giovedì 22 gennaio 2026

#Intervista: Andromeda

Oggi vi lasciamo l’intervista ad Andromeda, all’anagrafe Manuel Zamagni, classe 1993, cantautore e performer nato e cresciuto in Romagna
Abbiamo parlato con lui in occasione dell’uscita del suo primo album: “Luna sotto Venere”, disponibile nelle piattaforme digitali di streaming e in formato CD dal 5 dicembre 2025
Il giorno successivo è stato presentato al Teatro degli Amici di Bordonchio a Bellaria-Igea Marina (RN). Sul palco è stato accompagnato da una band composta da Filippo Fabbri (batteria), Giovanni Casadei (basso/synth), Ivan Maioli (chitarra) Elisa Semprini, Elisabetta Forcellini (cori) e da un corpo di ballo composto da Aleksandra Stojic, Valentina Crudeli, Virginia Rossi. Il concerto è diventato così un
esperienza immersiva che ha unito musica, performance scenica ed emozione visiva.

Il suo album d’esordio è un progetto che raccoglie e intreccia le tappe del suo percorso di rinascita personale e artistica, affrontando temi universali come la libertà di esprimersi e la resilienza. Ogni brano è un frammento di questo viaggio, un capitolo che racconta la liberazione dal giudizio esterno, il coraggio di lasciare alle spalle una vita che non sentiva più sua, la caduta e la rinascita, fino alla conquista di una nuova consapevolezza.

Anticipato dai singoli “Ok, Goodbye”, “Non hai bisogno di me”, “Ventiquattro Ore” e “Rumore”, il disco si configura come un vero e proprio diario sonoro: un invito a guardarsi dentro e ad abbracciare la propria autenticità senza paura.  

Ho scritto queste canzoni per raccontare il mio viaggio di rinascita: nel momento più buio della mia vita ho capito che non potevo più continuare a vivere in una realtà che non sentivo mia. È lì che ho trovato il coraggio di ricominciare da capo, scegliendo una vita autentica e senza maschere. Ogni brano è un frammento di questa trasformazione: la liberazione dal peso del giudizio, la forza di lasciare andare ciò che non mi rappresentava più, la scoperta della mia verità e infine la rinascita.

Con Luna sotto Venere voglio condividere non solo la mia storia, ma un messaggio universale: anche nei momenti più difficili c’è sempre la possibilità di rinascere e di tornare a risplendere. La musica è diventata il mio spazio di libertà, ed è lì che voglio incontrare chi ascolta. Spero che in queste canzoni possiate ritrovare un frammento della vostra storia e sentire che, in fondo, non siamo mai soli nel nostro cammino.

- Andromeda

Sul piano musicale, “Luna sotto Venere” si muove tra pop, dance e funky con sfumature anni ’80 rilette in chiave moderna, in una dimensione internazionale e al tempo stesso profondamente personale. 
Le produzioni di Nacor Fischetti (La Rua) e la scrittura condivisa con Gloria Collecchia (Sugar Music) hanno contribuito a dare al progetto un’identità precisa e riconoscibile, con riferimenti a Dua Lipa, The Weeknd, Calvin Harris, Sabrina Carpenter e Cher.

Con “Luna sotto Venere”, Andromeda firma la sua dichiarazione d’intenti: trasformare la musica in uno spazio di libertà, energia e verità emotiva, capace di risuonare in chiunque abbia vissuto il coraggio di rinascere.

La sua passione per la musica si manifesta fin da giovanissimo, quando alle scuole medie un insegnante individua il suo talento e lo incoraggia a intraprendere studi musicali. A soli 16 anni inizia a prendere lezioni di canto con diversi insegnanti, ciascuno dei quali contribuisce a formare la sua vocalità e il suo stile personale.
Dopo un periodo di smarrimento, il 2020 segna per Manuel una svolta decisiva: un tempo di cambiamento in cui, guardandosi dentro, sceglie di tornare alla sua vera essenza, la musica. Torna ad esibirsi sul territorio locale riscoprendo la forza del palco e parallelamente inizia a lavorare al suo progetto personale, che prenderà il nome di Andromeda: un percorso di rinascita artistica ed emotiva, libero da etichette e capace di raccontare con sincerità la sua trasformazione. 
Il target della sua musica abbraccia principalmente un pubblico giovane-adulto, dai 18 ai 35 anni: ascoltatori che si riconoscono nei valori che Andromeda porta nelle sue canzoni.

