Confesso: è da mesi che il mio gioco preferito sul telefono è colorar immagini. Nei vari cataloghi a disposizione c’è anche la categoria “Arte”, che viene aggiornata due volte a settimana circa ed è tra le mie preferite. Ho quindi deciso di parlare qui dei quadri che vado a colorare digitalmente solo al fine di rilassarmi.
Parliamo oggi di: “Ritratto di Leonilla, principessa di Sayn-Wittgenstein-Sayn nata Baryatinsky” (che per mia sanità mentale scriverò sempre e solo semplicemente con “Ritratto di Leonilla”), datato 1843 del pittore tedesco Franz Xaver Wintherhalter (1805-1873).
Famoso ai suoi tempi per riuscire a catturare la bellezza e la nobiltà d’animo, Wintherhalter diviene ben presto un celebre pittore di corte, partendo da Luigi Filippo di Francia (1773-1850), fino ad arrivare in quasi tutte le corti europee, tra cui ovviamente anche quella inglese con la regina Vittoria dove per lei, suo marito e la sua famiglia, dipinse centoventi opere, oggi proprietà della Royal Collection.
Avete presente, poi, il celebre ritratto dell’imperatrice Elisabetta d’Austria dove è vestita con un abito da sogno bianco, e una tempesta di stelle di diamanti sui capelli? Ebbene, fu dipinto proprio da lui nel 1865.
Il suo punto di forza era di saper coniugare la modernità dei tempi con il gusto antico, così da far sembrare ancora più auliche ed eterne le figure da lui stesso rappresentate.
Per la corte russa, dipinge il ritratto di cui parleremo oggi.
La principessa Leonilla Ivanova Barjatinskaja nasce a Mosca il 27 aprile 1816, figlia del principe russo Ivan Ivanovič Bararjatinskij e della contessa Marija Fëdorovna Keller.
Entra giovanissima, a soli sedici anni, alla corte dello zar Nicola I, dove viene accolta in particolare favore dall’imperatrice Alessandra. Si destreggia alla perfezione in feste, balli, cerimonie ma abbandona quella vita due anni dopo, quando sposa il principe russo Ludwig von Sayn-Wittgenstein-Berlenburg, dal quale avrà quattro figli.
Il dipinto incarna non solo la figura nobile della giovane principessa, ma anche il suo carattere deciso.
La vita non è facile per Leonilla, che subisce diversi lutti a lei gravosi che affronta comunque con coraggio e come si confà a una nobile del suo livello: andando sempre avanti.
Si sposta tanto in giro per l’Europa: dalla Germania, nel castello di Sayn (dove è ritratta da Wintherhalter), a Werki (Lituania), ancora Parigi e la Svizzera.
Sarà proprio Werki che diventerà per Leonilla il centro simbolico della sua esistenza: celebre per l’ospitalità, per le collezioni artistiche e il carisma, la principessa era amatissima da tutti ed è ricordata ancora oggi per la sua presenza magnetica.
Alla bellezza Leonilla sapeva intessere fitte relazioni con sovrani, aristocratici e artisti, emergendo come una figura profondamente umana e morale. Sono tante le azioni di solidarietà e invertenti umanitari da lei effettuati, come la liberazione del patriota lituano Mianowsky; senza considerare la Rivoluzione del 1848 che lei ha vissuto in prima persona a Parigi.
Nel 1857 la figlia Antonija (1839-1918) si sposa con Mario Chigi Albani della Rovere, VII principe di Farnese, ed è forse anche questo il motivo per cui la principessa ha avuto tanto a cuore Roma, che diventa il luogo dove la sua memoria privata si trasforma in patrimonio storico e culturale condiviso.
A pochi passi dalla capitale, più precisamente al Palazzo Chigi di Ariccia, sono conservate le raccolte di acquarelli legati alla residenza di Werki, oltre anche agli arredi e altre opere.
Al momento della sua morte Leonilla ha donato tutto il suo patrimonio privato a conventi e opere di beneficenza, ricordando al mondo che la ricchezza e il prestigio della nobiltà sono poi restituiti ai cittadini che l’hanno sostenuta.
Anche se da giovane poteva essersi divertita e non poco a corte, il suo gesto testimonia la sua profonda umanità e il distacco consapevole dal mondo mondano in cui aveva abitato.
Tutto ciò è probabilmente raffigurato nel dipinto con il gesto leggero di allontanare da sé la collana di perle.
