi, per poi scoprire che sono proprio questi a renderci ciò che siamo. C’è un ricordo doloroso o un errore del tuo passato che, col tempo, si è rivelato un alleato nella tua crescita personale o artistica?
In “Blu” racconto una ferita che, col tempo, ha cambiato forma. Non parlo esplicitamente di un momento particolare, ma di quel bagaglio di esperienze che fanno parte del nostro passato e che ci aiutano a essere quello che siamo oggi. I ricordi a volte fanno male proprio perché hanno avuto un valore, e quindi devono essere nostri alleati e compagni di viaggio.

Spesso nelle relazioni uno degli errori più comuni è darsi per scontati. Ti ritrovi in questa riflessione? È una consapevolezza che avevi già o che è emersa proprio durante la scrittura di “Blu”, quasi come un processo di autoanalisi?

La scrittura, per me, è prima di tutto un processo di autoanalisi: uno spazio in cui provo a mettere a fuoco le emozioni che attraversano i miei momenti di vita. Dare loro un nome e parlarne diventa un’esigenza naturale, quasi inevitabile. Darsi, e dare, per scontati, nelle relazioni ma anche nel rapporto con sé stessi, è uno degli errori più comuni. È qualcosa che nasce dal tempo che passa, dalle routine che si consolidano e che finiscono per coprire dubbi e ferite. Eppure, credo che la vera sfida sia proprio trovare il modo di conservare il valore di ogni gesto nel tempo, senza smettere di ascoltarsi davvero.

Hai già costruito un percorso importante nella musica: come immagini il tuo futuro artistico?
Il futuro artistico lo immagino come un percorso in continua evoluzione. Vorrei continuare a crescere senza perdere autenticità, esplorare nuovi suoni, collaborare, portare la mia musica sempre più dal vivo e, soprattutto, restare fedele a ciò che sento.

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