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| Immagine creata con ChatGPT |
Recentemente mi è stato detto: “Hai sempre la settimana impegnata, a che punto metti le tue relazioni? Quando hai il tempo per stare con gli altri?” e mi sono resa conto che effettivamente prendo appuntamenti con i miei amici molto raramente, vedendoli una, due volte in sei mesi se tutto va bene.
Se da una parte questo per me è necessario, in quanto ho un lavoro che mi può impegnare anche nei weekend o fino a tardi e che amo così profondamente da non risultare mai stanca, dall’altra mi rendo conto che molte delle relazioni si sono dissolte senza un perché nella mia vita. Purtroppo in una città grande e caotica come Roma, non tutti i tuoi migliori amici vivono nello stesso quartiere, e spesso solo per raggiungere un luogo ci vuole circa un’ora, così ho rinchiuso il tutto nella dinamica del “non ho tempo, lo farò poi”.
Ma è davvero così? Nel mio esame di coscienza dopo quella frase che mi è stata rivolta mi sono resa conto che una giornata è sempre stata composta da ventiquattro ore, che il lavoro ne ha sempre occupate otto, che i momenti personali (tra riposo, prepararazione e sport) ne prendono dodici al massimo. Cosa faccio, quindi, nelle restanti quattro della mia giornata?
Io faccio parte di quelle persone che non vanno mai di fretta: preferisco fare tutto con calma, senza l’ansia di non riuscire a concludere qualcosa, perché tanto so che c’è il giorno dopo. Forse è proprio per questo motivo che in realtà sono anche in anticipo di settimane su ogni mia attività. Eppure, nonostante ciò, mi perdo nella socialità, pensando di non avere tempo neanche per sentire una mia amica.
Quando mi sono resa conto che anche nella giornata più impegnativa ho comunque quattro ore di tempo per poter prendere il telefono e fare almeno una chiamata, mi sono detta: “Perché non lo faccio? Perché mi ritrovo poi sempre con i tempi stretti? Qual è quella attività che mi distrae inconsapevolmente?” Risposta: i social.
Lo so, è assurdo, soprattutto perché sono la paladina del blocco delle app dopo tot. tempo, del telefono disattivato durante la pausa pranzo, e della modalità non disturbare attiva dalle ventidue alle otto del mattino, eppure persino io cado nel risucchio dei social. Il danno è presto fatto: con un’ora al giorno a mia disposizione per Facebook e Instagram, quindici minuti di tempo per TikTok e X, ecco fatto che almeno due ore e mezza vanno via senza che io me ne accorga. Il resto, se sono fortunata, va via in nuove attività da apprendere – come il ricamo – o una passeggiata.
Ciò che mi spaventa di più è il far passare le ore senza che io me ne accorga, senza che ne abbia la percezione, come se la mia mente pensasse di mettere il tasto pausa al tempo che invece continua a scorrere. Così per diversi mesi sono andata a letto pensando a quanto mi manca un’amicizia, senza mai considerare il tempo sprecato quando avrei potuto semplicemente contattarla.
Il problema non è mai stato la mancanza di tempo, ma la scelta di come usarlo. In questo caso scegliere significa per forza rinunciare a qualcosa e anche se lo scrollare è oggettivamente rilassante perché ci permette di evadere, nel processo di discernimento per capire cosa mi fa davvero bene e cosa no, ho capito che le amicizie, se vere, non si perdono così tanto facilmente.
Qualcuno potrebbe pensare che ho diminuito il tempo di accesso alle app, in realtà non è così: ho cominciato a chiamare persone prima di accedere a qualsiasi social. Se rispondono, bene. Se non rispondono, so che richiameranno. In questo modo mi sono ripresa i miei contatti con le persone, senza la necessità di vedersi per forza in una città immensa quanto Roma, dove non sempre il tuo migliore amico vive nel tuo stesso quartiere.

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