Una scultura di Pietro Tenerani (1789-1869) del 1853 e raffigurante Leonilla è esposta al Museo di Roma.
Parliamo oggi di: “Ritratto di Leonilla, principessa di Sayn-Wittgenstein-Sayn nata Baryatinsky” (che per mia sanità mentale scriverò sempre e solo semplicemente con “Ritratto di Leonilla”), datato 1843 del pittore tedesco Franz Xaver Wintherhalter (1805-1873).
Famoso ai suoi tempi per riuscire a catturare la bellezza e la nobiltà d’animo, Wintherhalter diviene ben presto un celebre pittore di corte, partendo da Luigi Filippo di Francia (1773-1850), fino ad arrivare in quasi tutte le corti europee, tra cui ovviamente anche quella inglese con la regina Vittoria dove per lei, suo marito e la sua famiglia, dipinse centoventi opere, oggi proprietà della Royal Collection.
Avete presente, poi, il celebre ritratto dell’imperatrice Elisabetta d’Austria dove è vestita con un abito da sogno bianco, e una tempesta di stelle di diamanti sui capelli? Ebbene, fu dipinto proprio da lui nel 1865.
Il suo punto di forza era di saper coniugare la modernità dei tempi con il gusto antico, così da far sembrare ancora più auliche ed eterne le figure da lui stesso rappresentate.
Per la corte russa, dipinge il ritratto di cui parleremo oggi.
La principessa Leonilla Ivanova Barjatinskaja nasce a Mosca il 27 aprile 1816, figlia del principe russo Ivan Ivanovič Bararjatinskij e della contessa Marija Fëdorovna Keller.
Entra giovanissima, a soli sedici anni, alla corte dello zar Nicola I, dove viene accolta in particolare favore dall’imperatrice Alessandra. Si destreggia alla perfezione in feste, balli, cerimonie ma abbandona quella vita due anni dopo, quando sposa il principe russo Ludwig von Sayn-Wittgenstein-Berlenburg, dal quale avrà quattro figli.
Il dipinto incarna non solo la figura nobile della giovane principessa, ma anche il suo carattere deciso.
La vita non è facile per Leonilla, che subisce diversi lutti a lei gravosi che affronta comunque con coraggio e come si confà a una nobile del suo livello: andando sempre avanti.
Si sposta tanto in giro per l’Europa: dalla Germania, nel castello di Sayn (dove è ritratta da Wintherhalter), a Werki (Lituania), ancora Parigi e la Svizzera.
Sarà proprio Werki che diventerà per Leonilla il centro simbolico della sua esistenza: celebre per l’ospitalità, per le collezioni artistiche e il carisma, la principessa era amatissima da tutti ed è ricordata ancora oggi per la sua presenza magnetica.
Alla bellezza Leonilla sapeva intessere fitte relazioni con sovrani, aristocratici e artisti, emergendo come una figura profondamente umana e morale. Sono tante le azioni di solidarietà e invertenti umanitari da lei effettuati, come la liberazione del patriota lituano Mianowsky; senza considerare la Rivoluzione del 1848 che lei ha vissuto in prima persona a Parigi.
Nel 1857 la figlia Antonija (1839-1918) si sposa con Mario Chigi Albani della Rovere, VII principe di Farnese, ed è forse anche questo il motivo per cui la principessa ha avuto tanto a cuore Roma, che diventa il luogo dove la sua memoria privata si trasforma in patrimonio storico e culturale condiviso.
A pochi passi dalla capitale, più precisamente al Palazzo Chigi di Ariccia, sono conservate le raccolte di acquarelli legati alla residenza di Werki, oltre anche agli arredi e altre opere.
Al momento della sua morte Leonilla ha donato tutto il suo patrimonio privato a conventi e opere di beneficenza, ricordando al mondo che la ricchezza e il prestigio della nobiltà sono poi restituiti ai cittadini che l’hanno sostenuta.
Anche se da giovane poteva essersi divertita e non poco a corte, il suo gesto testimonia la sua profonda umanità e il distacco consapevole dal mondo mondano in cui aveva abitato.
Tutto ciò è probabilmente raffigurato nel dipinto con il gesto leggero di allontanare da sé la collana di perle.
Una scultura di Pietro Tenerani (1789-1869) del 1853 e raffigurante Leonilla è esposta al Museo di Roma.

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