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| Immagine creata con ChatGPT |
Se nella mia vita ho imparato qualcosa è che il cambiamento positivo è arrivato, o almeno l’ho compreso, quando ho cominciato a togliere. E per me che sono un’abitudinaria non è stato per niente facile.
Così un giorno mi sono messa comoda al pc, ho stilato la lista di tutte le piccole attività che svolgevo quotidianamente e mi sono resa conto di quante erano per lo più automatiche e in effetti non così fondamentali come pensavo.
Poco alla volta, giorno dopo giorno, ho cominciato a smettere di compierle riscontrando migliori benefici.
Al solito, non voglio dirvi che si deve fare come dico io, sono solo piccoli consigli che possono aiutarvi.
Un giorno ho semplicemente smesso di controllare il telefono appena sveglia e rispondere subito a tutti.
Come ogni essere umano, da quando il telefono ha preso il sopravvento sulla nostra vita diventando come un’estensione di noi stessi, ero solita controllare le notifiche ricevute durante la notte per poi passare allo scroll dei social con l’illusione di aggiornarmi in questo modo con quanto successo nel mondo.
Questo caricarmi di informazioni, conversazioni, notizie e aspettative su chissà quale periodo mistico stiamo vivendo però, non faceva altro che spostare immediatamente la mia attenzione al di fuori di me stessa. Così mi sono chiesta: davvero voglio che i primi pensieri del mattino siano rivolti all’esterno? Un bel giorno ho atteso qualche minuto prima di prendere il telefono, alcuni giorni dopo sono ricaduta nella vecchia routine, fino ad arrivare a oggi che controllo l’anteprima dei messaggi, aprendo solo quelli più importanti dopo un quarto d’ora che sono sveglia, il resto può aspettare persino fino a sera.
Sì, sono passata a essere una che rispondeva a tutti subito, una che controllava i social in ogni momento, a una che può avere anche un centinaio di messaggi non letti o non entrare sui social per giorni. Egoismo? Snobismo? No. Mi sono solo messa al primo posto: viviamo tutti giornate dai ritmi frenetici, con millemila cose da fare, perché perdere tempo in qualcosa che in quel momento non ha una priorità?
Inizio la giornata cominciando proprio da me, e da lì il resto vien da sé.
Un giorno ho smesso di cercare di piacere a chi non mi capisce.
Ammetto di essere stata molto fortunata, perché piacere a tutti i costi non è mai stato un mio problema o una voglia irrefrenabile. Anzi, ho sempre preferito di gran lunga la solitudine alle compagnie con cui non ho nulla a che vedere.
Però sono un essere umano anche io e sono stata condizionata a lungo a cercare di comportarmi per compiacere le persone a me più vicine, per paura di perderle. La verità è che chi realmente ti vuole nella sua vita non se ne va e non lo fa soprattutto per qualche tuo difetto o per un’incomprensione.
Così, quando ho smesso di tradurre i miei pensieri a favore della comunicazione altrui, quando ho smesso di comportarmi subito come il punto di incontro tra me e chi mi stava di fronte, ho sorprendentemente scoperto che le persone giuste arrivano facilmente.
Ora sono circondata da persone (quasi) totalmente nuove, che mi prendono così come sono, senza mai aspettarsi qualcosa di differente da me stessa e quindi senza mai tentare di farmi sentire in colpa per come dovrei essere e non sono.
Questo non vuol dire che non ci siano discussioni, o che si abbiano sempre gli stessi punti di vista, al contrario. Ma vuol dire saper selezionare molto bene le persone che abbiamo accanto, tanto da sentirsi liberi anche nelle relazioni più strette. Liberi anche di sbagliare, come canta Marco Profeta.
Un giorno ho smesso di rimanere a casa quando mi sento annoiata.
Sì, lo so, di solito la gente dovrebbe imparare a rimanere a casa e non più a uscire anche quando non se ne ha voglia. Nel mio caso, però, sono fatta al contrario. Amo starmene a casa e per me uscire è uno sforzo davvero arduo, soprattutto se non ho nulla da fare. Posso uscire da sola, andare al cinema, mangiare fuori, passeggiare… se ho uno scopo. Senza questo, la mia indole è preferire una giocata a The Sims, la lettura di un libro o la visione di una serie tv, il tutto rimanendo comodamente sdraiata a letto. Non scherzo quando dico che nelle lunghe settimane di pioggia, o durante l’inverno quando fuori è buio presto, io posso passare anche tre, quattro giorni senza mai uscire di casa. Ho deciso quindi di cambiare questa abitudine.
Credo sia stata la decisione più difficile che abbia mai preso nella mia vita. Adesso mi concedo solo un giorno a settimana totalmente a casa, il resto devo uscire, almeno per un’ora, ogni giorno. Devo dire che è un ottimo rimedio per combattere non solo la noia, ma anche l’appiattamento creativo e ridurre il senso di oppressione scaturito dallo stress. Non dico che è un qualcosa di cui non riesco più a fare a meno, però c’è da dire che il mio grado di soddisfazione nella vita è notevolmente aumentato.
Un giorno ho smesso di fare qualsiasi cosa non mi stesse dicendo nulla.
Per un’ossessiva come me, che quando inizia qualcosa deve portarla a termine in qualunque condizione e con qualunque mezzo o potrebbe crollare il mondo, anche questo è stato un punto davvero complicato. Ho smesso di associare l’abbandono alla sconfitta e ho cominciato a vederlo più come un “ritorno dopo”, anche spinta dall’esempio di molti artisti che hanno ripreso opere abbandonate, facendole diventare i loro più grandi capolavori.
Non siamo dei robot che hanno gli stessi livelli di batteria e che ci basta caricarci una notte per tornare al top. Siamo diversi ogni giorno in cui ci svegliamo e lavorando proprio con la creatività è impossibile pretendere di continuare con un lavoro se in quel momento non fa per me.
Addirittura quando mi sento nel blocco, ho capito che l’unica cosa da fare è spegnere il computer e uscire. E ancora, ripensando al paragrafo precedente, questo è davvero assurdo per la vecchia versione di me.
Proprio come per fare spazio dentro i nostri cassetti o armadi abbiamo bisogno di togliere quello che non ci serve più, allo stesso modo per far entrare il nuovo nella nostra vita dobbiamo togliere quelle abitudini con cui ci siamo identificati troppo a lungo e che non sono più in linea con il tipo di persona che vogliamo diventare o il percorso di vita che vogliamo intraprendere.

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