Il racconto è alquanto breve e può essere letto in una giornata.
In poche pagine veniamo catapultati nella Parigi del Seicento, tra lo spirito del tempo e l’insofferenza verso la condizione degli artisti.
Imputato: “No, vi prego, non potete farmi questo datemi la
pena di morte piuttosto, ABBIATE CLEMENZA DI ME VI PREGO”.
La moglie dell’imputato scoppia in lacrime, mentre due ufficiali
giudiziari afferrano l’uomo per le braccia trascinandolo nella stanza delle
torture.
Una stanza buia senza finestre, le uniche cose all’interno sono una sedia di legno al centro e una vecchia TV a tubo catodico appoggiata alla parete. Le guardie giudiziarie legano il malcapitato e applicano il nastro adesivo alle sue palpebre per tenerle aperte. Inizia l’agonia.