Quando ho finito di leggere “Quando la nonna ballava sotto la pioggia”, di Trude Teige, mi sono ritrovata un po’ con l’amaro in bocca per una storia conclusa ma senza esserlo davvero. Poi mi sono ricordata che questo è solo il primo volume di una trilogia e ho subito tirato un sospiro di sollievo.
Uscito in Italia il 10 febbraio 2026 per Fazi Editore, la trilogia della scrittrice norvegese l’ha consacrata come una degli autori più venduti in assoluto nella sua terra natia. Non stento a credere il perché, vista la storia intensa che mi ha fatta rimanere incollata tra le sue pagine nonostante la febbre.
La traduzione è a cura di Lucia Barni.
Sono convinta che la genetica non si fermi solo ai tratti caratteristici del nostro corpo o del nostro carattere, ma riesca, in un qualche modo, a passare di generazione in generazione anche i ricordi, i traumi, e di conseguenza le scelte che ognuno di noi fa, anche se cerchiamo di mantenere il segreto. In questo romanzo c’è proprio la mia convinzione, ed ecco perché l’ho amato alla follia fin dal primo capitolo.
Juni è una giovane donna che si è avventurata forse troppo in fretta in un matrimonio con un uomo violento e appena ne ha la possibilità, scappa da lui andando alla casa dei nonni su un’isola norvegese ormai quasi del tutto disabitata. È rimasta completamente sola anche dopo la morte della madre, ma quella casa, che è la stessa della sua infanzia, le riesce a dare una calma e una serenità che le mancavano da tempo. Confortata e cullata dai ricordi dell’infanzia, dei suoi nonni sempre di supporto, Juni riesce quasi a rilassarsi, fino a quando non scopre qualcosa sul passato della nonna.
Ritrova una foto della nonna Tekla in compagnia di un uomo, che non è suo nonno, datata giugno 1945. I due sembrano follemente innamorati, e Juni si chiede chi possa essere questo uomo misterioso, ma soprattutto: come fare a scoprirlo, visto che ormai non ha nessuno a cui chiederlo? Armata di forza, coraggio e soprattutto di desiderio per la ricerca della verità, parte per un viaggio in Germania che le farà conoscere un lato della vita della nonna sconosciuto ma soprattutto mai immaginato.
Scoperta dopo scoperta Juni mette come un mattoncino nella propria anima per ricostruirsi, perché dopotutto quello che sta passando lei non è così differente da quanto ha dovuto passare sua nonna e, chissà, anche sua madre.
Come accennato prima, amo vedere come i traumi generazionali siano così sapientemente descritti in un romanzo. Qui non ve ne vorrei parlare per non fare spoiler della storia, ma basta sapere che tutto combacia alla perfezione e, sapendo che ci aspetteranno altri due volumi, abbiamo la certezza che il non detto ci sarà del tutto esplicato dopo.
Norvegia e Germania negli anni della Seconda Guerra Mondiale erano nemici e come sempre in guerra la colpa dei potenti ricade anche sui civili che vengono trattati come traditori anche se hanno l’ardire di innamorarsi di chi rappresenta il nemico.
Ecco che la storia di Tekla prende una sfumatura diversa del tutto: chi ha detto che qualcuno dovrebbe essere nostro nemico solo perché nato in un altro Paese? Sono considerazioni che ci facciamo fin da bambini, quando a scuola e a casa ci insegnano il valore della pace e del rispetto reciproco, ma poi sapremmo davvero metterlo in pratica anche oggi?
E quanto è importante per i nostri discendenti conoscere la storia dei loro antenati? Se è vero che prendiamo esempio dalle altre persone per ispirarci, per riuscire ad andare avanti e per trovare quell’insegnamento che ci mancava, perché mai dovremmo rinunciare a tutto ciò se proveniente da chi ha portato prima di noi il nostro patrimonio genetico? E ancora, si può guarire con l’amore un amore che ci ha provocato enormi ferite?
La penna della Teige, poi, riesce a mescolare benissimo il romanzo con la Storia, catapultandoci in un contesto – quello norvegese e poi quello tedesco postbellico – di cui forse sappiamo ancora fin troppo poco. Non è quindi un caso se “Quando la nonna ballava sotto la pioggia” è stato un bestseller sia in Norvegia che in Germania, qui rimanendo nelle classifiche per un anno consecutivo.
Da non perdere se si amano le saghe famigliari e se si vuole conoscere meglio sé stessi con la vita dei nostri antentati.
