martedì 8 settembre 2026

#Arte: Arte e lutto - Quando la bellezza nasce dalla perdita

Immagine creata con ChatGPT
Il lutto è quel processo che nella vita umana viviamo ogni volta che perdiamo qualcosa o qualcuno
. Strettamente collegato al concetto di morte – sia letterale che non – il lutto è un dolore così reale che lo sentiamo in ogni fibra del nostro essere, fino a divenire insopportabile. Prima di accettarlo tendiamo a negarlo, ad arrabbiarci, a cercare ogni modo per evitarlo, ci disperiamo.

Per questo sono importanti i rituali che segnano il suo passaggio. Le religioni ci hanno donato i funerali, ma anche mettere mano all’arte può essere un ottimo modo per stare faccia a faccia con questo terribile, quanto inevitabile processo.

Quando si parla di lutto non si può non citare “La Pietà” (1497 - 1499) di Michelangelo. La Madonna tiene tra le sue braccia il corpo morto di suo figlio Gesù, eppure il suo volto non è affranto o addolorato. Sofferente, sì, ma si percepisce nei suoi occhi chiusi e nel volto disteso la gioia della Resurrezione. Maria sembra anche più giovane di Gesù, apparendo irreale. Le basta una sola mano per reggere il figlio inerme, come a indicare che il corpo umano è solo un corpo e non è nulla senza l’anima, ed è lei a dargli un peso. La stessa, poi, riprenderà pieno possesso della carne dopo qualche giorno. Così, se il Cristo promette la resurrezione di tutti noi, Maria diventa la nostra consolatrice a ricordare che il lutto è solo un momento di passaggio, che non perdiamo mai qualcuno.

Tra il 1792 e il 1793 a Francisco Goya gli viene diagnosticata una grave malattia che gli causa sordità. Questo scatena in lui una profonda crisi perché perde del tutto l’utilità di uno dei suoi cinque sensi. Nulla di altamente grave per un pittore, ma come già scritto nell’introduzione, il lutto si può amplificare a qualsiasi scenario che ha a che vedere con la perdita.
Poco tempo dopo, nel 1799, pubblica “Los caprichos”, una raccolta di ottanta incisioni tutte da leggere in chiave allegorica, umoristica e satirica. La tavola numero 43 raffigura un uomo dormiente circondato da animali notturni. Alcuni lo osservano soltanto, altri sono pronti a planare su di lui. L’uomo è addormentato con la testa sul tavolo, probabilmente intento nel lavoro. Proprio dal tavolo è visibile la scritta in lingua spagnola: “El sueño de la razón produce monstruos” (trad. “Il sonno della ragione genera mostri”. Per Goya la fantasia è alla base di tutte le creazioni e quando questa non è accompagnata dalla ragione può scatenare problemi profondi. La ragione può addormentarsi per parecchi motivi, come anche una forte ansia da stress a seguito di una malattia appena diagnosticata. Così l’inconscio, con la mente lucida indaffarata a pensare ad altro, prende il sopravvento aumentando però ansie e paranoie.

Tracey Emin (1963) mostra la sua arte esplorando tutte le tecniche del disegno, della pittura alla fotografia, i video e le installazioni. Per lei l’arte ha il dovere di essere sincera, schietta, senza alcun tipo di censure soprattutto emotive. Essendo stata vittima di abusi sessuali quando era poco più di una bambina, la maggior parte delle sue opere esplora il tema ancora tabù della sessualità. Per la Emin è il corpo a dover parlare, a esprimersi perché è nel corpo che sono impresse tutte le nostre esperienze fisiche ed emotive. Il suo carattere riflette il lavoro: lei non ha scelto di essere definita vittima in eterno. Racconta, parla di quello che le è successo ma con la consapevolezza che ogni esperienza, per quanto dolorosa, racchiude qualcosa di ancora più grande. Come dico sempre: “Non si può combattere il fuoco con il fuoco, bisogna spegnerlo con l’acqua”, a indicare che a situazioni negative è meglio reagire con positività, così la Emin ammette che oltre a tutto il male, c’è l’amore, quell’energia che può tutto e che è più importante rispetto a ogni altra cosa. Lei non fa arte per voler piacere, ma solo per sentirsi viva.

Quando ci sentiamo come se il mondo ci stesse crollando addosso, quando pensiamo che nessuno possa capire il nostro dolore, proviamo a pensare che tante persone prima di noi hanno vissuto lo stesso e che molti, fortunatamente, sono stati artisti. Guardando alle loro opere, a seconda del nostro gusto, possiamo sentirci come presi per mano dal nostro migliore amico.

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