Vacanze natalizie hanno significato tanto tempo a usufruire dei miei cataloghi di streaming che solitamente non guardo mai. Così grazie a Netflix ho recuperato il film d’animazione giapponese del 2016 che avevo in lista da troppo tempo: “Your Name”.
Mitsuha Miyamizu frequenta le superiori in un piccolo paesino di montagna vicino Tokyo. Vive con la sorella più piccola e la nonna sacerdotessa. La madre le è venuta a mancare quando era poco più di una bambina e con il padre, il sindaco della cittadina, non ha un buonissimo rapporto perché lui sa essere molto rigido e distaccato. La vita di Mitsuha comunque va avanti, con le sue amicizie, gli impegni scolastici e del tempio, ma la ragazza ha sempre un unico chiodo fisso: andare a vivere a Tokyo.
Taki Tachibana è coetaneo di Mitshua, ma vive proprio a Tokyo. La sua vita frenetica lo porta sia a essere un liceale, che a lavorare in un ristorante italiano.
Senza un motivo apparente, però, i due ragazzi fanno una scoperta sensazionale: a volta capita che l’uno si svegli nei panni dell’altro. Quello che all’inizio viene avvertito solo come un sogno, si rivela essere la realtà e i due decidono così di comunicare tra loro lasciandosi dei messaggi sul corpo, o sul proprio telefono per raccontarsi cosa hanno fatto durante la giornata quando erano alle prese con la vita dell’altro.
Questo continua per settimane, quando la comunicazione e i cambiamenti di corpo dei due si interrompono improvvisamente.
Ovviamente non proseguo per evitare spoiler.
Potrei descrivere “Your Name” come un film ipnotico. Gli scenari montani che si intervallano con quelli più urbani, la natura che fa sempre da sfondo anche nel grigio della città, ogni piccolo dettaglio diventa parte attiva della trama, capace di creare un’atmosfera sospesa, al confine con la sacralità dove il tempo si rivela per quello che è: mai lineale.
Mitshua e Taki vivono distanti, non si sono mai incontrati, né mai visti se non allo specchio, quando uno vive nella realtà dell’altro. Questa separazione è solo illusoria, perché nella realtà e nella loro più intima profondità, si dà l’inizio a una traccia emotiva che porterà i personaggi a cercarsi continuamente, anche dopo le fasi della crescita adolescenziale.
In “Your Name” l’amore è ricercato, ma vive nel silenzio della nostra profondità. Mai ostentato, mai veramente osteggiato, vive nelle scelte dei personaggi che forse si rendono conto di provare qualcosa solo quando è ormai troppo tardi.
Con un tocco dolcemente malinconico, “Your Name” evoca molto bene i sentimenti legati all’innocenza e purezza del primo amore.
Diretto da Makoto Shinkao, il film utilizza il linguaggio tipico giapponese nel saper descrivere il legame invisibile tra due persone.
Amore, tempo e memoria: questi i tre concetti che si intrecciano per tutti i 107 minuti che ci portano a sognare e a desiderare lo stesso amore che hanno i due protagonisti.
Amore, tempo e memoria: questi i tre concetti che si intrecciano per tutti i 107 minuti che ci portano a sognare e a desiderare lo stesso amore che hanno i due protagonisti.
Mitsuha Miyamizu frequenta le superiori in un piccolo paesino di montagna vicino Tokyo. Vive con la sorella più piccola e la nonna sacerdotessa. La madre le è venuta a mancare quando era poco più di una bambina e con il padre, il sindaco della cittadina, non ha un buonissimo rapporto perché lui sa essere molto rigido e distaccato. La vita di Mitsuha comunque va avanti, con le sue amicizie, gli impegni scolastici e del tempio, ma la ragazza ha sempre un unico chiodo fisso: andare a vivere a Tokyo.
Taki Tachibana è coetaneo di Mitshua, ma vive proprio a Tokyo. La sua vita frenetica lo porta sia a essere un liceale, che a lavorare in un ristorante italiano.
Senza un motivo apparente, però, i due ragazzi fanno una scoperta sensazionale: a volta capita che l’uno si svegli nei panni dell’altro. Quello che all’inizio viene avvertito solo come un sogno, si rivela essere la realtà e i due decidono così di comunicare tra loro lasciandosi dei messaggi sul corpo, o sul proprio telefono per raccontarsi cosa hanno fatto durante la giornata quando erano alle prese con la vita dell’altro.
Questo continua per settimane, quando la comunicazione e i cambiamenti di corpo dei due si interrompono improvvisamente.
Ovviamente non proseguo per evitare spoiler.
Potrei descrivere “Your Name” come un film ipnotico. Gli scenari montani che si intervallano con quelli più urbani, la natura che fa sempre da sfondo anche nel grigio della città, ogni piccolo dettaglio diventa parte attiva della trama, capace di creare un’atmosfera sospesa, al confine con la sacralità dove il tempo si rivela per quello che è: mai lineale.
Mitshua e Taki vivono distanti, non si sono mai incontrati, né mai visti se non allo specchio, quando uno vive nella realtà dell’altro. Questa separazione è solo illusoria, perché nella realtà e nella loro più intima profondità, si dà l’inizio a una traccia emotiva che porterà i personaggi a cercarsi continuamente, anche dopo le fasi della crescita adolescenziale.
In “Your Name” l’amore è ricercato, ma vive nel silenzio della nostra profondità. Mai ostentato, mai veramente osteggiato, vive nelle scelte dei personaggi che forse si rendono conto di provare qualcosa solo quando è ormai troppo tardi.
Con un tocco dolcemente malinconico, “Your Name” evoca molto bene i sentimenti legati all’innocenza e purezza del primo amore.

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