lunedì 14 settembre 2026

#Libri: Crunco


Settembre torna alla grande con la nostra collaborazione con la Fazi Editore, che ci dona sempre delle chicche imperdibili e che fanno tornare il mio kindle in vita dopo la pausa estiva.
Anche questa è una copia omaggio.

Questa volta ho potuto leggere “Crunco”, di Mauro Colarieti. Il libro è uscito il 4 settembre 2026.

Sono stata molto grata di aver potuto leggere questa storia del tutto originale, così tanto imprevedibile che, come molto poco mi accade, non avevo idea di cosa mi avrebbe riservato la pagina successiva.
Se Colarieti leggerà mai questa recensione non lo so, ma in qualche modo dovrà sapere che sono davvero pochissimi gli autori che riescono a sorprendermi una volta, figuriamoci un centinaio, circa quante sono le pagine del libro.

«Ricevo amore in bagni luridi, da ragazzi con la fidanzatina, nessuno ha le palle di stringermi la mano. E ho freddo».
Allontano la mia Coca, mi si è chiuso lo stomaco:
«Se non me ne vado da Lezzago finisco con la testa nel forno come Édith Piaf».
«Sylvia Plath».
«Stessa cosa».

Enea Cruncotti, chiamato da tutti Crunco, è un giovanissimo ragazzo di Lezzago – nella Bergamasca – che ha già nel suo passato dei traumi tremendi. Il primo è il suicidio di sua madre, il secondo è il rapporto distante con il padre e con qualsiasi persona lo circondi e il terzo è sicuramente il suo corpo: sia inteso come senso fisico, sia come concetto di sé.
Anche se è un grande sognatore, desidera infatti studiare cinema a Roma, è forse troppo arreso al suo destino. Lo vediamo desiderare di avere un altro corpo, ma di non riuscire a cambiarlo; lo vediamo schifarsi per fare del male agli altri, senza riuscire a fermarsi dal farlo; e ancora lo vediamo cercare disperatamente l’amore senza forse amare davvero.
Un piccolo barlume di luce arriva quando incontra Marco, anche se questo è un uomo molto più grande, ha circa cinquant’anni, praticamente un coetaneo del padre. I suoi dubbi sulla relazione non durano comunque tanto perché durante la prima notte che i due passano insieme, l’intero paese di Lezzago ha un incubo collettivo che riguarda la fine del mondo. Tutti sognano che la casa della famosa famiglia Osvaldi viene data alle fiamme. Crunco è teso, perché Salvatore – fidanzato di una sua cara amica e ragazzo con cui lui cerca attenzioni – ne fa parte e inizia così a chiedersi come può salvare l’amico, che forse tanto amico non è. Se è qualcosa di più, o di meno starà al lettore scoprirlo.

Come potete immaginare la storia non vive nel più completo realismo, e forse è proprio questa la carta vincente. La mente di Crunco è creativa, intuitiva, entra e scava a fondo creandosi strane e controverse realtà che si specchiano immediatamente in quella considerata “vera”.
Certo, il tutto è una metafora dei propri limiti, delle proprie aspirazioni e delle delusioni che cerchiamo di evitare ma che inconsciamente rincorriamo per sentirci appagati.
Perché se cresciamo pensando di non essere abbastanza, ci troveremo sempre a disagio quando qualcuno ci farà sentire vivi, e cercheremo di tornare da chi ci umilia semplicemente perché è la sensazione che più riconosciamo come nostra.

Il gruppo di amici di Crunco è dinamico, composto da persone diverse e omologate allo stesso tempo. Perché anche se fai parte di una comunità Queer puoi comunque diventare l’etichetta più stereotipata della stessa. E allora che cos’è l’originalità? Cos’è che ci rende davvero unici? Come capire qual è quella scintilla che ci fa vivere e che sprona a essere ciò che dovremmo essere, anche se in fondo interscambiabili? Cos’è che posso fare io, e solo io, ed è quindi il motivo per cui sono venuta al mondo in questo contesto e periodo storico?

Sono queste le domande che mi sono posta leggendo il libro, forse le stesse che Crunco si è posto così inconsciamente che non le possiamo leggere nella storia, ma che in un qualche modo arrivano dirette alla nostra anima. Per cosa vale la pena vivere? E per cosa vale la pena morire?

Un romanzo profondo nel senso più inconscio del termine, che mostra i demoni che non vogliamo vedere ed è per questo che non lo consiglierei a tutti, ma solo a chi ha davvero la volontà di scavare per capire quello che adesso non sa di voler capire.

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