La notte rende evidente il ruolo del tempo nella definizione dello spazio.
L'aura dei luoghi muta drasticamente, la luce artificiale dona un'esistenza alternativa alle piazze e alle strade.
La notte rende evidente il ruolo del tempo nella definizione dello spazio.
L'aura dei luoghi muta drasticamente, la luce artificiale dona un'esistenza alternativa alle piazze e alle strade.
Oggi ci ritroviamo a recensire un libro del tutto particolare. È un romanzo, certo, ma vi assicuriamo che di questo tipo sono introvabili. Noi lo abbiamo provato sulla nostra pelle, entrando nelle librerie e domandando: “Salve, avete romanzi che trattano di vite precedenti?”. I librai hanno sempre risposto con sguardo interdetto, perché oltre a manuali, libri esplicativi su cosa sono le teorie della reincarnazione, o come ricordare eventi di secoli ormai passati, trovare un autore che le abbia descritte sottoforma di romanzo è davvero raro. Da nicchia, semmai ne esistano almeno dieci in tutto il mondo.
Comunque, Giulia Piccionetti è sicuramente una di loro e con il suo romanzo Centuries ci trasporta quattro epoche: la Roma prima di Cristo, la Seconda Guerra Mondiale, gli anni Ottanta e i giorni nostri. Quattro spaccati di vita vissuta da quattro anime differenti -ma non poi così tanto- tra loro. Rhiannon, Lorrayne, Vincent e Olivier decidono di incontrarsi sempre, in attesa del momento giusto per poter vivere il loro amore. Ma perché bisogna attendere il momento giusto?
Attratti inconsciamente da ciò che è già da noi conosciuto, tendiamo a costruire dei binari che vincolano il potenziale delle nostre vite.
Penso che chiunque, per coercizione o per volontà, si ritrovi prima o poi a combattere contro questo istinto. Non resta allora che smarrirsi, attraversare l'ignoto come l'eroe che intraprende un viaggio nel tentativo di ristabilire un ordine che è stato turbato. Perdersi è condizione essenziale di un essere in continuo divenire: la staticità è un'illusione e una magra consolazione, una prigione mentale nella quale ci siamo rinchiusi con i nostri comfort. Le vie di fuga, che siano spazi fisici o psicologici, spaventano perché siamo impauriti dall'incertezza.
Ci ritroviamo per la seconda volta a recensire un thriller di Maurizio
Foddai. Dopo "Il gioco dei silenzi", è la volta de “Il corridore”. Proprio
come il precedente, anche questo è così ben fatto che ci sembrava di
stare dentro al caso e di vivere tra il Belgio e Torino. Se non è un
problema ammetterlo, possiamo anche dire che rientra tra i libri
preferiti della prima metà del 2021.
Come al solito, essendo un
thriller, cerchiamo di non farvi troppi spoiler, per non rovinarvi il
finale o il momento lettura. Ci scusiamo in anticipo se potrebbe
sembrare una recensione troppo corta o incompleta.