mercoledì 30 settembre 2026

#Pensieri: A volte la nostalgia non riguarda una persona

Immagine generata con Canva AI
È capitato a tutti noi di interrompere amicizie, relazioni. Quando qualcuno ci ferisce è cosa buona e giusta prendere le distanze, perdonare, sì, ma non necessariamente continuare a vivere con quella persona accanto a noi.

Personalmente tendo a chiudere i rapporti alla prima mancanza di fiducia, pur lasciando uno spiraglio sempre aperto. Chiunque mi ha ferito può tornare quando vuole, con rarissime eccezioni per le quali la mia porta rimane sigillata. Per i secondi non provo mai nessun tipo di nostalgia, per i primi… beh, per quanto mi riguarda mi sono ritrovata spesso con il telefono in mano pronta a comporre un messaggio da inviare loro.

Se mi sono sempre bloccata è perché mi sono posta una domanda: mi manca veramente quella persona, o piuttosto mi manca la me di quando l’avevo accanto? Le esperienze avute insieme? Le chiacchierate, le risate, o semplicemente quel momento della mia vita?

Nella nostra testa dolore e mancanza verso qualcuno che ci ha ferito sembrano incompatibili: se qualcuno ci ha fatto del male tradendoci, deludendoci o mancandoci di rispetto, allora non dovremmo sentirne la mancanza. E invece non è proprio così. L’azione negativa che ci ha inflitto è sicuramente da condannare, ma il resto no e non dovrebbe neanche essere macchiato dall’errore commesso dalla persona.

In questo senso è più facile perdonare il torto subito, ma non sempre questo significa tornare sui propri passi. Il confine tra idealizzazione e ricordi è molto sottile, ed è qui che va fatto un piccolo discernimento: cosa ci manca davvero? La persona che ci ha ferito, o la versione di noi stessi che esisteva accanto a lei?
Ogni rapporto, nel bene o nel male, tira fuori parti diverse di noi. Ci fa crescere, maturare, ci fa avere nuove esperienze e in un certo senso ci “impone” un modo di pensare. Riguardandoci indietro potremmo vederci più leggeri, spontanei… potremmo ricordare solo i momenti in cui ridevamo di più, in cui c’erano più occasioni di uscite, così come potremmo scoprire che solo con quella persona avevamo una certa abitudine.

Quando quel legame finisce, il cervello registra sia la perdita fisica di qualcuno che quella più emotiva legata all’atmosfera. Crollano delle sicurezze: il caffè del mercoledì mattina, quella serie vista solo insieme, gli inside joke (battute o scherzi che capiscono solo un ristretto numero di persone), il gelato in quella gelateria speciale… Tutto questo si dissolve, insieme al senso di sicurezza scaturito dall’abitudine che quella persona ci dava.

Il caffè non viene più preso il mercoledì mattina, la serie si prosegue senza commenti, le battute sono più neutre, in quella gelateria non ci si mette più piede…
Fa ancora più male pensare che ci manca anche la nostra persona prima delle grandi delusioni: la ragazza che si fidava ciecamente, quella che non aveva timore a ridere in maniera incontrollata, quella che pensava che sarebbe tutto durato per sempre…
Insomma, è tutto andato perso, proprio come in una sorta di effetto domino e dentro di noi si crea quel vuoto che ci fa credere che solo quella persona potrà colmare.

Ma, ovviamente, non è così.

Da qualsiasi punto di vista lo vediamo – amicale, romantico, familiare, lavorativo… – non esiste una persona perfetta per noi. Il pensiero contrario è una trappola che ci preclude tantissimi altri incontri. Allo stesso modo è una trappola sentire la mancanza di qualcuno solo in base ai ricordi che abbiamo.
Il cervello tende a conservare solo il positivo. È un nostro istinto di sopravvivenza: per noi ricordare continuamente il dolore sarebbe, infatti, insostenibile. In questo modo tendiamo a ricordare tutto ciò che ci faceva sentire bene: le chiamate notturne, le battute stupide, i messaggi lunghi... E dimentichiamo le manipolazioni, le assenze improvvise, le parole dette per ferire, il senso costante di instabilità.

Nel mio caso, quando mi sono chiesta cosa mi mancasse davvero, se la persona o quel momento della mia vita, mi sono ritrovata ad ammettere che era più il secondo. Ho voluto bene, ho amato chi poi mi ha ferita ed è proprio per quell’amore nei suoi confronti che ho perdonato la ferita inflitta, ma è per l’amore verso me stessa che rispondendo alla domanda, mi sono resa conto che se davvero mi mancava solo l’atmosfera che vivevo con lei (o loro) bastava semplicemente replicarla nella mia vita.

Così sono tornata in certi luoghi, sono tornata a prendere in giro alla leggera le nuove persone che hanno iniziato a far parte della mia vita, ho creato nuovi inside joke e continuo a vedere le serie tv con chi è rimasto. Ricreando il contatto con la me che stava bene con quelle persone, la nostalgia verso di loro è nettamente scemata, dando più spazio a sentimenti di gratitudine. Perché dopotutto se sono come sono, tutte loro sono state importanti.

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