mercoledì 23 settembre 2026

#TheBeatles: Rocky Raccoon

Immagine creata con ChatGPT
Sapete che i Beatles tra il loro repertorio hanno anche un brano country e folk? È il caso di “Rocky Raccoon”, brano pubblicato nel White Album (1968)
. È sicuramente uno dei brani più riconoscibili non solo dell’intero album, ma anche di tutta la discografia beatlesiana: breve, teatrale, ironico e costruito per essere una mini storia musicale western.

Quello che in apparenza può sembrare un brano semplice e scherzoso, quasi nato come una presa in giro, è in realtà uno dei momenti più creativi del gruppo, non a caso avvenuto nel soggiorno in India.
Accreditato Lennon/McCartney, il brano è stato inizialmente scritto da Paul a Rishikesh, durante il periodo trascorso nell’ashram di Maharishi Mahesh Yogi. Alla fase iniziale di composizione furono presenti anche John Lennon e il cantautore scozzese Donovan.

All’inizio del 1968 i Beatles si ritrovano in India a studiare la meditazione trascendentale, insieme ad altri artisti del tempo. E infatti Paul, John e Donovan si ritrovarono tra di loro a suonare giocosamente la chitarra. Iniziarono a strimpellare qualcosa in stile country, aggiungendo delle parole mentre la canzone nasceva così, da sola. Come succede sempre con i geni: da uno scherzo, alla serietà.
Il brano è vivo, cambia spesso nel ritmo e nelle parole, tanto che Paul continua a modificare tutto anche una volta tornato nel Regno Unito. Il personaggio, per esempio, passa dal chiamarsi Rocky Sassoon a Rocky Raccoon proprio per mantenere il tono ancora più western.

Nel brano Rocky è un uomo che arriva in una stanza d’albergo con un conto in sospeso: la donna che amava, Lil, lo ha lasciato per un altro uomo, Daniel, e in un vortice satirico, i Beatles riescono a cogliere perfettamente non solo la cultura americana, ma anche la mentalità di quel tempo.
Immaginando i western potremmo pensare a una storia drammatica e dal finale violento, invece Paul la rende molto caricaturale, quasi una parodia dei film di quel genere che andavano tanto di moda in quegli anni.
Ispirato dalla letteratura di Robert W. Service – poeta e narratore scozzese-canadese, famoso soprattutto per i suoi poemi ambientati nel Klondike – il brano mantiene la situazione narrativa di rivalità, tensione e scontro, ma il tutto viene calcato per lo più per il melodramma e per descrivere personaggi “da frontiera”.

La canzone arriva più o meno pronta il 15 agosto 1968, quando i Beatles iniziano la sua registrazione presso gli Abbey Road Studios. Ci vollero nove take per dare forma alla base ritmica, quasi tutti con un testo del brano differente, e fu proprio l’ultimo a essere utilizzato come master per aggiungere le altre parti.
Paul era alla voce e alla chitarra acustica; Lennon al basso a sei corde e Ringo alla batteria. Successivamente vengono aggiunti l’armonica di John (utilizzata qui per l’ultima volta), il pianoforte di George Martin – un vero e proprio honky-tonk da saloon – e le armonizzazioni vocali di John, Paul e George.
Viene coinvolto anche il fisarmonicista Jack Emblow, a dare in modo più decisivo l’atmosfera del vecchio West.
Ma ciò che porta la firma geniale dei Beatles è il loro “word painting” utilizzato nel brano. Il word painting è l’utilizzo della musica per sottolineare direttamente ciò che viene raccontato nel testo, come per esempio la batteria di Ringo che si accentua nettamente nel momento in cui in scena entra una pistola.

“Rocky Raccoon” esce nel Regno Unito con il “White Album” il 22 novembre 1968, come tredicesima traccia e sul secondo lato del primo LP.
In un album che segna il passaggio dal rock alla musica sperimentale, “Rocky Raccoon” è l’esempio lampante del loro nuovo processo creativo, fatto di libertà e di composizioni più personali e uniche.

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