Il suo obiettivo professionale è affermarsi nel panorama musicale italiano come voce autentica e innovativa del pop contemporaneo, costruendo nei prossimi anni un percorso solido che unisca dischi, tour e collaborazioni artistiche di respiro internazionale.

Ciao Manuel! Grazie mille per la tua disponibilità con 4Muses. Come ti sei avvicinato alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada?

Ciao e grazie a voi per l’invito! Mi sono avvicinato alla musica molto presto, quasi in modo naturale. Da ragazzino cantare era il mio modo di sentirmi a posto nel mondo. Col tempo ho capito che non era solo una passione, ma qualcosa di più profondo: ogni volta che mi allontanavo dalla musica mi sentivo incompleto. La vera consapevolezza è arrivata quando ho capito che senza di lei non riuscivo a riconoscermi davvero. Da lì non è stata più una scelta, ma una necessità.

Andromeda è un nome che incuriosisce fin da subito: come mai hai scelto proprio questo nome d’arte?

Da bambino, come peso tantissimi dei miei coetanei, guardavo “I Cavalieri dello Zodiaco”. Andromeda era un personaggio fuori dagli schemi, androgino, difficile da incasellare. Mi ha sempre affascinato e per me rappresenta la libertà di non dover rientrare in un’etichetta precisa. Ho scelto questo nome perché racconta il modo in cui voglio vivere la mia musica e la mia identità: senza definizioni rigide, con spazio per la sensibilità, la forza e le contraddizioni.

Sei romagnolo, eppure il tuo sound ha un respiro molto internazionale: quanto conta per te il luogo in cui sei cresciuto e in che modo pensi che si rifletta nella tua musica?

Conta tantissimo. La Romagna mi ha insegnato il valore della condivisione, dell’energia collettiva, del palco vissuto come festa ma anche come incontro umano. Anche se il mio sound guarda all’estero, quella spontaneità e quel calore fanno parte di me. Penso che si riflettano soprattutto nel modo in cui vivo la musica: con verità, senza filtri, cercando sempre una connessione reale con chi ascolta.

Se dovessi descrivere Luna sotto Venere con tre aggettivi, io sceglierei esplosivo, liberatorio e intimo. Tu quali useresti?

Mi piacciono molto gli aggettivi che hai scelto… mi ci rivedo. Io aggiungerei sincero, trasformativo e luminoso. È un album che nasce da momenti bui, ma che guarda sempre verso la luce. Non nasconde le fragilità, le attraversa.

Essendo un album d’esordio, com’è stato metterti così a nudo attraverso i brani?


È stato difficile, ma necessario. Mettermi a nudo significava smettere di proteggermi, accettare di raccontare parti di me che per anni avevo tenuto in silenzio. Però è stato anche liberatorio: ogni brano mi ha tolto un peso. Questo disco è il risultato di un atto di onestà totale, prima di tutto verso me stesso.

Di solito chiudo le interviste parlando di progetti futuri, ma con te vorrei fare una domanda diversa: come immagini il rapporto con il tuo pubblico tra dieci anni? 

Lo immagino vero, profondo, basato sulla fiducia. Mi piacerebbe che chi mi ascolta oggi possa guardarsi indietro tra dieci anni e dire: “Queste canzoni mi hanno accompagnato in un momento importante della mia vita”. Spero in un rapporto che cresca insieme a noi, fatto di scambio, di riconoscimento reciproco, dove la musica rimane uno spazio sicuro in cui sentirsi meno soli.

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