Antonio Canova impiegò sei anni, dal 1787 al 1793, per realizzare una delle sue opere più conosciute al mondo, dal nome “Amore e Psiche”. L’ispirazione venne dalla favola di Apuleio ne “L’Asino D’oro” sull’amore travolgente tra il dio dell’amore e una umana bellissima, la sua curiosità e la sua disperata ricerca dell’amato.
La favola racconta di questa bellissima e triste fanciulla, Psiche, dalle fattezze così sopraffine da ricordare a tutti la dea Venere, ma triste. La divinità, indispettita dal paragone, mandò suo figlio Amore a colpirla con le sue frecce, così da farla innamorare dal più brutto degli uomini senza venire ricambiata. Sbagliando il tiro, Cupido colpì se stesso con la freccia, così si innamorò della giovane mortale. Con l’aiuto di Zefiro la condusse al suo palazzo, ma con la condizione che lei non dovesse mai vederlo in faccia e sempre al buio, così che Venere non si adirasse nello scoprirli. Per diverse notti il loro amore venne consumato, fino a che le sorelle di Psiche non la convinsero a scoprire l’identità del suo sposo.