Uscito in Italia il 10 febbraio 2026 per Fazi Editore, la trilogia della scrittrice norvegese l’ha consacrata come una degli autori più venduti in assoluto nella sua terra natia. Non stento a credere il perché, vista la storia intensa che mi ha fatta rimanere incollata tra le sue pagine nonostante la febbre.
La traduzione è a cura di Lucia Barni.
«I ricordi arrivarono sotto forma di immagini nitide sulla mia retina: la nonna lì, in giardino, sotto la pioggia, di sera, in uno dei suoi vestiti rossi. Non indossava mai i pantaloni, sempre abiti dal taglio semplice, spesso rossi, sia nei giorni qualsiasi che in quelli di festa. Amava i colori e non l’ho mai vista vestita di nero, nemmeno al funerale del nonno. “È matta”, diceva Lilla quando la nonna ballava tranquilla nella calda pioggia estiva. “No, non è matta”, rispondeva il nonno. “È felice”».
Sono convinta che la genetica non si fermi solo ai tratti caratteristici del nostro corpo o del nostro carattere, ma riesca, in un qualche modo, a passare di generazione in generazione anche i ricordi, i traumi, e di conseguenza le scelte che ognuno di noi fa, anche se cerchiamo di mantenere il segreto. In questo romanzo c’è proprio la mia convinzione, ed ecco perché l’ho amato alla follia fin dal primo capitolo.
Juni è una giovane donna che si è avventurata forse troppo in fretta in un matrimonio con un uomo violento e appena ne ha la possibilità, scappa da lui andando alla casa dei nonni su un’isola norvegese ormai quasi del tutto disabitata. È rimasta completamente sola anche dopo la morte della madre, ma quella casa, che è la stessa della sua infanzia, le riesce a dare una calma e una serenità che le mancavano da tempo. Confortata e cullata dai ricordi dell’infanzia, dei suoi nonni sempre di supporto, Juni riesce quasi a rilassarsi, fino a quando non scopre qualcosa sul passato della nonna.
Ritrova una foto della nonna Tekla in compagnia di un uomo, che non è suo nonno, datata giugno 1945. I due sembrano follemente innamorati, e Juni si chiede chi possa essere questo uomo misterioso, ma soprattutto: come fare a scoprirlo, visto che ormai non ha nessuno a cui chiederlo? Armata di forza, coraggio e soprattutto di desiderio per la ricerca della verità, parte per un viaggio in Germania che le farà conoscere un lato della vita della nonna sconosciuto ma soprattutto mai immaginato.
Scoperta dopo scoperta Juni mette come un mattoncino nella propria anima per ricostruirsi, perché dopotutto quello che sta passando lei non è così differente da quanto ha dovuto passare sua nonna e, chissà, anche sua madre.
Come accennato prima, amo vedere come i traumi generazionali siano così sapientemente descritti in un romanzo. Qui non ve ne vorrei parlare per non fare spoiler della storia, ma basta sapere che tutto combacia alla perfezione e, sapendo che ci aspetteranno altri due volumi, abbiamo la certezza che il non detto ci sarà del tutto esplicato dopo.
Norvegia e Germania negli anni della Seconda Guerra Mondiale erano nemici e come sempre in guerra la colpa dei potenti ricade anche sui civili che vengono trattati come traditori anche se hanno l’ardire di innamorarsi di chi rappresenta il nemico.
Ecco che la storia di Tekla prende una sfumatura diversa del tutto: chi ha detto che qualcuno dovrebbe essere nostro nemico solo perché nato in un altro Paese? Sono considerazioni che ci facciamo fin da bambini, quando a scuola e a casa ci insegnano il valore della pace e del rispetto reciproco, ma poi sapremmo davvero metterlo in pratica anche oggi?
E quanto è importante per i nostri discendenti conoscere la storia dei loro antenati? Se è vero che prendiamo esempio dalle altre persone per ispirarci, per riuscire ad andare avanti e per trovare quell’insegnamento che ci mancava, perché mai dovremmo rinunciare a tutto ciò se proveniente da chi ha portato prima di noi il nostro patrimonio genetico? E ancora, si può guarire con l’amore un amore che ci ha provocato enormi ferite?
La penna della Teige, poi, riesce a mescolare benissimo il romanzo con la Storia, catapultandoci in un contesto – quello norvegese e poi quello tedesco postbellico – di cui forse sappiamo ancora fin troppo poco. Non è quindi un caso se “Quando la nonna ballava sotto la pioggia” è stato un bestseller sia in Norvegia che in Germania, qui rimanendo nelle classifiche per un anno consecutivo.
Da non perdere se si amano le saghe famigliari e se si vuole conoscere meglio sé stessi con la vita dei nostri antentati.

Nessun commento:
Posta un commento