giovedì 8 gennaio 2026

#Intervista: Fuoricentro


Venerdì 28 novembre 2025 è uscito in radio e in tutti i digital stores: “Amanda Lear”, il nuovo singolo dei Fuoricentro, progetto musicale ideato e guidato da Maurizio Camuti.

Il brano è un omaggio a un’artista iconica e poliedrica, simbolo di un’epoca in cui lo splendore creativo non conosceva confini. Un’epoca – quella della celebre “Milano da bere” – in cui l’Italia guardava al futuro con fiducia, speranza e stupore, alimentata da sogni e promesse di crescita in un clima culturale vivace e ricco di stimoli
Oggi, quel senso di entusiasmo collettivo sembra affievolito. Guerre, cambiamento climatico, povertà diffusa, solitudine e isolamento sociale sono diventati temi dominanti di una quotidianità complessa, accentuata dalla rivoluzione informatica e dall’iperconnessione. Un contesto che ha finito per erodere proprio quella creatività che aveva definito per decenni il mondo dell’arte, della cultura e della scienza. “Amanda Lear” si inserisce in questo scenario come riflessione e monito, evocando una figura artistica capace di incarnare leggerezza, ironia e libertà espressiva

Con “Amanda Lear”, i Fuoricentro offrono uno sguardo lucido ma carico di poesia sul presente, tra memoria e desiderio di rinascita, nel segno di un’icona senza tempo.


«Questo brano rappresenta un focus sui giorni nostri, sul non senso delle guerre e auspica un ritorno a quella serenità di cui l’umanità necessita, per potersi concentrare sulle vere priorità di un pianeta in caduta libera, soprattutto a causa del cambiamento climatico. Il ‘giardino dell’universo’, maltrattato dai suoi abitanti inconsapevoli. Torna tra noi mortali, cara Amanda Lear.» 

- Maurizio Camuti

I Fuoricentro nascono nel 2003 e per svariati anni hanno percorso la scena live della città di Milano e non solo. 
Il repertorio della band dalle sonorità pop/rock tratta nei vari brani tematiche sociali o d
attualità poiché si è voluto unire alla musica anche messaggi legati appunto a temi delicati che si spera possano essere utili a una qualche riflessione in merito. 
Tematiche come l
omofobia in “Pia Contessa”, la violenza sulle donne e sulle diversità in “Piedi gonfi”, assenza di pari opportunità in “Con un mazzo di Rose”, la sperimentazione animale nel brano “Oggetto Numero 7”, lemigrazione in “Valigie di Cartone”, il cambiamento climatico con “Non è tutto finito feat. Maria Giovanna Elmi, il cui video è stato realizzato con immagini concesse dal WWF ma anche lamore nei confronti di una città come Milano (per il cui brano la band ha avuto il patrocinio dal Comune), città da sempre inclusiva e ricca di opportunità che spesso altrove è difficile trovare.


Ciao ragazzi, grazie mille per il tempo dedicato a 4Muses. Inizio sempre chiedendo come avete iniziato con musica e come avete capito che sarebbe stata la vostra strada… 


È una strada parallela alle nostre attività principali ma la passione per la musica non ci ha mai abbandonati sin dall
adolescenza. Una passione che può essere utile anche per comunicare e trasferire pensieri più o meno condivisibili.


I vostri testi affrontano temi importanti: dal cambiamento climatico alla violenza sulle donne; ancora le disparità di genere, la sperimentazione animale. L’arte ha un ruolo fondamentale nella società, c’è un tema di quelli che avete trattato che secondo voi è stato più difficile da trasmettere?

Il più difficile ma a mio avviso tra i principali da continuare a trattare riguarda il mondo animale, senza voce, e perennemente maltratti. Siamo parecchio lontani da una tutela a 360 gradi nei loro confronti.


Arriviamo ora al brano “Amanda Lear”. Il personaggio è senz’altro iconico, quindi non ha bisogno di presentazioni. Il brano però non è proprio un’ode alla celebre artista: io l’ho interpretato come una preghiera alla musa ispiratrice della creatività che in questo mondo moderno sembra essersi assopita. Cosa, secondo voi, uccide davvero la creatività? E cosa può farla rinascere?

L
assopimento della creatività, a mio avviso, nasce dalla saturazione a cui siamo esposti quotidianamente derivante da contenuti sempre presenti e a portata di mano. Internet e i social hanno parecchio contribuito a mio avviso a tale condizione: iperconnessi, poco tempo, tutto molto veloce con poco tempo per esprimersi e creare.

La canzone ha un mix di nostalgia e lucidità critica, come una sorta di speranza che sottintende “non tutto è perduto”. Quanto vi rispecchia questa mia visione, e come vivete in voi questa dualità?

Personalmente (Maurizio Camuti) credo che si sia ben in tempo per modificare la traiettoria intrapresa. Il passato è passato ma può servire come monito affinché, attraverso il paragone, possa tornare utile nel bene e nel male per risolvere le criticità attuali, sociali, con l
auspicio che la leggerezza ( che non vuol dire superficialità) possa tornare tra noi.

Viviamo in un’epoca dove i social ci mantengono connessi h24. Secondo voi gli stessi aiutano o danneggiano la sensibilità artistica da parte del pubblico?

Come già detto, temo che danneggino la creatività per svariate ragioni: il tempo talvolta perso a scrollare e la poca attenzione che poi viene riservata a sé stessi con lassenza di ascolto intimo mentre si è impegnati a osservare lesterno.

Quali sono i vostri prossimi progetti? C’è un altro tema importante che vi sta a cuore e che state pensando di trattare?

Nellep di prossima uscita si parlerà anche di mafia ma le tematiche finora affrontate dovrebbero essere riprese nuovamente poichè non risolte.


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